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Vongole, l'Italia protesta a Bruxelles per i limiti alla pesca della

Vongole, l'Italia protesta a Bruxelles per i limiti alla pesca della "piccole"

Roma sta cercando di mediare con Bruxelles per giungere ad una “soluzione rapida” per il pescato inferiore ai 2,5 centimetri

A Bruxelles l’Italia cercherà di trovare in breve tempo una soluzione alla normativa comunitaria restrittiva che potrebbe mettere in ginocchio il settore della pesca dei molluschi bivalvi, al quale appartiene la vongola. Secondo l’Ue, la taglia minima del pescato deve essere di 2,5 centimetri. In caso contrario, si apre un processo penale e i pescherecci potrebbero essere costretti a pagare sanzioni fino ai 4,000 euro. Di fronte a questo scenario, il settore ittico nazionale, che pesca vongole anche più piccole rispetto agli standard comunitari, per un giro d’affari di quasi 70 milioni di euro all’anno, rischia di andare in tilt. “Le nostre imprese si trovano oggi costrette a far fronte a multe esorbitanti e ingiustificate”, ha denunciato Coldiretti Impresapesca, l’Associazione nazionale della pesca e dell’acquacoltura.

Durante il Consiglio dei ministri della pesca e dell’agricoltura dell’Ue, la delegazione italiana guidata dal sottosegretario alle politiche agricole, Giuseppe Castiglione, ha affrontato la questione in un incontro bilaterale con il commissario Ue all’ambiente e agli affari marittimi, Karmenu Vella. “Finalmente l’emergenza vongole a cui sono confrontati le nostre marinerie, è giunta per la prima volta sul tavolo dei ministri europei, ed è stata posta ai responsabili dell’Ue in grado di trovare una rapida soluzione al problema”, ha dichiarato Castiglione. Un compromesso potrebbe essere trovato all’interno del regolamento Omnibus Ue per rendere obbligatorio lo sbarco del pescato in porto.

La normativa sulla dimensione minima delle vongole non è una novità per la penisola, essendo stata introdotta a livello nazionale alla fine degli anni ‘60. “La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il Regolamento comunitario dei controlli che ha intensificato l’azione delle forze dell’ordine e, quindi, le sanzioni, creando problemi alle imprese che devono pagare costi salati anche a fronte di quantitativi minimi di pescato sotto taglia del tutto accidentali”, ha spiegato Federcoopesca, federazione a tutela delle cooperative di pesca.