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    Home » Politica Estera » Ucraina, si combatte ancora. “Diplomazia non sta funzionando, valutiamo nuovi passi”

    Ucraina, si combatte ancora. “Diplomazia non sta funzionando, valutiamo nuovi passi”

    A diversi giorni dall'entrata in vigore degli accordi di Minsk il cessate il fuoco è ancora pesantemente violato. Il presidente del Consiglio europeo: "Mi sto consultando con i leader Ue sulle prossime mosse da intraprendere". Merkel e Hollande: "Fermare il bagno di sangue e rispettare accordi"

    Letizia Pascale</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LetiziaPascale" target="_blank">@LetiziaPascale</a> di Letizia Pascale @LetiziaPascale
    20 Febbraio 2015
    in Politica Estera
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    A più di cinque giorni dall’inizio del cessate il fuoco, in Ucraina si combatte e si muore ancora. Gli sforzi diplomatici non stanno dando i frutti sperati: l’Unione europea ne ha preso atto e comincia a considerare di passare dalle parole ai fatti. “Mi sto consultando con i leader dell’Unione europea sui prossimi passi”, avverte il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Passi, chiarisce, che saranno “diretti ad accrescere ulteriormente i costi dell’aggressione nell’Est dell’Ucraina”. Insomma se anche Minsk2 non porterà, come sembra destinato a fare, i risultati che l’Ue si attende, le sanzioni contro Mosca potrebbero ritornare sul tavolo.

    “Dalla scorsa domenica l’Unione europea ha fatto tutti gli sforzi perché Minsk 2 funzionasse, anche di fronte ai continui attacchi a Debaltseve e altre regioni da parte dei separatisti supportati dalla Russia”, ricorda Tusk, ma “oggi dobbiamo affrontare la realtà”: e cioè che “quasi una settimana dopo ci sono state oltre 300 violazioni del cessate il fuoco” e “la gente sta ancora morendo”. Oggi, continua il presidente del Consiglio Ue “stiamo chiaramente raggiungendo un punto in cui ulteriori sforzi diplomatici sarebber infruttuosi se non supportati da ulteriori azioni”. Per questo le consultazioni con gli Stati membri sono già state avviate, non solo per valutare l’opportunità di ulteriori misure restrittive ma anche per valutare “altri contributi alla de-escalation, come la proposta del presidente ucraino su come l’Ue può aiutare a monitorare il cessate il fuoco”

    E che sul terreno si continui a combattere sono le stesse forze in campo a farlo notare. Soltanto nelle ultime ventiquattro ore, secondo il portavoce militare ucraino, Anatoly Stelmach, i separatisti filorussi hanno sparato circa 50 volte sulle postazioni ucraine. “Il numero degli attacchi mostra che i terroristi non vogliono affatto mettere a tacere le loro armi”, denuncia il portavoce, secondo cui il villaggio di Kurakhovo, a ovest della roccaforte ribelle di Donetsk è stato colpito da missili Grad, mentre il villaggio di Berdyansk, vicino alla città portuale di Mariupol, è stato colpito da fuoco di artiglieria e mortaio durante la notte.

    Secondo l’esercito ucraino, poi, oltre 20 carri armati russi, 10 postazioni mobili missilistiche e camion pieni di combattenti hanno attraverso il confine ucraino e si stanno dirigendo verso Novoazovsk, città controllata dai ribelli a est di Mariupol. “Negli ultimi giorni, nonostante l’accordo di Minsk, attrezzature militari e munizioni sono state viste passare dalla Russia all’Ucraina”, ha accusato il portavoce Andriy Lysenko in un briefing alla televisione. Anche i separatisti accusano le forze ucraine di aver violato la tregua aprendo il fuoco più di 50 volte, con attacchi anche contro l’aeroporto di Donetsk. I separatisti fanno anche il bilancio della dura battaglia che li ha portati alla conquista di Debaltesevo dipingendo un’ecatombe: “Tra 3.000 e 3.500 militari ucraini sono stati uccisi durante l’assedio di Debaltsevo”, ha annunciato il leader della dell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko secondo cui “purtroppo, le autorità ucraine non hanno accettato di deporre le armi”.

    Si potrebbe intanto andare verso uno scambio di prigionieri tra i due schieramenti, una delle misure previste da Minsk 2: i ribelli filorussi hanno annunciato di essere pronti a restituire a Kiev, un centinaio di soldati ucraini che sono stati catturati a Debaltseve. Kiev, dal canto suo, non ha ancora confermato. Forse un piccolo segnale positivo ma la pace, quella vera, è di la da venire.

    È quanto ha constatato anche il commissario Ue alle politiche di vicinato, Johannes Hahn che, dopo essere stato questa settimana in Ucraina, al suo ritorno descrive la situazione come “preoccupante” e ammette che il cessate il fuoco nelle regioni dell’Est “resta fragile”. Per il membro dell’esecutivo Ue “è urgente che le parti in conflitto rispettino pienamente e attuino completamente gli accordi di Minsk, a cominciare dal rispetto del cessate il fuoco”. Hahn chiude anche la porta ad un intervento in Ucraina dei caschi blu dell’Onu così come richiesto da Kiev, richiesta che già bocciata da Mosca. “Occorre concentrarsi sull’attuazione concreta degli accordi di Minsk e non fare speculazioni su altre possibilità”, taglia corto il commissario.

    “L’obiettivo è che gli accordi di Minsk siano attuati nella pratica. È una strada difficile, ma la situazione è difficile e bisogna assolutamente attuare gli accordi” per fermare “il bagno di sangue”, torna intanto ad insistere anche la cancelliera Merkel parlando nel corso di una conferenza stampa congiunta con il presidente francese, François Hollande all’Eliseo. “Il cessate il fuoco è sempre minacciato ed è stato più volte violato: va invece osservato pienamente”, richiama anche Hollande. Il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius fa intanto sapere che per continuare gli sforzi diplomatici il gruppo “formato Normandia” (Francia-Germania-Russia-Ucraina) tornerà a riunirsi il prossimo martedì per esaminare la situazione dell’applicazione degli accordi di Minsk.

    Tags: hahnhollandemerkelmoscaputinrussiaukraine

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