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    Home » Editoriali » Le lezioni francesi

    Le lezioni francesi

    Michele Di Salvo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/https://twitter.com/@micheledisalvo" target="_blank">https://twitter.com/@micheledisalvo</a> di Michele Di Salvo https://twitter.com/@micheledisalvo
    26 Marzo 2015
    in Editoriali
    Francia

    Lo scorso fine settimana si sono svolte le elezioni amministrative in Francia, e da noi la notizia ha avuto poco risalto e, come spesso avviene, anche minore attenzione. Eppure da quelle elezioni ci sono alcune lezioni e considerazioni importanti che possono toccarci e riguardarci. Anche perché, volenti o nolenti e spesso inconsapevolmente, stiamo diventando Europa, e la politica si sta uniformando – nella comunicazione e nella struttura – più o meno in tutta l’Unione, con le dovute eccezioni e peculiarità anche legate ai sistemi di governo ed alle leggi elettorali.

    Intanto si è trattato di elezioni amministrative, ed anche se riguardavano la quasi totalità del territorio e della popolazione , nessuno, seriamente, il giorno dopo, ha messo in discussione il Presidente: certo il dato politico c’è, e certamente non ha brillato il risultato del PS, forse anche come giudizio politico dell’Eliseo, e tuttavia per quanto negativo tutti hanno bene in mente la differenza della competizione elettorale.

    In secondo luogo – sempre per restare in ambito politico – il risultato chiaro che è emerso è che una cosa è “la sinistra”, un’altra il centro e il centro destra. questo fa si che il PS tiene sostanzialmente, e rappresenta circa il 37,6% dell’elettorato. Se c’è stata negli anni scorsi una crescita della destra della Le Pen non era certo per una trasformazione antropologica del popolo francese, quanto per la mancanza di un’alternativa “moderata” al centro.

    In terzo luogo, la politica è sempre più orientata verso una percezione liederistica e contemporaneamente spinta da un uso massiccio di qualsiasi strumento di comunicazione.
    Se volessimo fare una forzatura e trasporre queste tre considerazioni al qua delle Alpi, potremmo ricavarne tre lezioni di fondo in ambito politico.

    L’argine alla Lega – vero erede del lepenismo francese – è un rinvigorimento di quella fascia moderata che non si sente più rappresentata da Forza Italia, e come era “un male” per i francesi la scomparsa dell’UMP e di una forza di destra moderata, lo è anche per noi per un duplice effetto: appiattire le posizioni di partiti come FdI e NCD verso destra, e perché parte del centrodestra che dovesse confluire a vario titolo del PD finirebbe con lo snaturarlo, non allargarlo. In fondo quel 37,6% del PS non è molto distante dal 40,8% delle europee italiane del PD…

    Il partito di governo risente delle decisioni di governo molto più di prima, proprio per l’effetto accentratore sia della crescente identificazione tra partito e leader, sia della ipercomunicazione della politica. Ma questa considerazione porta con sé anche una seconda conseguenza: si può anche crescere in termini di consenso di partito in elezioni amministrative, locali, regionali, e forse anche politiche, ma “non si vince” se non si ha anche un leader credibile nel duplice ruolo di sfidante dell’attuale premier (nel caso francese del presidente) e di “capo di governo”. occorre quindi una sintesi non solo in grado di comunicare una personalità “capace di essere antagonista” ma anche e contemporaneamente di “saper governare alternativamente”.
    Ed allo stato attuale in Francia sta tornando a crescere in questi mesi la figura di Sarkozy, mentre in Italia allo stato attuale l’unico vero leader capace di essere antagonista a Matteo Renzi pare essere Salvini ma che – come la LePen – non convince altrettanto in termini di capacità di “governo nazionale alternativo”. il che inevitabilmente e nuovamente avvantaggia Renzi, esattamente come in Francia resta saldo il ruolo di Hollande.

    C’è poi un’altra lezione che potremmo acquisire dalla Francia e riguarda i media e la comunicazione.
    Il giorno dopo le elezioni Le Monde ha realizzato un numero speciale allegato al giornale in cui in tredici pagine – oltre le 8 del quotidiano – ha dato conto a tutti i francesi di tutto ciò che era avvenuto regione per regione, in tutto il Paese, incluse Martinica, Guyana, Reunion, Mayotte e Guadalupe. Mentre da noi si ritiene che a un piemontese non freghi nulla di ciò che avviene in Basilicata, questo modo di raccontare e dare lo stesso peso e fare il “racconto completo” delle amministrative a tutti i francesi è un bel modo di fare giornalismo, e anche di fare la Francia. un modo di unire, di rendere presenti e partecipi della narrazione politica e sociale e di rendere consapevoli i cittadini di un unico destino. ed è anche per questa via che si sconfigge l’antagonismo miope regionalistico del microcosmo locale in un’Europa sempre più grande e integrata.

    Tags: elezionifranciahollandeitaliarenzi

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