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    Home » Cronaca » De Castro: non c’è abbastanza terra per tutti, rischio aumento fame mondiale

    De Castro: non c’è abbastanza terra per tutti, rischio aumento fame mondiale

    L'aumento previsto del 70% della domanda mondiale di cibo al 2050 mette in discussione la disponibilità di risorse. Solo in Cina, che ha una popolazione di oltre 1,3 miliardi di persone, oggi il consumo di carne è passato da 23 chili pro-capite l'anno a 56

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Aprile 2015
    in Cronaca
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    Bruxelles – A breve la disponibilità di risorse alimentari sarà messa a rischio. O meglio lo è già, nella misura in cui molte persone non hanno accesso al cibo, ma in prospettiva la scarsità sarà per tutti, a fronte di un’offerta comunque insufficiente . La domanda mondiale di carne è in crescita, e con essa cresce esponenzialmente la richiesta di allevamento di animali. Il che vuol dire coltivare campi  e terreni. “Ma non c’è abbastanza terreno per tutti”. Paolo De Castro lancia l’allarme. Il capogruppo S&D in commissione Agricoltura del Parlamento europeo ricorda qual è la posta in gioco in occasione del Workshop “L’Expo2015 di Milano e il dibattito mondiale sulla sicureza alimentare”, tenuto a Bruxelles. Expo, rileva De Castro, “non deve essere solo un grande fiera, ma l’opportunità per discutere e affrontare il tema del cibo in modo”. All’orizzonte ci sono scenari poco rassicuranti, con fame e conflitti crescenti. Già oggi è in atto “una caccia alla terra”, primo passo per l’accaparramento alla risorse, e va evitata una corsa di cui non si conosce il punto di arrivo.

    La domanda mondiale di cibo aumenterà del 70% da qui al 2050, e la domanda – ricorda De Castro – “non è dovuto solo ad un aumento demografico, ma è il risultato del cambio della abitudini alimentari”, a loro volta orientate dalla ricchezza. Ci sono Paesi che si stanno arricchendo, i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Suadfrica) su tutti. Persone che prima non potevano permettersi di comprare determinati generi alimentari ora possono, e lo reclamano. Ma lo stress sulla catena produttiva rischia di non essere sostenibile. “Per produrre una proteina animale servono 5-6 proteine vegetali”, ricorda De Castro. Si tratta di un rapporto invariabile, per cui se la domanda mondiale di carne aumenta, occorre aumentare “x5” o “x6” quella vegetale. Solo per fare un esempio, solo in Cina oggi il consumo di carne è passato da 23 chili pro-capite l’anno a 56, ancora lontano dai consumi dell’occidente (circa 100 chili a testa l’anno), ma pari a più del doppio dei vecchi consumi. Con un Paese in continua crescita e continua aumento del potere d’acquisto, se solo i cinesi – oltre 1,3 miliardi di persone – iniziano a consumare ancora più carne si pongono problemi di sostenibilità e di disponibilità delle risorse. Problemi che esistono già. “In Africa milioni di ettari di terreni sono già passati di proprietà, e gran parte è in mano a cinesi”, evidenzia De Castro. “Negli Stati Uniti il 40% della carne è di proprietà dei cinesi, e in Brasile il primo esportatore di soia è cinese”.

    Diventa allora di cruciale importanza che a Expo2015 si sottoscriva la Carta di Milano, documento in cui si riconosce che tutti devono avere “diritto di accesso a cibo adeguato, nutriente e sicuro” così come “accesso ad acqua pulita ed energia”. E’ in gioco la vita, per cui se non si fanno passare certi principi a livello mondiale si rischiano scenari di ancor più difficile prevedibilità.

    Tags: ciboExpo2015Paolo De Castro @itsicurezza alimentare

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