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    Home » Cronaca » La Francia può escludere i gay dalla donazione di sangue, ma deve attivarsi perché non sia discriminatorio

    La Francia può escludere i gay dalla donazione di sangue, ma deve attivarsi perché non sia discriminatorio

    Le norme europee impediscono a chi può essere portatore di virus di donare il sangue, ma si deve fare tutto il possibile per trovare metodi di verifica che escludano la disciminazione in base all'orientamento sessuale

    Lena Pavese di Lena Pavese
    29 Aprile 2015
    in Cronaca
    sangue

    Strasburgo – La Francia può, alla luce della situazione nazionale, escludere in via permanente i gay dalla donazione di sangue per prevenire il rischio della trasmissione di malattie infettive ma deve, nel contempo, in bae alle norme europee sui Diritti fondamentali, valutare nel contempo se esistono sistemi certi di verifica della presenza del virus HIV.

    La storia comincia nell’aprile del 2009, quando un medico dell’Établissement français du sang (Centro ematologico francese) di Metz (Francia) ha rifiutato la donazione di sangue che il sig. Léger desiderava offrire, per avere questi avuto una relazione sessuale con una persona dello stesso sesso e in quanto il diritto francese esclude in modo permanente dalla donazione di sangue gli uomini che abbiano avuto relazioni sessuali di questo tipo.

    Léger ha contestato la decisione presso il Tribunal administratif de Strasbourg (Tribunale amministrativo di Strasburgo, Francia) , che ha deciso di chiede alla Corte di giustizia se questa esclusione permanente sia compatibile con il diritto dell’Unione. In Europa secondo la direttiva sul sangue umano, le persone il cui comportamento sessuale le esponga ad un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue sono escluse in modo permanente dalla donazione di sangue.

    Nella sentenza emessa oggi la Corte indica anzitutto in via generale che “il giudice francese dovrà verificare se, nel caso di un uomo che abbia avuto rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso, esista, in Francia, un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue”. Il giudice francese dovrà dunque “prendere in considerazione la situazione epidemiologica in Francia, che, ad avviso del governo francese e della Commissione, presenterebbe un carattere specifico”. La Corte sottolinea che, in base ai dati che le sono stati forniti, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2008 la quasi totalità dei contagi da HIV ha avuto la sua causa in un rapporto sessuale, mentre la metà dei nuovi contagi riguardano uomini che hanno avuto rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso. Sempre nello stesso periodo, questi ultimi rappresenterebbero la popolazione più colpita da contagio da HIV, con un tasso 200 volte superiore a quello della popolazione eterosessuale francese. Infine, è in Francia che l’incidenza di HIV all’interno della categoria degli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con persone dello stesso sesso sarebbe la più elevata tra tutti gli Stati dell’Europa e dell’Asia centrale. Il giudice francese, dice la Corte , “dovrà quindi verificare se, alla luce delle attuali conoscenze mediche, scientifiche e epidemiologiche, i suddetti dati siano affidabili e tuttora rilevanti”.

    Anche nell’ipotesi in cui il Tribunal administratif de Strasbourg considerasse che gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso sono esposti, in Francia, ad un alto rischio di contrarre malattie quali l’HIV, secondio i magistrati europei “si porrebbe la questione di sapere se la controindicazione permanente alla donazione di sangue sia conforme ai diritti fondamentali dell’Unione e, in particolare, al principio del divieto di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale”.

    Considerato dunque che la normativa francese può comportare, nei confronti delle persone omosessuali di sesso maschile, una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, la Corte ricorda che “eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea possono essere apportate solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui”. Dunque secondo i giudici di Strasburgo “sebbene l’esclusione prevista dalla normativa francese contribuisca a ridurre al minimo il rischio di trasmissione ai riceventi di una malattia infettiva e, pertanto, alla finalità generale di garantire un livello elevato di protezione della salute umana, il principio di proporzionalità potrebbe non essere rispettato”. Secondo i magistrati “non può escludersi che l’HIV possa essere ricercato mediante tecniche efficaci atte ad assicurare un livello elevato di protezione della salute dei riceventi”. Dunque la magistratura francese “dovrà verificare se siffatte tecniche esistano, fermo restando che i test devono essere praticati secondo le procedure scientifiche e tecniche più recenti”.

    Anche nel caso che queste tecniche non esistano, il Tribunal administratif de Strasbourg “dovrà verificare la sussistenza di metodi meno restrittivi rispetto all’esclusione permanente dalla donazione di sangue per assicurare un livello elevato di protezione della salute dei riceventi e, in particolare, se il questionario e l’intervista personale a cura del personale sanitario possano consentire di identificare in modo più preciso i comportamenti sessuali a rischio”.

    Strasburgo – La Francia può, alla luce della situazione nazionale, escludere in via permanente i gay dalla donazione di sangue per prevenire il rischio della trasmissione di malattie infettive ma deve, nel contempo, in bae alle norme europee sui Diritti fondamentali, valutare nel contempo se esistono sistemi certi di verifica della presenza del virus HIV.

    La storia comincia nell’aprile del 2009, quando un medico dell’Établissement français du sang (Centro ematologico francese) di Metz (Francia) ha rifiutato la donazione di sangue che il sig. Léger desiderava offrire, per avere questi avuto una relazione sessuale con una persona dello stesso sesso e in quanto il diritto francese esclude in modo permanente dalla donazione di sangue gli uomini che abbiano avuto relazioni sessuali di questo tipo.

    Léger ha contestato la decisione presso il Tribunal administratif de Strasbourg (Tribunale amministrativo di Strasburgo, Francia) , che ha deciso di chiede alla Corte di giustizia se questa esclusione permanente sia compatibile con il diritto dell’Unione. In Europa secondo la direttiva sul sangue umano, le persone il cui comportamento sessuale le esponga ad un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue sono escluse in modo permanente dalla donazione di sangue.

    Nella sentenza emessa oggi la Corte indica anzitutto in via generale che “il giudice francese dovrà verificare se, nel caso di un uomo che abbia avuto rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso, esista, in Francia, un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue”. Il giudice francese dovrà dunque “prendere in considerazione la situazione epidemiologica in Francia, che, ad avviso del governo francese e della Commissione, presenterebbe un carattere specifico”. La Corte sottolinea che, in base ai dati che le sono stati forniti, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2008 la quasi totalità dei contagi da HIV ha avuto la sua causa in un rapporto sessuale, mentre la metà dei nuovi contagi riguardano uomini che hanno avuto rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso. Sempre nello stesso periodo, questi ultimi rappresenterebbero la popolazione più colpita da contagio da HIV, con un tasso 200 volte superiore a quello della popolazione eterosessuale francese. Infine, è in Francia che l’incidenza di HIV all’interno della categoria degli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con persone dello stesso sesso sarebbe la più elevata tra tutti gli Stati dell’Europa e dell’Asia centrale. Il giudice francese, dice la Corte , “dovrà quindi verificare se, alla luce delle attuali conoscenze mediche, scientifiche e epidemiologiche, i suddetti dati siano affidabili e tuttora rilevanti”.

    Anche nell’ipotesi in cui il Tribunal administratif de Strasbourg considerasse che gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso sono esposti, in Francia, ad un alto rischio di contrarre malattie quali l’HIV, secondio i magistrati europei “si porrebbe la questione di sapere se la controindicazione permanente alla donazione di sangue sia conforme ai diritti fondamentali dell’Unione e, in particolare, al principio del divieto di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale”.

    Considerato dunque che la normativa francese può comportare, nei confronti delle persone omosessuali di sesso maschile, una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, la Corte ricorda che “eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea possono essere apportate solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui”. Dunque secondo i giudici di Strasburgo “sebbene l’esclusione prevista dalla normativa francese contribuisca a ridurre al minimo il rischio di trasmissione ai riceventi di una malattia infettiva e, pertanto, alla finalità generale di garantire un livello elevato di protezione della salute umana, il principio di proporzionalità potrebbe non essere rispettato”. Secondo i magistrati “non può escludersi che l’HIV possa essere ricercato mediante tecniche efficaci atte ad assicurare un livello elevato di protezione della salute dei riceventi”. Dunque la magistratura francese “dovrà verificare se siffatte tecniche esistano, fermo restando che i test devono essere praticati secondo le procedure scientifiche e tecniche più recenti”.

    Anche nel caso che queste tecniche non esistano, il Tribunal administratif de Strasbourg “dovrà verificare la sussistenza di metodi meno restrittivi rispetto all’esclusione permanente dalla donazione di sangue per assicurare un livello elevato di protezione della salute dei riceventi e, in particolare, se il questionario e l’intervista personale a cura del personale sanitario possano consentire di identificare in modo più preciso i comportamenti sessuali a rischio”.

    Tags: corte di giustizia uedonazione di sanguefranciagay

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