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    Home » Politica » Dall’ingresso nell’euro al referendum di Tsipras, tutti i protagonisti della vicenda greca (Foto)

    Dall’ingresso nell’euro al referendum di Tsipras, tutti i protagonisti della vicenda greca (Foto)

    Dal peccato originale commesso mentendo sui conti per entrare nell'Eurozona, fino all'annuncio della consultazione per accettare o meno il piano dei creditori. Volti e ruoli dei protagonisti della saga greca

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    1 Luglio 2015
    in Politica
    Kostas Simitis: leader del partito di centrosinistra Pasok, è a capo del Governo greco che, si scoprirà in seguito, ha mentito sui conti dello Stato per permettere al Paese di entrare nella zona euro. Successivamente, anche il governo di centrodestra di Kostas Karamanlis utilizzerà lo stesso stratagemma per nascondere un enorme buco di bilancio.
    George Papandreou: candidato del partito socialista Pasok, il 4 ottobre 2009 diventa primo ministro, come nonno Georgios e papà Andreas. Poco dopo rivela al mondo la presenza dell’enorme buco nei conti pubblici greci. È lui ad annunciare nel marzo 2010 l’avvio di un importante piano di austerità che include anche il congelamento delle pensioni e dei tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici, oltre che l’eliminazione della contrattazione collettiva (la cui reintroduzione è uno dei punti di scontro fra Atene e Bruxelles oggi). Si dimette l’11 novembre 2011 a seguito delle forti critiche ricevute in merito alla proposta di attuare un referendum nazionale sull’aiuto internazionale per il Paese e dopo aver acconsentito ad implementare le riforme necessarie a soddisfare le condizioni degli creditori internazionali.
    José Manuel Barroso: presidente della Commissione europea dal novembre 2004, è a capo dell’esecutivo che, insieme al Fondo monetario internazionale, approva il primo piano di salvataggio della Grecia stanziando 110 miliardi di euro di prestiti in tre anni.
    George Papaconstantinou: ministro delle Finanze del Governo Papandreou, commentando le proteste e gli scontri (che hanno causato tre morti) in tutto il Paese a seguito dell’approvazione del piano di salvataggio, dichiara che l’esecutivo “ha scelto di salvare il Paese”.
    Dominique Strauss-Kann: socialista, è direttore operativo del Fondo monetario internazionale quando questo costringe il parlamento greco ad approvare la riforma delle pensioni, considerata come un requisito fondamentale della trattativa per il salvataggio del Paese. Il piano prevede anche il taglio dei benefits, il contenimento diffuso del prepensionamento e l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne e degli uomini rispettivamente a 60 e 65 anni.
    Lucas Papademos: ex capo della Banca di Grecia, diventa Primo ministro ad interim dopo le dimissioni di Papandreou nel novembre 2011. Il suo Governo, formato da una coalizione Nuova Democrazia-Pasok, ha il compito di condurre il Paese alle elezioni previste per la primavera del 2012. Fra gennaio e febbraio 2012 raggiunge gli accordi con investitori privati, Fmi e Ue necessari ottenere un secondo prestito da 130 miliardi di euro, evitando il default. Fra le misure previste ci sono tagli del 22% sui salari minimi, del 15% sulle pensioni e su 15.000 posti di lavoro nel settore pubblico.
    Antonis Samaras: leader del partito di centrodestra Nuova Democrazia, dopo il “nulla di fatto” delle elezioni del maggio 2012, a giugno, grazie a una nuova tornata elettorale, riesce a formare un Governo di coalizione con il Pasok per poter portare avanti il programma di austerità. Nel giugno 2013 decide la chiusura del servizio pubblico radiotelevisivo Ert, causando proteste di massa e uno sciopero di 24 ore.
    Alexis Tsipras: leader di Syriza, partito della sinistra radicale, arriva secondo alle elezioni del giugno 2012. Nel maggio 2014 si candida alla presidenza della Commissione europea e nel gennaio 2015 vince le elezioni in Grecia con il 36,3% dei voti diventando primo ministro. Una volta insediato, in netto contrasto con i governi precedenti, comincia una lunga trattativa con le istituzioni creditrici per rinegoziare il debito di Atene e porre fine alle politiche di austerità. Il 26 gennaio decide di abbandonare i negoziati e indire un referendum sul piano di aiuti delle istituzioni.
    Yanis Varoufakis: economista, professore all’Università di Atene, motociclista e allergico alle cravatte, nel gennaio 2015 diventa ministro delle Finanze del governo Tsipras. Il suo stile informale e la sua mancanza di esperienza politica sono alla base delle critiche fatte dai suoi detrattori, che lo considerano inesperto e approssimativo. Fin da prima di assumere il suo incarico ministeriale, si batte per la fine immediata delle politiche di austerità, per la ristrutturazione del debito e e per la creazione di un piano d’investimenti in Grecia.
    Yanis Varoufakis
    Panos Kammenos: fondatore del partito di estrema destra Anel – I greci indipendenti, grazie ai 13 seggi conquistati alle elezioni del gennaio 2015 forma un governo di coalizione con Syriza, partito con il quale condivide l’avversione per le politiche di austerità. Tsipras gli affida il potente ministero della Difesa, i tagli alla cui spesa sono fra gli argomenti di maggiore frizione tra i creditori e Atene.
    Jean-Claude Juncker: in qualità di presidente dell’Eurogruppo, coordinò le trattative tra i ministri delle Finanze della zona euro e i governi Papandreou e Samaras che firmarono i piani di salvataggio. Una volta diventato presidente della Commissione europea, battendo anche il candidato Alexis Tsipras, si impegna personalmente nei negoziati con la Grecia. Dopo diversi tira e molla durati cinque mesi, il 29 giugno convoca una conferenza stampa per chiedere ai greci di votare “sì” nel referendum sul piano di aiuti al Paese, “qualsiasi domanda venga posta”. Ha sempre sostenuto di essere amico del popolo greco e dice di sentirsi “tradito” da Tsipras dopo che questo ha abbandonato il tavolo dei negoziati.
    Christine Lagarde: politico del partito francese di centrodestra Ump dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, dopo le dimissioni di Dominique Strauss-Kann, nel luglio 2011 diventa direttore operativo dell’Fmi. Il 30 giugno scadono i termini per il pagamento di una rata da 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. Se Atene non riuscisse a restituire il denaro, “per noi sarebbe tecnicamente in default” ha dichiarato Lagarde.
    Wolfang Shauble: politico tedesco della Cdu, dal 2009 è ministro dell’Economia del Governo federale tedesco guidato da Angela Merkel. In Europa è uno dei più forti sostenitori delle politiche di austerità ed è contrario a qualsiasi forma di flessibilità.
    Jeroen Dijsselbloem: politico olandese, dal novembre 2012 è ministro delle Finanze del Governo di centrosinistra di Mark Rutte. Nel gennaio 2013 viene eletto (un po’ a sorpresa) presidente dell’Eurogruppo dopo la fine del mandato di Jean-Claude Juncker. Durante le trattative con Atene, ha sempre mantenuto una linea molto vicina a quella del Governo tedesco, favorevole al prolungamento delle politiche di austerità e contrario a una rinegoziazione del debito greco.

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