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    Home » Opinioni » Israele e Stati Uniti compattano il mondo arabo-islamico, e l’UE sta a guardare

    Israele e Stati Uniti compattano il mondo arabo-islamico, e l’UE sta a guardare

    Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia si uniscono per cercare una soluzione, creando un nuovo polo su cui si affaccia la Cina. L'Europa perde terreno nella regione e sullo scacchiere internazionale

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    3 Aprile 2026
    in Opinioni, Politica Estera

    Bruxelles – La guerra in Iran produce non solo crisi economiche e tensioni politiche, ma anche nuovi equilibri e nuovi ordini. Gli Stati Uniti non solo hanno prodotto una situazione nello stretto di Hormuz dalla quale non sanno come uscire se non aumentando il peso bellico nell’area, ma nell’appoggio a Israele per le sue operazioni in Medio Oriente ha contribuito a riscrivere le regole di ingaggio sullo scacchiere internazionale. Così nel grande gioco delle alleanze Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia si uniscono per cercare uno stop al conflitto in Medio Oriente, dando vita ad un blocco tutto nuovo e alternativo a livello internazionale attraverso un avvicinamento strategico che rischia di tagliare fuori l’Unione europea da tutto.

    L’avvio di una nuova stagione nei nuovi rapporti tra Paesi islamici, tutti a maggioranza sunnita, è rimasta sotto traccia per scelte o per errore di valutazione, ma non è un’iniziativa da poco quella annunciata dai governi dei quattro Paesi arabo-islamici. Tra Unione europea e Stati Uniti, complice la condotta del presidente USA, Donald Trump, le relazioni sono ormai più che sfilacciate. La risposta di Trump al disimpegno europeo è stata la minaccia di uscire dalla NATO. Parole che potrebbero non essere seguite da fatti, ma non è necessario recedere dall’Alleanza atlantica per incepparne il meccanismo. Gli Stati Uniti potrebbero semplicemente limitarsi a non fare nulla, tenere la NATO in standby. Senza il “principale azionista” la trazione della NATO diventa turca, con Ankara a detenere il secondo contingente dell’organizzazione (494.500 soldati) e tenere il piede in più staffe.

    Con le relazioni euro-atlantiche spazzate via dall’attuale amministrazione USA e la Turchia impegnata con il mondo arabo-islamico, i Paesi UE membri della NATO rischiano di restare ai margini delle grandi manovre che si svolgono sotto gli occhi del Vecchio continente che inizia a pagare la scelta politica di rimanere troppo ancorati a Washington e troppo morbidi e timorosi nei confronti di Israele, responsabile come gli Stati Uniti del rimescolamento di carte.

    Gli attacchi unilaterali israeliani in Qatar dello scorso settembre hanno messo in discussione gli obblighi degli Stati Uniti nell’ambito del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), cui partecipa l’Arabia Saudita, che includono la protezione delle capitali in cambio di petrolio e gas. Il 17 settembre 2025 Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato l’Accordo strategico di mutua difesa, patto di alleanza militare che rinsalda relazioni bilaterali di lungo corso e garantisce a Riad l’ombrello nucleare di Islamabad. Il patto è la diretta conseguenza delle azioni militari di Israele e il sospetto beneplacito a stelle e strisce dietro di esse. I sauditi non si fidano più degli Stati Uniti, e neppure di Israele, e questo determina nuovi equilibri e nuove logiche da cui l’UE è esclusa. L’UE avrebbe potuto sfruttare questo spazio, proporsi come alternativa credibile e affidabile agli USA, un interlocutore privilegiato del mondo occidentale, e invece la Turchia si espande e una parte del mondo arabo-islamico si compatta, o almeno ci prova.

    In questo scenario opera la Cina. Se la Turchia si trova sulla frontiera euro-asiatica da un punto di vista geografico e politico-militare, Pechino ha con il Pakistan relazioni solide dal 1951, sfociate nel Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), rete infrastrutturale volta ad assicurare a Pechino le forniture energetiche dal Medio Oriente attraverso reti di trasporto dirette che aggirano lo stretto di Malacca. Il Pakistan è bagnato dal mar Arabico, e permette il collegamento diretto mare-terra con la frontiera cinese. Ma oltre il mar Arabico c’è lo stretto di Hormuz, ora chiuso per la guerra. L’alleanza sino-pakistana è commerciale, ma pure di cooperazione militare.

    Se la Cina ha nel Pakistan un partner strategico e di riferimento per la regione e gli interessi nella regione, con il Paese ora nel gruppo dei quattro (Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia), l’UE appare tagliata fuori da tutto. Anche perché Pechino negli anni ha intessuto forti relazioni con la Turchia, che riconosce la politica di una sola Cina, disconoscendo di fatto Taiwan, che l’UE invece riconosce e sostiene. Con gli USA che si disimpegnano e sono improvvisamente più imprevedibili e il patner NATO che promuove interessi contrari a quelli europei, l’UE è chiamata a riorgarnizzarsi in politica estera, e in fretta. Il mondo si muove e gli europei restano a guardare.

    Tags: alleanzeGeopoliticaIranMedio Orientenatoue

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