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[foto: imagoeconomica]

Taiwan e la questione delle "due Cine" porta l'UE allo scontro con Pechino

La Repubblica popolare non gradisce la visita ufficiale della presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti e organizza operazioni militari. Il G7 condanna. Richiamati gli ambasciatori a Pechino, anche quelli Ue

Bruxelles – Dopo la Russia, la Cina. L’Unione europea va allo scontro con Pechino e rischia un altro, nuovo, fronte di tensioni sullo scacchiere internazionale. La Repubblica popolare non ha gradito la visita della presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, sull’isola che Pechino reclama e rivendica da sempre come propria. La risposta alla visita ufficiale della politica statunitense è stata un’esercitazione militare tutt’attorno a Formosa. Schieramento della flotta navale e lancio di missili per quella che è una vera e propria prova di forza. I ministri degli Esteri del G7 e dell’UE condannano l’iniziativa cinese, e intimano alla Repubblica popolare di “non modificare unilateralmente lo status quo con la forza nella regione”.

Una presa di posizione non gradita, tanto che il ministero degli Esteri cinese ha convocato gli ambasciatori dei Paesi del G7 e dell’Unione europea per “esprimere il più completo disappunto” per il comunicato prodotto dall’Occidente. La Cina continua a considerare Taiwan come parte della sua area storica. Di conseguenza vede ogni iniziativa delle potenze straniere come un’interferenza negli affari interni.

La questione di Taiwan non è nuova. Risale ai tempi della lunga marcia di Mao, della guerra civile tra comunisti e nazionalisti, la presa del potere dei maoisti e la cacciata dei nazionalisti di Chiang Kai-Shek. Questi ultimi scapparono a Taiwan, nel frattempo sottratta al controllo del Giappone dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale. La Repubblica di Cina (ROC) – questo il nome ufficiale di Taiwan – venne proclamata il 7 dicembre 1949, e da allora il mondo ha sempre dovuto avere a che fare con due Cine, ROC e PRC, e la relativa questione. Una questione figlia anche della comunità internazionale. Dal 1949 è stata Taiwan a sedere alle Nazioni Unite e a rappresentare la Cina all’ONU. Dal 1971, è la Repubblica popolare a sedere al palazzo di Vetro. Una concessione degli Stati Uniti in chiave anti-sovietica. In piena guerra fredda si volle evitare la creazione di un unico blocco comunista. Questo nuovo contesto dona maggiore forza a Pechino nel sostenere che l’isola è la 23esima regione, considerata dalla PRC come ‘Taipei cinese’. Perché se de facto Taiwan è uno Stato indipendente e sovrano, politicamente per Pechino c’è una sola Cina, di cui Taiwan è parte.

La visita di Nancy Pelosi si colloca oggi in un momento politicamente sensibile per le autorità della Cina comunista. Xi Jinping, in scadenza di mandato presidenziale, cerca la terza rielezione. Caduto il limite dei due incarichi, vuole imporsi come nuovo leader. Ma sconta la crisi sanitaria, con le critiche e le accuse di tutto il mondo sulle cause della pandemia globale, e il modo in cui ha gestito la situazione al proprio interno. Per questo la visita di Pelosi, quale riconoscimento di Taiwan come entità indipendente e sovrana, non può passare sotto silenzio. Diventa un passo obbligato, per la Cina continentale, l’intransigenza. Nei confronti anche degli europei, che si stanno infilando in una nuova situazione di tensione.

Anche perché oltre ai Paesi UE membri del G7 che sono stati trascinati in questa disputa (Francia, Germania, Germania), se ne aggiungono altri. La Lituania sta pensando di cogliere l’occasione per organizzare una visita a Taipei. “Ora che Pelosi ha aperto le porte a Taiwan in modo molto più ampio, sono sicuro che altri difensori della libertà e della democrazia le attraverseranno molto presto”, la reazione del ministro degli Esteri baltico, Gabrielius Landsbergis.

Dunque l’Unione europea si ritrova invischiata in un conflitto rimasto congelato fino a poche ore fa. L’essersi schierati apertamente con Taiwan in questo momento, dopo aver rilanciato i rapporti con l’isola, rischia di avere un peso nelle relazioni con Pechino.

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