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Nozze Gay, Corte europea dei Diritti dell'uomo condanna l’Italia

Nozze Gay, Corte europea dei Diritti dell'uomo condanna l’Italia

Il tribunale di Strasburgo dà ragione a tre coppie omosessuali e condanna il nostro Paese a risarcire 5 mila euro a ognuno perché la tutela legale per queste famiglie “non è sufficientemente affidabile”

Roma – L’Italia viola i diritti al rispetto della vita privata e familiare delle coppie omosessuali, tutelato dall’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani. Lo ha stabilito una sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo. Il tribunale di Strasburgo (che non ha niente a che fare con l’Unione europea, ma è un organo del Consiglio d’Europa) ha dato ragione a tre coppie che avevano presentato ricorso contro il nostro Paese, stabilendo che dovranno ricevere un risarcimento di alcune migliaia di euro a testa per i danni morali patiti. Per i giudici, “la tutela legale attualmente disponibile” in Italia “per le coppie omosessuali fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di due persone impegnate in una relazione stabile, e non è sufficientemente affidabile”.

La reazione del mondo politico non si è fatta attendere. Il Parlamento europeo ha approvato varie risoluzioni sulla questione, e proprio da Bruxelles, l’eurodeputato del Pd Alessandro Zan, gay dichiarato e impegnato da anni per il riconoscimento dei diritti civili, ritiene sia “essenziale approvare subito la legge sulle unioni civili”. Chiede “il riconoscimento giuridico delle unioni tra persone dello stesso sesso, a parità di condizioni con le coppie eterosessuali sposate”, incluso “l’istituto della stepchild adoption”, l’adozione del figlio dell’altro partner, anche questo oggetto di un pronunciamento del Parlamento.

Per Lorenzo Fontana, europarlamentare della Lega Nord, un tema così delicato “non si può affrontare con la mera giurisprudenza dal momento che vi rientrano soprattutto aspetti sociali”. Fontana vorrebbe “che la Corte mostrasse la stessa puntigliosità sulla mancanza di politiche a favore della famiglia naturale in Italia”. Più duro il leader del suo partito, Matteo Salvini, che sul suo profilo facebook, dopo una frase che preferiamo non riportare, scrive: “Non sarà un burocrate europeo a decidere il futuro nostro, e dei nostri figli”.

Ribalta la prospettiva Massimiliano Salini, deputato europeo di Ncd, che parla di “sentenza controversa”, e “vulnus giuridico gravissimo”, ma ritiene che “l’unico matrimonio giuridicamente valido sia quello tra uomo e donna”. Piuttosto che adeguare l’ordinamento italiano, è il suo parere, “dobbiamo combattere con tutti gli strumenti della politica e del diritto affinché questa verità venga riconosciuta a Strasburgo e difesa dal Parlamento italiano”.

Critiche anche dal Movimento 5 stelle, che in una nota del gruppo parlamentare al Senato definisce la sentenza “un sonoro schiaffone all’Italia, che dopo 30 anni di contrapposizioni ideologiche e sterili polemiche non è ancora riuscita a offrire un riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali”. I pentastellati invitano il governo e il Pd a smetterla “di fare melina”, ricordando che c’è un disegno di legge in discussione a Palazzo Madama, che è possibibile “votare subito”.

L’iter del provvedimento potrebbe apparire difficoltoso a causa del veto opposto da Ncd, che fa parte della compagine di maggioranza. Tuttavia, non è detto non si riesca a trovare un accordo trasversale per arrivare all’approvazione. L’altra forza centrista e cattolica della maggioranza, Scelta civica, si mostra aperta: “Il riconoscimento dei diritti civili alle coppie dello stesso sesso non è incompatibile con la difesa della famiglia tradizionale”. Nell’opposizione, oltre ai Cinquestelle e Sel, molto che hanno le unioni civili tra le loro bandiere, anche nel centrodestra non manca chi ritiene si debba finalmente approvare una norma in materia.

Lo dimostra la posizione di Mara Carfagna, ex ministro per le pari opportunità e portavoce di Forza Italia alla Camera, secondo la quale “le coppie omosessuali sono una realtà già presente nella nostra società” e dunque la politica deve “regolamentarle definendo diritti, doveri e responsabilità”. Per questo invita a superare “i paletti ideologici e gli estremismi da tutte le parti politiche”. Se si riuscirà a trovare un punto di incontro è presto per dirlo, certo è che intervenire sui diritti civili è una promessa che lo stesso premier Matteo Renzi ha ripetuto più volte e adesso sarà chiamato alla prova del nove.

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