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    Home » Cronaca » Clima, allarme Commissione: “Accelerare negoziati o conferenza di Parigi sarà fallimento”

    Clima, allarme Commissione: “Accelerare negoziati o conferenza di Parigi sarà fallimento”

    A 100 giorni dal summit internazionale delle Nazioni Unite, il commissario Cañete chiede più impegno da parte degli Stati che non hanno ancora sottoscritto obiettivi ambiziosi, come Brasile e Argentina. Annunciato per ottobre un summit in Marocco per fare il punto sulle trattative

    Matteo Miglietta</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@matmiglietta" target="_blank">@matmiglietta</a> di Matteo Miglietta @matmiglietta
    20 Agosto 2015
    in Cronaca
    Il commisario Ue al Clima e all'Energia, Miguel Arias Cañete - foto Commissione Ue

    Il commisario Ue al Clima e all'Energia, Miguel Arias Cañete - foto Commissione Ue

    Bruxelles – I negoziati per arrivare alla firma di un accordo ambizioso sul clima alla prossima conferenza di Parigi stanno procedendo troppo lentamente. A lanciare l’allarme è il commissario Ue al Clima e all’Energia, Miguel Arias Cañete, a 100 giorni dall’apertura della conferenza delle Nazioni Unite che avrà luogo nella capitale francese. Parigi sarà “una tappa storica e un’opportunità unica per accelerare la transizione verso un’economia decarbonizzata” ha spiegato il commissario. Cañete ha puntato l’attenzione su quanto dichiarato settimana scorsa dalla diplomatica Onu esperta di questioni climatiche, Christiana Figueres, secondo la quale i contributi messi sul tavolo finora dagli Stati non sono abbastanza per poter limitare il riscaldamento globale entro due gradi centigradi ed evitare conseguenze imprevedibili per il pianeta. “Abbiamo ancora dieci incontri prima di Parigi – ha continuato il membro dell’esecutivo comunitario – il prossimo si svolgerà a Bonn prima della fine del mese. Dobbiamo quindi focalizzarci su tre obiettivi: avviare negoziati tecnici più veloci, ottenere contributi più ambiziosi da parte degli Stati e determinare gli elementi principali per fare in modo che Parigi sia un successo”. Secondo Cañete, gli ultimi mesi hanno chiaramente mostrato che c’è “una forte volontà politica di raggiungere un accordo ambizioso sul clima”, e che “sempre più Paesi stanno seguendo la guida europea”. “In questo contesto – ha aggiunto il commissario – accogliamo con favore il recente annuncio degli Stati Uniti di voler tagliare le emissioni delle centrali elettriche a carbone. Si tratta di un altro passo avanti positivo”. Ciononostante, “nelle stanze dei negoziati i progressi finora sono stati lenti e dolorosi – ha continuato Cañete – le discussioni tecniche stanno stagnando dietro ai dialoghi politici, e questo deve cambiare”. Per fare il punto della situazione e definire le prossime mosse in preparazione della conferenza di Parigi, la Commissione Ue ha annunciato di aver organizzato insieme al Marocco un forum internazionale, che si terrà a Rabat il 12 e il 13 ottobre. “Dopo Parigi ci saranno ancora molti elementi da risolvere – ha spiegato il commissario – e il Marocco avrà la presidenza della prossima COP (Conferenza dell’Onu sul cambiamento climatico, ndr), durante la quale sarà necessario un lavoro straordinario per definire tutti i dettagli”. Per questo la Commissione ha di organizzare il summit in maniera congiunta con Rabat. L’obiettivo dichiarato è quello di non sprecare l’ennesima occasione per arrestare i cambiamenti climatici, come invece è stato fatto sei anni fa a Copenaghen. Anche perché il timore è che Parigi possa davvero rappresentare l’ultima spiaggia per tagliare in modo netto le emissioni di Co2 ed evitare conseguenze irreversibili per il pianeta. A marzo l’Unione europea ha presentato una proposta di accordo legalmente vincolante che possa aiutare a raggiungere un risultato ambizioso a Parigi. “La buona notizia è che sempre più Paesi vi stanno aderendo – ha dichiarato Cañete – finora siamo arrivati a 56 paesi, che rappresentano 61% delle emissioni globali. La cattiva notizia, però, è che si tratta solo di un quarto dei Paesi. Alcuni Stati chiave come Brasile, Argentina, India, Indonesia, Turchia, Arabia Sudita non l’hanno ancora fatto”. Una spinta sull’acceleratore diventa quindi necessaria perché, secondo la Commissione, per essere considerata un successo la conferenza di Parigi dovrà mettere basi solide per un processo che porti alla piena decarbonizzazione dell’economia mondiale nel 2100. “Dobbiamo creare processo evolutivo e dinamico, non statico – ha concluso Cañete – ci aspettiamo negoziati molto difficili, ma il mondo sta aspettando un accordo sul clima, e noi dobbiamo raggiungerlo”.

    Tags: cambiamento climaticoclimaConferenza di ParigiMiguel Arias Cañetenazioni unite

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