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    Home » Economia » Solo 3 Paesi chiedono a Ue flessibilità di bilancio per la crisi rifugiati

    Solo 3 Paesi chiedono a Ue flessibilità di bilancio per la crisi rifugiati

    Italia, Austria e Belgio sono gli Stati che al momento vogliono attivare la clausola del Patto Stabilità

    Lorenzo Consoli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LorenzoConsoli" target="_blank">@LorenzoConsoli</a> di Lorenzo Consoli @LorenzoConsoli
    23 Ottobre 2015
    in Economia

    Bruxelles – Fra tutti gli Stati membri dell’Eurozona che hanno sottoposto alla valutazione della Commissione europea le loro bozze di leggi di bilancio per il 2016, solo tre Paesi, Italia, Austria e Belgio, hanno indicato che intendono applicare alla crisi migratoria la clausola di flessibilità per gli “eventi eccezionali” prevista dalla riforma del 2011 del Patto di Stabilità Ue (regolamento N.1175/2011) e anche dall’art.3 del Trattato “Fiscal compact”. Lo ha precisato oggi a Bruxelles la portavoce della Commissione per gli Affari economici e finanziari, Annika Breidthardt, aggiungendo che un quarto Paese, la Finlandia, si è limitata a fare solo un “riferimento generico” all’aumento delle risorse attribuite al ministero dell’Interno, necessario per affrontare la crisi dei rifugiati.

    La clausola di flessibilità in questione consente di non considerare ai fini del rispetto degli obiettivi di bilancio la spesa aggiuntiva dovuta agli “eventi eccezionali”. La Commissione sta valutando le richieste dei tre Stati membri e darà la sua risposta entro i tempi previsti, ma ricorda che esistono già dei meccanismi Ue che finanziano con fondi comunitari una parte dei costi aggiuntivi dovuti alla crisi.
    “La Commissione – ha sottolineato la portavoce – è fermamente impegnata ad applicare il Patto di Stabilità”, che “comprende la flessibilità che è stata inclusa dal Parlamento e dal Consiglio Ue” con la riforma del 2011 “per reagire a circostanze imprevedibili ed eventi inconsueti”.
    “Durante la sua valutazione delle bozze di bilancio nazionali – ha puntualizzato Breidthardt -, la Commissione esaminerà caso per caso, e solo nell’eventualità che uno Stato membro ne abbia fatto specificamente richiesta, se si possa applicare la flessibilità prevista dal Patto di Stabilità”.
    Tuttavia, “la crisi dei rifugiati viene già affrontata attraverso specifici meccanismi di solidarietà dell’Ue creati a questo fine, e l’elemento economico è preso in conto attraverso la chiave di ripartizione dei rifugiati fra gli Stati membri prevista dal meccanismo della ‘relocation’ (ricollocamento, ndr) dei richiedenti asilo”, ha concluso la portavoce.

    Nel documento in inglese inviato a Bruxelles per illustrare il progetto della Legge di Stabilità italiana, il governo ha dedicato circa quattro pagine (da pag.15 a pag.19), con grafici e tabelle, alle argomentazioni addotte per applicare all’attuale crisi migratoria la flessibilità prevista per gli “eventi eccezionali”.
    “Il differenziale fra la spesa, al netto dei contributi Ue, sostenuta nel periodo 2011-2012 e quella degli anni in cui è esplosa l’emergenza umanitaria è, in termini cumulativi, di circa 4 miliari di euro”, si legge nel documento.

    Stimando a oltre 3,3 miliardi di euro i costi sostenuti nel 2015 per far fronte all’aumento dei migranti, il governo sottolinea che si tratta del triplo della spesa media annuale sostenuta nel periodo 2011-2013, e del doppio di quella del 2014, e valuta a “poco meno di 4 miliardi di euro” i costi previsti per il 2016.
    “Il drastico aumento della spesa per i migranti che l’Italia ha sostenuto negli anni recenti deve essere visto come un evento inconsueto e una circostanza eccezionale, secondo le definizioni degli articoli 5.1 e 6.3 del Regolamento” sul Patto di Stabilità, e “nell’articolo 3 del Trattato ‘Fiscal Compact'”, conclude il governo.

    Lorenzo Consoli per Askanews

    Tags: flessibilitàPatto di stabilitàRifugiati

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