Bruxelles – Il sistema di Schengen “è parzialmente in coma”, e per questo “coloro che credono nell’Europa, nei suoi valori, nei suoi principi e nelle sue libertà cerchino – e lo faranno – di rianimare il suo spirito”. Il presidente della Commissione europea parlando al Parlamento di Strasburgo, dopo gli attentati di Parigi, lancia l’allarme per salvare il trattato sulla libera circolazione che “non è un concetto neutrale e banale”, ma “una delle pietre miliari dell’integrazione europea”. “Se lo spirito di Schengen abbandonerà i nostri cuori e i nostri territori, perderemo più che soltanto Schengen”, avverte aggiungendo che anche la moneta unica “non ha senso se cade Schengen”.
L’allarme terrorismo per Juncker deve portare l’Europa a dare una risposta compatta ma senza abbandonare i suoi valori e il suo spirito solidale. Per questo ripete quello che disse immediatamente dopo gli attacchi: “Non bisogna mettere sullo stesso piano rifugiati, richiedenti asilo, immigrati e terroristi”, perché “quelli che hanno perpetrato gli attentati di Parigi sono gli stessi che obbligano queste persone a fuggire”.
Ma il terrorismo deve essere combattuto, anche con misure drastiche e che potrebbero non piacere a tutti. “Pensiamo che il registro europeo dei passeggeri (Pnr), debba essere messo in pratica, anche per i voli all’interno dell’Europa”, afferma Juncker che dice di sapere che “questa proposta solleverà numerosi dubbi ma è evidente che il Pnr deve trovare una sua applicazione anche per voli intra-europei”. La stessa richiesta è stata fatta dai ministri dell’Interno nel summit straordinario di venerdì scorso. Il presidente ha invocato anche una maggiore cooperazione tra i servizi segreti degli Stati membri, da attuare al più presto. Dopo gli attentati dell’11 settembre, ricorda “ho partecipato in quanto premier del Lussemburgo a 2-3 Consigli europeo in cui promettemmo di far funzionare meglio i servizi segreti ma non abbiamo fatto niente”, adesso però “la cooperazione è necessaria”.

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