Bruxelles – La crisi dei rifugiati non è un problema per l’Europa, ma anzi potrebbe essere una risorsa per l’economia. A pensarlo non è un’organizzazione no global ma il Fondo monetario internazionale che ha pubblicato uno studio secondo cui il prodotto interno lordo della sola Germania, che ha ricevuto circa 1 milione di rifugiati, di cui molti provenienti da Siria e Afghanistan, potrebbe espandersi dello 0,3% nel 2017. E i vantaggi continueranno oltre il 2017, se Angela Merkel e gli altri leader dell’Unione riusciranno a integrare i migranti nel mercato del lavoro. “L’esperienza internazionale con gli immigrati economici suggerisce che gli immigrati hanno tassi di occupazione e salari più bassi e salari rispetto ai cittadini nativi dello Stato di arrivo, anche se queste differenze diminuiscono nel corso del tempo”, afferma lo studio secondo cui “la lentezza dell’integrazione è dovuta a fattori come la mancanza di competenze linguistiche e di qualifiche di lavoro trasferibili, così come gli ostacoli alla ricerca di lavoro”.
“Gli effetti negativi delle ondate di immigrati tendono ad essere di breve durata e temporanee”, ha affermato una delle autrici del rapporto, Enrica Detragiache, secondo cui un primo impatto positivo dovrebbe esserci grazie alla “espansione fiscale che è in corso per prendersi cura dei rifugiati”. Ma sarà quando questi verranno inseriti nel mercato del lavoro che si avranno i benefici maggiori.
Secondo la simulazione del Fondo, il prodotto interno lordo nei tre Paesi che hanno accolto il maggior numero di rifugiati lo scorso anno aumenterà nel 2017 dello 0,3%in Germania, dello 0,4% in Svezia e dello 0,5% in Austria. Ma se i governi saranno capaci di integrarli nel mondo del lavoro la crescita del Pil potrebbe superare l’1 per cento nel 2020.

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