Bruxelles – Basta con le demolizioni delle abitazioni dei palestinesi nei territori occupati, alcune delle quali erano state costruite con fondi comunitari. L’Unione europea richiama Israele e condanna la sua politica di espansione che continua nonostante gli appelli internazionali e “mette a rischio la nascita di uno Stato di Palestina e allontana le parti”.
Il 25 gennaio, afferma il portavoce del Servizio esterno dell’Ue, Israele ha deciso di dichiarare 154 ettari di terreno nei pressi di Gerico, nell’area C della Cisgiordania, come terra appartenente allo Stato, e avrebbe deciso di consentire l’ulteriore espansione degli insediamenti, con la costruzione di più di 150 nuove unità abitative. Come conseguenza il 3 febbraio diverse strutture residenziali palestinesi nel sud delle colline di Hebron sono state demolite e ciò, afferma una nota, “è particolarmente preoccupante sia per l’entità delle demolizioni che per il numero di individui vulnerabili colpiti, compresi i bambini che hanno bisogno di sostegno”.
Le demolizioni, afferma la nota, hanno colpito anche diverse strutture finanziati dall’Ue, a quanto pare circa 10. “Chiediamo alle autorità israeliane di invertire le decisioni prese e fermare ulteriori demolizioni”, intima il Servizio esterno ricordando le conclusioni del Consiglio Affari esteri dello scorso 18 gennaio in cui si condannavano demolizioni, confische, sgomberi, trasferimenti forzati o restrizioni di movimento e di accesso operate da Israele.



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