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    Home » Politica Estera » Siccità e crisi agricola tra le cause del caos in Siria, che può estendersi

    Siccità e crisi agricola tra le cause del caos in Siria, che può estendersi

    Analisi del centro di ricerca del Parlamento Ue: a mettere sotto pressione il regime di Assad, e a portare allo scoppio della guerra, anche la penuria d'acqua. E ora la storia può ripetersi in altri Paesi della regione

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    25 Febbraio 2016
    in Politica Estera

    Bruxelles – Non solo ragioni politiche, con l’opposizione al regime di Bashar al-Assad che lotta per il potere. All’origine della guerra in Siria – e tutto ciò che ne consegue – sembra esserci anche altro. Un insieme di fattori che rischia di produrre tanti casi Siria nella Regione, a cominciare dallo Yemen. Un’analisi del Parlamento europeo individua tra le cause della crisi in atto in Siria la siccità e le politiche del regime che non avrebbero fatto altro che aggravarla. “La guerra civile ha anche radici climatiche”, premette il documento, che ripercorre un pezzo di storia del Paese mediorientale. Secondo il Parlamento Ue “dal 2007 il regime ha incontrato difficoltà sempre crescenti nel risolvere la questione della siccità”.

    Un misto dicambiamenti climatici (“a partire dagli anni Settanta la regione ha conosciuto un deficit di piogge”) ad opere infrastrutturali (le dighe costruite dalla Turchia sui fiumi Tigri ed Eufrate) ha ridotto le quantità d’acqua nel sottosuolo della zona nota come “mezzaluna fertile”. Un problema aggravato dalle politiche agricole di Bashar al-Assad, che dagli anni Novanta ha voluto portare la Siria a competere con i principali produttori agricoli attraverso un uso intensivo delle falde acquifere, già sotto stress per una ridotta capacità di rigenerarsi. Il risultato è stato controproducente. Si è innescata una siccità che ha colpito l’intero comparto agricolo. Il Pil del settore è sceso di nove punti percentuali prima dell’inizio della guerra, e il Parlamento europeo rileva che solo nel biennio 2008-2009 circa 60mila piccoli proprietari agricoltori con meno di 100 animali hanno perso quasi tutto il loro bestiame a causa di prezzi più elevati di foraggio e di scarsità d’acqua.

    E’ iniziato allora un vero e proprio esodo dalle campagne siriane verso le città e altri Paesi, ma soprattutto la crisi idrica ha contribuito a esasperare gli animi di molti di siriani, che hanno ritenuto Assad responsabile della crisi interna. A tutto questo si aggiunge la crisi irachena, che ha prodotto oltre un milione di profughi solo in Siria. E c’è di più: il Parlamento europeo avverte che la prossima ondata di migranti arriverà dallo Yemen, altro Paese con sfide idriche senza precedenti. E’ stato calcolato che se non si prendono contromisure, Sana’a nel 2020 rischia di essere la prima capitale al mondo senza acqua potabile. In sostanza “l’accorciamento del periodo di produzione agricola e la mancanza di acqua nella regione potrebbe esacerbare i conflitti”. Questo vale anche per l’Iraq, ricco di petrolio ma sempre più povero d’acqua.

    Data la portata della crisi e delle sfide, una politica europea incentrata solo sull’immigrazione non basta. Per i ricercatori del Parlamento Ue per far fronte a tutto questo le politiche comunitarie dovrebbero snodarsi lungo tre assi: lotta ai cambiamenti climatici a livello globale e locale, azioni di sviluppo locale e immigrazione. Un problema, visto che solo sul capitolo migratorio l’Ue si sta dividendo e rischia il collasso.

    Risorse naturali di acqua rinnovabile per abitante nei principali bacini del Mediterraneo (fonte: Plan Bleu)
    Risorse naturali di acqua rinnovabile per abitante nei principali bacini del Mediterraneo (fonte: Plan Bleu)
    Tags: acquaparlamento europeosiriaue

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