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    Home » Cronaca » Dieselgate, parte la commissione d’inchiesta del Parlamento Ue

    Dieselgate, parte la commissione d’inchiesta del Parlamento Ue

    Indagherà sulle frodi come quella della Volkswagen e su eventuali responsabilità dell'esecutivo comunitario e degli Stati nei mancati controlli. La presidente Van Brempt: "Garantire che ci sia una legislazione robusta e che sia correttamente applicata"

    Elena Bondesan</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@elena_bondesan" target="_blank">@elena_bondesan</a> di Elena Bondesan @elena_bondesan
    2 Marzo 2016
    in Cronaca
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    Bruxelles – La commissione d’inchiesta del Parlamento europeo che indagherà sulle frodi nelle misurazione delle emissioni nel settore automobilistico, per evitare nuovi scandali come quello della Volkswagen, prende il via. L’Assemblea comunitaria ha scelto il presidente e i 4 vicepresidenti dell’organismo che avrà un mandato di un anno.

    Gli eurodeputati hanno eletto per acclamazione come presidente dell’Emis (Emission Measurements in the Automotive Sector), questo il nome della commissione sul Dieselgate, la belga Kathleen Van Brempt (S&D). Allo stesso modo sono stati eletti i vicepresidenti: Ivo Belet (Ppe, Belgio), Mark Demesmaeker (conservatori Ecr, Belgio), Kateřina Konečná (Sinistra unita Gue, Repubblica ceca) e Karima Delli (Greens, Francia). Van Brempt ha subito mostrato grande determinazione: “In primo luogo dobbiamo garantire che la legislazione ambientale in vigore sia robusta, ambiziosa e a prova di proiettile e che, in secondo luogo, sia correttamente applicata e rafforzata”. La questione tocca da vicino tutti i cittadini e la loro salute: più di 400mila morti premature nell’Unione europea sono causate dall’inquinamento atmosferico. “I cittadini si aspettano da noi un avanzamento continuo verso un ‘Unione sempre più pulita’ e la protezione della loro salute” ha aggiunto la nuova presidente.

    Lo scopo di questo organo d’inchiesta sarà indagare sulla presunta omissione della Commissione per quel che riguarda il monitoraggio dei test sulle automobili e sul suo presunto fallimento, assieme a quello delle autorità degli Stati membri, nel far rispettare il divieto degli “impianti di manipolazione” e dei sistemi di scarico delle vetture. Dovrà anche fare chiarezza sulla possibile mancanza dell’esecutivo comunitario riguardo all’introduzione di test sulle auto che rispecchino effettive condizioni di guida reali. Anche i vari Paesi appartenenti all’Unione dovranno essere controllati, allo scopo di verificare se disposizioni sanzionatorie efficaci, proporzionate e dissuasive, applicabili ai produttori di automobili che commettono infrazioni, siano state definite. Ma il tema probabilmente più scottante su cui questa commissione dovrà fare luce riguarderà tanto il braccio esecutivo dell’Ue quanto gli Stati che la compongono: dovrà stabilire se questi fossero già a conoscenza di prove dell’utilizzo di sistemi manipolati anche prima della rivelazione dello scandalo, avvenuta il 18 settembre 2015.

    Per Gianni Pittella, presidente del gruppo parlamentare S&D, l’obiettivo di questa commissione appena nata non deve essere “stabilire colpe e gettare discredito sulle case automobilistiche o sulle altre parti interessate”, ma “informare il dibattito su come migliorare l’attuale legislazione Ue”. La nascita di questo organo d’inchiesta è “per il bene dei consumatori, ma anche per l’intero settore automobilistico”. Il gruppo dei Greens, ben felice dei maggiori controlli a livello ambientale, sostiene che, oltre a fare luce sullo scandalo degli impianti di manipolazione, l’inchiesta dovrà anche esaminare le prove che la Commissione europea non ha seguito le indicazioni riguardo ai produttori di automobili che cercavano di evitare il rispetto delle norme sull’inquinamento. Ma la Commissione stessa dovrà spiegare perché “è rimasto con le mani in mano si fronte all’evidenza che molti veicoli presenti sul mercato stavano superando le norme di inquinamento dell’Ue”, ha sottolineato Bas Eickhout, coordinatore dei Verdi in Emis.

    Krišjānis Kariņš del Ppe ha sostenuto energicamente che il suo gruppo non accetterà che la commissione d’inchiesta “si trasformi in una dannosa caccia alle streghe per il settore automobilistico europeo , per la tecnologia diesel o per la Commissione europea”. Non c’è contraddizione, afferma, tra l’obiettivo di migliorare l’ambiente riducendo le emissioni di ossidi di azoto (NOx) dei veicoli diesel e allo stesso tempo quello di rafforzare lo sviluppo del settore automobilistico europeo, infatti come l’Europa ha avuto successo nella riduzione delle emissioni di CO2, “ora siamo sfidati dalle emissioni di NOx. Ma invece di buttare la tecnologia diesel con l’acqua sporca, dovremmo concentrarci sugli sforzi per migliorare la situazione”.

    Tags: commissione europeadieselgateemissioniparlamento europeounione europeavolkswagen

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