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    Home » Economia » Piano Juncker: come provare a far ripartire gli investimenti in Stati senza soldi

    Piano Juncker: come provare a far ripartire gli investimenti in Stati senza soldi

    Se ne è parlato al Festival del giornalismo di Perugia, per capire come funziona e cosa produrrà

    Alessandro Ricci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Alessandricc" target="_blank">@Alessandricc</a> di Alessandro Ricci @Alessandricc
    7 Aprile 2016
    in Economia
    Piano Juncker, economia, occupazione

    Perugia – La crisi economica in Europa  “dal 2008 ha portato a 5.000 miliardi di debiti pubblici in più, 9 milioni di disoccupati in più, 5 o 6 punti di PIL in meno. La filosofia del Piano Juncker è quella di far ripartire gli investimenti in un momento in cui gli stati non hanno più soldi”. Lo ha spiegato Roberto Sommella, giornalista e direttore delle Relazioni Esterne per Antitrust, illustrando “l’occasione” offerta dal “Piano Juncker”, che potrebbe essere ghiotta se ben sfruttata.

    Sommella ha aperto e moderato l’incontro “Piano Juncker: tra mito e realtà” organizzato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea al Festival del Giornalismo di Perugia per discutere, e spiegare, come con questo strumento si ritiene di poter dare una robusta spinta alla crescita e alla ripresa dell’occupazione.

    Gli interventi si sono concentrati sul sistema Europa e sulla ripresa economica post crisi. La parte tecnica è stata affidata alla BEI (Banca Europea per gli Investimenti) che è insieme alla Commissione Europea finanziatore del progetto. L’attore economico con sede in Lussemburgo svolgerà il ruolo di finanziatore e di garante per gli investimenti ed è convinto che il Piano “funzionerà”. “L’istituzione del fondo si è resa necessaria in quanto c’era un problema di sottoinvestimenti in particolare in Italia, che adesso è la maggiore beneficiaria con 8 progetti per le grandi infrastrutture” ha spiegato Alessio Conforti, consigliere economico della BEI.

    Secondo Giorgio Chiarion Casoni, capo dipartimento investimenti infrastrutture e cambiamenti climaticii ECFIN, questo sistema di garanzie “creerà molto spazio per finanziare le PMI che prima preferivano non chiedere prestiti diminuendo produttività dell’area UE”. Infatti, “il Piano Juncker è una fontana per le aziende, l’idea è quella di liberare capitale alle banche, aumentando la percentuale di garanzia, garantendo un maggiore accesso al credito” ha continuato il tecnico italiano tra i progettisti del fondo.

    Lo scopo non sarà solo quello di ottenere finanziamenti dalle banche e per questo è stato dato un occhio di riguardo al venture capital, che permetterà ai privati di investire su progetti di PMI con la garanzia della BEI. Accedere sarà molto facile, in quanto l’azienda o il promotore del progetto dovrà rivolgersi alla sua banca di fiducia che avrà stipulato un accordo con la Cassa Depositi e Prestiti, l’attore istituzionale che si occupa della gestione dei finanziamenti indirizzati all’Italia. “La torta è molto grande – ha spiegato Martina Colombo, di Cassa Depositi e Prestiti – e la cigliegina sulla torrta è lo sforzo che abbiamo fatto per sostenere le PMI”.

    Inoltre, Casoni ha annunciato l’apertura di un portale europeo nel quale i promotori di un progetto potranno candidarsi per richiedere fondi.

    Il fondo sta già vedendo i primi risultati,  già 22 stati membri sono stati raggiunti da progetti, con l’approvazione di 10,6 miliardi che hanno mosso investimenti per 76,1 miliardi, andando a finanziare più di 200 operazioni. I settori che hanno visto maggiori investimenti sono stati quelli delle piccole imprese, dei trasporti  e dell’energia, con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale.

    efsi_dashboard_march_16_en

    Dal punto di vista tecnico, il Piano Juncker o EIP (European Investment Plan), si basa su tre linee direttrici, EFSI (European Fund for Strategic Investment), EIAH (European Investment Advisory Hub) e le riforme strutturali da compiere. Di queste la principale e più importante è quella dell’EFSI  di cui principali investitori sono BEI e Unione Europea, che parteciperanno al fondo con 5 e 21 miliardi di euro rispettivamente. L’EFSI servirà per una parte alle infrastrutture e l’innovazione (16 miliardi gestiti direttamente dalla BEI) che finanziando approssimativamente 49 miliardi di euro con un effetto catalizzatore quindici volte maggiore, arrivando muovere investimenti per 240 miliardi di euro. Sull’altro versante servirà a garantire che le PMI possano avvalersi di questo fondo per poter investire e continuare a crescere (5 miliardi gestiti direttamente dall’EIF, European Investment Fund), arrivando a finanziare 12 miliardi di euro che muoveranno un totale di 75 miliardi. Il risultato di questa operazione si aggirerà intorno ai 315 miliardi.

    Tags: festival del giornalismooccupazioneperugiaPiano Juncker

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