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    Home » Cronaca » Terrorismo, ministro dell’Interno Belgio: divisione polizia a Bruxelles è un problema

    Terrorismo, ministro dell’Interno Belgio: divisione polizia a Bruxelles è un problema

    In audizione davanti al Parlamento europeo Jambon ammette che la divisione della città in sei diverse zone di competenza è un ostacolo. Il Belgio ha segnalato 611 diversi foreign fighters

    Letizia Pascale</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LetiziaPascale" target="_blank">@LetiziaPascale</a> di Letizia Pascale @LetiziaPascale
    25 Aprile 2016
    in Cronaca
    Jambon attentati bruxelles

    Bruxelles – Il sistema di polizia belga, con la sola città di Bruxelles suddivisa in sei diverse zone di competenza costituisce “un problema politico” che “non è facile risolvere”. Ad ammetterlo è lo stesso ministro dell’Interno belga, Jan Jambon, che parlando in audizione al Parlamento europeo degli attentati di Bruxelles dello scorso 22 marzo, non ha nascosto le criticità esistenti nell’organizzazione delle forze dell’ordine nel Paese. “Devo essere onesto su questo”, ha risposto Jambon alle critiche dei deputati, “secondo me sarebbe meglio avere un’unica zona di polizia” per la città di Bruxelles. Anche se nella situazione attuale, ha comunque specificato il ministro, “non è che le persone non si parlano, perché c’è un coordinatore unico per tutte le sei zone e quindi non c’è un problema operativo”. Secondo il ministro, “non si può dire che se ci fosse stato un sistema unico non ci sarebbero stati gli attentati di Zaventem e Maelbeek”.

    Carenze del sistema di polizia a parte, secondo Jambon, il Belgio sta facendo tutto il possibile nella lotta al terrorismo. Il Belgio, ha fatto sapere il ministro, ha già segnalato a Europol 611 foreign fighters, che rientrano in quattro diverse categorie: quelli che sono in Siria, quelli che sono tornati, quelli che sono morti sul posto e quelli che si starebbero preparando a partire. Il Paese non ha nulla da farsi rimproverare nemmeno sulla condivisione dei dati “per invio dei dati all’Europol il Belgio è al terzo posto dopo Francia e Paesi Bassi, quindi direi che stiamo facendo quello che ci viene chiesto”, ha sottolineato.

    Anche dal punto di vista operativo, hanno sostenuto i suoi ministri, il governo belga è più che attivo. “Come conseguenza della minaccia, diversi luoghi strategici sono sotto sorveglianza: stazioni, aeroporti, luoghi pubblici e centrali nucleari ma anche obiettivi soft come cinema e centri commerciali sono pattugliati dall’esercito”. Insomma “facciamo tutto quello che è nella nostra capacità per assicurare la sicurezza a Bruxelles e in Belgio”, ha assicurato Jambon. In tema di terrorismo, inoltre, il governo “ha adottato 30 provvedimenti” e ha messo a previsto un budget di 200 milioni di euro nel 2015 e di altri 400 nel 2016 per assicurare la sicurezza.

    In questo momento, nello specifico, l’attenzione a Bruxelles si concentra nella zona del canale, per cui è stato lanciato un piano di sicurezza speciale. Inizialmente, ha spiegato Jambon, il piano doveva riguardare soltanto Molenbeek ma è stato poi esteso a otto comuni (sette di Bruxelles più Vilvoorde). Il budget dell’operazione è di 40 milioni di euro circa e si punta a registrare con più attenzione chi vive in questi comuni ma anche a tenere meglio d’occhio i soggetti ritenuti più pericolosi. “Questo significa forze di polizia supplementari: 60 agenti più a Molenbeek perché la polizia sia più presente nei quartieri problematici, più di 300 in tutta la regione”, ha specificato il ministro.

    Insomma la reazione del Belgio c’è stato è chi l’ha definita come debole “non solo ha danneggiato il Paese ma è anche un insulto verso persone che a tutti i livelli hanno lavorato molto”, ha protestato il ministro della Giustizia Koen Geens, anche lui ascoltato dagli eurodeputati. “Non posso dire che non siano stati fatti errori ma bisogna anche dire che sono state adottate misure una dopo l’altra e a tutti i livelli”, ha assicurato. A dimostrarlo, il ministro belga ha snocciolato le cifre delle condanne per terrorismo, notevolmente aumentate negli ultimi mesi: “Fino al 2014 – ha spiegato – avevamo un numero medio di condanne per terrorismo basso rispetto al resto d’Europa, nel 2014 sono passate a 55 e nel 2015 sono raddoppiate: 115 persone sono state condannate dalle Corti del Belgio” e si tratta di “numeri straordinari se teniamo conto della popolazione belga”.

    “Pochi Paesi sono stati attaccati violentemente come il Belgio dalla stampa internazionale” ha lamentato Geens, ricordando l’attentato dello scorso 24 maggio al museo ebraico di Bruxelles. Allora “il terrorista non era né residente né cittadino belga né tantomeno era entrato nell’area Schengen attraverso un confine belga”. Eppure in quel caso “noi non abbiamo dato la colpa a nessuno dopo questo attacco ma ci siamo focalizzati sulla reazione” al terrorismo, ha continuato il ministro. Insomma “noi siamo molto critici verso noi stessi ma non esageriamo, non è ragionevole esagerare”, ha chiesto Geens tagliando corto: “Io ho continuato a fare la metà delle mie vacanze in Italia nonostante ci siano state le Brigate Rosse e non ho sentito che tutti hanno deciso di abbandonoare Washington dopo che un aereo si è schiantato sul Pentagono”. D’altra parte, ha concluso il ministro, “se un uomo esce con un arma da guerra da un edificio in qualsiasi momento in qualsiasi parte d’Europa noi certo abbiamo problemi che non possiamo prevenire al 100%”.

    Tags: attentatibelgiobruxellesforeign fightersJambonmaelbeekparlamento europeosicurezzaterrorismouezaventem

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