Bruxelles – In Italia gli stranieri lavorano più degli italiani. Secondo i dati pubblicati da Eurostat la percentuale di lavoratori tra la popolazione economicamente attiva compresa tra i 20 e i 64 anni per i cittadini del nostro Paese è del 60,3% mentre per gli stranieri è del 62,4%. Se guardiamo solo agli immigrati provenienti da uno degli altri 27 Stati membri questa percentuale sale addirittura al 66,7%, mentre più bassa invece la fetta di lavoratori extracomunitari che si ferma al 60,7%, che vuol dire comunque una percentuale più altra rispetto agli italiani. In Europa la proporzione è inversa con il 70,6% di impiegati nazionali e 63,7 stranieri, ma se guardiamo solo agli stranieri provenienti da un Paese Ue questi in percentuale lavorano di più (73,4%), mentre più bassa è la cifra per gli extracomunitari, che si ferma a 56,7%.
In generale nel 2015 nell’Unione europea la percentuale di persone economicamente attive, ovvero persone che sono nel mercato del lavoro o vorrebbero esserci (si escludono quindi ad esempio studenti o pensionati), si attesta al 77,3% per i cittadini comunitari mentre appena al di sotto del 70% per quelli provenienti da Paesi terzi.
Questo dato viene però ribaltato in 10 Stati: Grecia (72,6% per i cittadini ellenici rispetto al 80,7% per quelli non-Ue), Slovenia (75,7% contro 83,5%), Slovacchia (76,2% contro 81,3%), Italia (67,9% contro 72,6%), Spagna ( 78,7% contro 82,0%), Cipro (79,3% contro 81,5%), Portogallo (79,0% contro 80,9%), Repubblica Ceca (78,7% contro 79,2%) e Ungheria (73,8% contro 74,1%).
Totalmente diversa la situazione in Stati come l’Olanda, la Finlandia o la Germania dove i cittadini stranieri sono in percentuale meno economicamente attivi di olandesi, finlandesi e tedeschi rispettivamente di -22,5 %, -18,8% e -18,3%.
Guarda la tabella con le percentuali di lavoratori e disoccupati nazionali e stranieri in Ue e nei diversi Stati membri
Guarda la tabella con le differenze tra cittadini attivi nazionali e stranieri in Ue e nei diversi Stati membri




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