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    Home » Politica Estera » Brexit: divisioni interne e sfiducia annunciata rischiano di cambiare l’esito del voto

    Brexit: divisioni interne e sfiducia annunciata rischiano di cambiare l’esito del voto

    67 parlamentari conservatori vogliono far cadere il governo se proporrà piani di emergenza con tasse e tagli alla spesa in caso di vittoria del Leave

    Alessandro Ricci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Alessandricc" target="_blank">@Alessandricc</a> di Alessandro Ricci @Alessandricc
    15 Giugno 2016
    in Politica Estera

    dal nostro inviato

    Londra – Dopo l’annuncio di George Osborne che un voto per l’uscita comporterebbe una maggiore austerità nel Regno Unito, dovendo approvare un bilancio di emergenza che andrebbe a intaccare gli investimenti, colpendo le famiglie e l’economia britannica, nel partito conservatore si è sviluppata una sorta di battaglia interna.

    67 parlamentari Tories hanno annunciato il loro voto contrario al programma di “emergenza” mirato a tagliare la spesa e aumentare le tasse presentato da Osborne nel caso in cui il fronte del Leave vincesse.

    In una lettera indirizzata al cancelliere dello scacchiere, i parlamentari avrebbero dichiarato inammissibile una tale esternazione, dichiarando che Osborne sta semplicemente cercando di spaventare gli elettori in vista del fatto che il fronte del Leave è in netto vantaggio. I Leavers del resto hanno puntato molto sul miglioramento del Nhs (National Health System) in caso di uscita dall’Ue.

    Inoltre, i 67 “ribelli” avrebbe minacciato di nuovo il governo di un voto di sfiducia e di elezioni anticipate nel caso di decisioni post-brexit come questa. Secondo fonti dell’emittente televisiva Channel 4, ci sarebbe già qualcuno pronto a prendere il posto del governo attuale, con Boris Johnson alla guida dell’esecutivo e Nigel Farage nella squadra. Notizia che però il leader dgli euroscettici Ukip (United Kingdom Independent Party) si è affrettato a smentire.

    Osborne, che si era detto convinto di poter contare anche sull’appoggio del Labour, grazie al supporto che Jeremy Corbyn, il segretario laburista britannico, sta dando alla campagna del Remain, ha visto chiudersi anche qui una porta. Infatti, il partito progressista ha immediatamente smentito il sostegno al presunto piano post-Brexit.

    La paura dei laburisti è quella che un’eventuale uscita porterebbe ad un governo conservatore ancora più duro nei confronti dei lavoratori, facendo perdere anni di battaglie sindacali e di diritti acquisiti.

    A 8 giorni dal voto la situazione è insomma sempre più complessa con i partiti che vivono lotte intestine e non riescono ad indirizzare gli elettori chiaramente verso uno schieramento. I laburisti vedono diversi gruppi favorevoli alla Brexit, come LabourLeave, che accusano quotidianamente Jeremy Corbyn di aver voltato le spalle alla lotta di classe e aver sposato il capitalismo europeo. E anche gli unionisti lo accusano di non fare bene il proprio lavoro.

    Sul fronte conservatore, invece, le divisioni interne stanno lentamente distruggendo il partito, con Boris Johnson pronto a salire sulla poltrona di Cameron in caso di una vittoria del Leave e diversi parlamentari che minacciano un voto di sfiducia. L’unico partito che sembra stia guadagnando dal questo caos pre-elettorale è l’Ukip di Farage, vero promotore del referendum del 23 giugno.

    .@George_Osborne and Darling leak their post Brexit emergency budget. Hmmm pic.twitter.com/6Q9ry7yByr

    — Robert Peston (@Peston) June 15, 2016

    Tags: brexitcorbynosbornereferendumueUk

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