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Neelie Kroes provoca un nuovo scandalo per la ex Commissione europea di Barroso

Neelie Kroes provoca un nuovo scandalo per la ex Commissione europea di Barroso

Dalle rivelazioni dei Bahamas Leaks emerge che fino al 2009, l'allora commissaria olandese è stata "direttore" di una società off-shore ma non lo dichiarò. Juncker chiede chiarimenti

Bruxelles – Mentre da una parte chiedeva alle imprese di rispettare le regole fiscali, dall’altra era amministratrice di una società offshore con sede alle Bahamas. È un imbarazzo non da poco quello che crea all’ex commissaria europea, Neelie Kroes, e a tutto l’esecutivo Ue, la nuova inchiesta giornalistica sui paradisi fiscali e i conti offshore dell’International Consortium of Investigative Journalists (Icij), lo stesso che meno di sei mesi fa fece scoppiare lo scandalo dei Panama Papers. Questa volta nel mirino dell’inchiesta ci sono i dirigenti che, per sfuggire al fisco o alla giustizia, hanno posto la sede della propria società nell’isola caraibica.

Tra questi, salta all’occhio soprattutto il nome dell’ex vicepresidente della Commissione europea, che risulta amministratrice della società Mint Holdings Limited, con sede alle Bahamas dal 4 luglio 2000 al 1 ottobre 2009. Se dirigere una società di questo tipo non è illegale, certo la circostanza crea comunque non pochi imbarazzi a Kroes che nello stesso periodo era già al servizio della Commissione europea a cui aveva “dimenticato” di rivelare l’esistenza della società. Non solo: proprio in quel periodo, quello della Commissione Barroso I, Kroes era la commissaria alla Concorrenza e il suo compito era proprio quello di verificare che le imprese non violassero le regole fiscali. Al momento della nomina, Barroso fu fortemente criticato per la scelta visto che Kroes veniva ritenuta come legata alle grandi imprese. L’Olandese ha servito anche nella Commissione Barroso II come responsabile all’Agenda digitale.

Prevenendo di pochi giorni lo scoppio dello scandalo, Kroes ha inviato tramite i suoi avvocati una mail alla Commissione europea lo scorso venerdì, ammettendo l’esistenza della società non dichiarata all’epoca del mandato. Una comunicazione che è però rimasta sepolta tra le centinaia di mail che riceve ogni giorno Juncker e che è stata recuperata solo mercoledì sera, quando i servizi della Commissione hanno appreso dalla stampa le prime notizie sul coinvolgimento di Kroes nei Bahamas Leaks.

Gli avvocati dell’ex commissaria hanno ammesso che questa risultava come  “direttrice non esecutiva” dell’azienda, ma hanno sostenuto che si trattava soltanto di una “svista” che doveva essere corretta nel 2002 mentre questo non è avvenuto fino al 2009″. Secondo la difesa di Kroes, la società non è “mai stata operativa” e lei non ne ha ricevuto alcun vantaggio finanziario. L’olandese si è dichiarata “pronta ad assumersi la piena responsabilità” di quella che ha definito come una “dimenticanza”.

Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, questa mattina ha inviato una lettera all’ex commissaria chiedendo chiarimenti sulla questione: quando la commissaria avrebbe chiesto di correggere la svista che la definiva come dirigente della società, perché questa non era stata effettuata, quando la commissaria lo aveva saputo. Informazioni supplementari che Juncker ha chiesto di ricevere molto rapidamente. “Non ne sapevamo nulla – ha spiegato oggi un portavoce – ed ora aspettiamo di avere tutti i documenti sul tavolo per decidere come intervenire”. L’esecutivo comunitario ricorda comunque di non avere “servizi segreti o polizia” per verificare le dichiarazioni che i commissari europei sono obbligati a rendere. “Ci sono alcune cose che anche le regole più stringenti come le nostre non possono risolvere, questo è il caso di Barroso e dell’ex commissaria, che a quel che sembra non ha rispettato le regole”, ha sottolineato il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas.

La Commissione europea insomma si trova per il momento con le mani legate. L’unica possibilità di rivalersi sull’ex commissaria per l’accaduto sarebbe quella di privarla della pensione, che però la commissaria non riceve, o delle indennità ricevute. Kroes ha ricevuto, come da regolamento, un’indennità di transizione una volta terminato il suo incarico. Si tratta di una somma tra il 40% e il 65% del salario di base della commissaria (che dipende dalla durata del servizio e Kroes ha servito per dieci anni), versata per un periodo di tre anni dopo la fine del mandato. Un’indennità alla quale alcuni, come l’italiano Antonio Tajani, hanno però rinunciato. Una decisione su eventuali sanzioni che vadano a toccare questa indennità deve però arrivare dalla Corte di giustizia dell’Unione europea a cui la Commissione dovrebbe fare ricorso. Cosa che in passato è stata fatta, contro la commissaria francese Edith Cresson, membro della Commissione Santer, di cui la francese contribuì a provocare le dimissioni, finita al centro delle polemiche per aver fatto assumere un conoscente. In quel caso la Corte ritenne la commissaria colpevole ma decise di non comminare sanzioni. Al di là della possibilità di agire contro Kroes, la Commissione assicura che passerà in rassegna anche le decisioni prese dalla commissaria nel corso del suo mandato per verificare che non ci siano elementi sospetti.

La nuova rivelazione getta una nuova ombra sulla passata Commissione, dopo la decisione dell’ex presidente, José Manuel Barroso di accettare un incarico da presidente non esecutivo presso Goldman Sachs. Posizione su cui l’attuale esecutivo Ue sta ora tentando di fare chiarezza. Sempre membro della Commissione guidata dal portoghese era il maltese Joseph Dalli, costretto alle dimissioni per una storia, ancora non chiarita dalla giustizia, di rapporti illegittimi e forse anche di corruzione con alcune società produttrici di tabacchi. Qualche altra polemica era nata già alcuni mesi fa proprio su Kroes, quando questa diventò “consigliere” della società Uber, che lei, già da commissaria, per anni difese dagli attacchi sulla sua posizione nei riguardi del fisco e delle regole sul lavoro.

“Le rivelazioni sulle Bahamas sono una nuova prova dell’ampiezza inaccettabile dell’evasione fiscale nel mondo”, commenta il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici che ricorda che proprio la scorsa settimana la Commissione ha pubblicato una prima valutazione di rischio a livello globale per identificare i possibili paradisi fisali, segnalando le Bahamas come “Paese ad altro rischio” per i problemi con il sistema di imposizione locale. “Oggi chiedo di nuovo ai nostri Stati membri di arrivare ad una lista comune a livello Ue dei paradisi fiscali nel 2017”, continua il commissario, secondo cui “il processo dovrà includere sanzioni forti e concrete per i Paesi che rifiutano di rientrare nei ranghi fiscali e che forniscono un nascondiglio per evitare le imposte”.

Un coro di proteste arriva intanto dalle diverse forze politiche al Parlamento europeo. Il leader dei socialisti, Gianni Pittella si dice “scioccato” dalle nuove rivelazioni che arrivano dopo che “Barroso ha già minato l’immagine e la credibilità della Commissione” accettando l’incarico a Goldman Sachs. Il nuovo caso, secondo Pittella, “rischia di rovinare ulteriormente la reputazione delle istituzioni europee”. Per questo S&D “chiede a Jean-Claude Juncker di cambiare le regole di condotta per evitare conflitti di interesse così ovvi”. La sinistra unita Gue chiede una dichiarazione sul tema da parte di Commissione e Consiglio e un’indagine sui Bahamas Leaks da parte della commissione del Parlamento europeo che si sta già occupando dei Panama Papers. “Troppo spesso Commissione europea significa corruzione europea”, accusa l’eurodeputato Fabio De Masi, chiedendo che “la pensione e privilegi simili siano immediatamente tolti” a Neelie Kroes. Più cauto il partito popolare europeo: “Come con tutte le rivelazioni di questo tipo dobbiamo essere molto cauti ed evitare conclusioni premature”, chiede il gruppo, secondo cui “stiamo affrontando è uno scandalo globale e non un problema di singoli individui”.