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    Home » Politica » Migranti, Governo: “Non faremo campi di concentramento, partner Ue si mettano l’anima in pace”

    Migranti, Governo: “Non faremo campi di concentramento, partner Ue si mettano l’anima in pace”

    Il capo dipartimento per i migranti, Mario Morcone, accusa “l’insopportabile atteggiamento” del gruppo di Visegrad e le relocation ferme a 1.318 rifugiati

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    19 Ottobre 2016
    in Politica
    Migranti Grecia

    Roma – “Noi i campi di concentramento in questo Paese francamente non li faremo, per i valori che conosco non ci sono le condizioni, su questo si devono mettere l’anima in pace” quei partner europei che hanno “una sorta di ossessione rispetto all’Italia” e sono “pronti a darci denaro e risorse purché facciamo centri chiusi e hotspot”. È molto duro l’intervento del prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Diritti civili e Immigrazione del ministero degli Interni, davanti ai parlamentari del comitato Schengen.

    Morcone critica non solo “l’atteggiamento insopportabile” dei paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovachia e Ungheria), ma anche gli altri che di fatto non attuano gli accordi sottoscritti per la redistribuzione dei rifugiati. “Ad oggi ne abbiamo fatti appena 1.318” sui 40mila previsti, ricorda l’esponente del Viminale, denunciando che le nostre richieste di disponibilità di posti si scontrano con “gli egoismi nazionali”, anche da chi non ci si aspetterebbe. Per fare un paio di esempi, “la Spagna ce ne ha dati solo 13”, di posti, e “nella stessa Germania, che ne aveva promessi 500 al mese, abbiamo mandato solo 17 adulti e 3 bambini”.

    Per il dirigente ministeriale, dunque, “noi la nostra parte l’abbiamo fatta e continuiamo a farla”, identificando e registrando i migranti che arrivano, mentre “gli altri no” e per questo “siamo un po’ arrabbiati” con l’Ue, che ci fa oggetto di “un monitoraggio costante e ossessivo”. Niente “centri chiusi”, dunque, ma un progetto di accoglienza diffusa nei Comuni, da realizzare di intesa con l’Anci, e che sia in grado di gestire il problema dell’accoglienza “senza creare sconquassi nei territori.

    Accoglienza che nel 2016 ci costerà “1,2 miliardi di euro, ampiamente al di sotto di quello che i migranti che lavorano in Italia ci restituiscono in termini di Pil”, spiega Morcone richiamando l’attenzione su un altro tema, quello dei migranti economici di cui l’Italia ha comunque bisogno, in una certa misura, perché “che a raccogliere i pomodori siano solo stranieri è un dato di fatto”.

    Tags: hotspotimmigrazionemario morconemigrantiredistribuzionerelocationRifugiati

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