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    Home » Politica » Terrorismo, Minniti: “Perché Schengen regga necessari controlli seri e severi ai confini esterni”

    Terrorismo, Minniti: “Perché Schengen regga necessari controlli seri e severi ai confini esterni”

    Il ministro spinge sull’adozione dei sistemi Etias e Ees per rendere efficace la sicurezza nell’area di libera circolazione. Sull’immigrazione, il regolamento di Dublino è il “peccato originale” dell’assenza di solidarietà tra Paesi Ue

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    15 Febbraio 2017
    in Politica

    Roma –  Di fronte alla necessità di garantire sicurezza da una minaccia terroristica che sta “slittando verso una maggiore spontaneità e imprevedibilità”, la libera circolazione di uomini e merci, “per reggere ha bisogno di una politica seria e severa per il controllo dei confini esterni”. Ne è convinto il ministro degli interni, Marco Minniti, che davanti al comitato Schengen ricorda a deputati e senatori che “alcune cose si sono fatte”, come la costituzione della “Guardia costiera di frontiera europea” e l’adozione del Passenger name record (Pnr) dopo “una lunghissima fase di gestazione”, ma “ma dobbiamo pensare a un’altra serie di questioni su cui l’Europa sta discutendo”.

    In particolare, “la prima è l’European Travel Information and Authorisation System (Etias), ossia i controlli preventivi nei confronti delle persone che arrivano in Europa senza necessità di visto”, spiega Minniti. L’idea è di istituire, pur “senza reintrodurre i visti”, dei “controlli preventivi che consentano di costruire una banca dati che deve essere vista insieme con” l’altro strumento che il capo del Viminale ritiene fondamentale:  l’Entry/Exit System (Ees) “che conservi e registri i dati delle entrate e delle uscite dall’Ue”. Con l’Etias e l’Ees, secondo il ministro, la gestione della sicurezza nell’area Schengen diventerebbe “un sistema complesso e assolutamente interoperativo” che “si muove a maglie strette” ma “senza riproporre un’idea di un’Europa protezionista” e chiusa.

    Minniti ha poi ribadito la convinzione dell’esecutivo italiano sulla necessità di mantenere distinte la questione del terrorismo da quella dell’immigrazione. Su questo secondo fronte, il ministro lamenta che “il quadro delle relocation” di rifugiati dall’Italia agli altri Paesi membri sia “del tutto insoddisfacente”, perché “ne erano state fissate 40mila e ne abbiamo operative solo 3.200”. Sebbene sia stato chiuso un accordo con Berlino “che ha accettato di accogliere 500 migranti al mese”, prosegue, “la disponibilità tedesca non risolve un problema che riguarda l’intera Europa”, incapace di rispettare un impegno dal momento che “le relocation erano obbligatorie”.

    Secondo Minniti, il “peccato originale” che porta al mancato rispetto del principio di solidarietà tra Stati membri “è il regolamento di Dublino”. Tuttavia, sottolinea, “le risposte alla richiesta di un cambiamento verso un approccio più solidale e più comunitario non vanno nella direzione auspicata” dall’esecutivo italiano. Quindi, per chiedere “una maggiore presa di responsabilità dell’Europa” sulla questione migratoria, per è necessaria “anche una forte iniziativa a livello nazionale”, quella che il governo ha messo in campo con il piano per i migranti varato la scorsa settimana.

    Il fronte sul quale invece c’è maggiore sostegno dai partner europei e quello dell’azione esterna per ridurre i flussi migratori in arrivo. In questo ambito Minniti registra la “svolta” del Vertice Ue di La Valletta, dove è arrivato il pieno apprezzamento verso l’accordo di cooperazione tra Italia e Libia, dimostrando che “il Mediterraneo è stato rimesso al centro” dell’interesse strategico dell’Ue.

    Ora però, sottolinea il titolare degli Interni, “la sfida è implementare quell’accordo” dal momento che il Paese nordafricano è ancora lontano da una stabilizzazione per la quale serve una “normalizzazione del rapporto tra Est e Ovest”, tra il governo di Fayez Al Serraj riconosciuto internazionalmente e le forze del generale Khalifa Haftar.

    Per implementare l’accordo italo-libico bisogna partire dalla “protezione delle frontiere a Sud della Libia”, e il compito è agevolato dal “cruciale accordo siglato con il Niger insieme all’Unione europea”. Per quanto riguarda la frontiera Nord, e dunque il mediterraneo, Minniti risponde alle sollecitazioni della presidente del Comitato Schengen, Laura Ravetto, sottolineando che “non sembrano vicine” le condizioni – una richiesta formale della Libia e una decisione delle Nazioni unite – perché l’operazione Sophia avviata dall’Ue contro il traffico di migranti passi alla fase dell’azione in acque territoriali libiche. Però si può “mettere in condizione la guardia costiera libica” perché sia essa stessa a garantire gli interventi necessari per il contrasto ai trafficanti, ha precisato.

    Infine, tornando all’aspetto interno della questione migratoria, il ministro preme perché “si approvi il prima possibile” il disegno di legge sulla protezione dei minori stranieri non accompagnati, un provvedimento già approvato alla Camera e sul quale, secondo Minniti, “si ngioca il livello di civiltà di un Paese”.

    Tags: audizioneimmigrazionelibyamigrantiminnitiminori non accompagnatiravettoSchengensicurezzaterrorismo

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