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La Guardia costiera: “Le Ong non sono un fattore di attrazione per i migranti”

La Guardia costiera: “Le Ong non sono un fattore di attrazione per i migranti”

Il contrammiraglio Carlone contraddice la tesi del direttore di Frontex Fabbrice leggeri e di Lega e M5s. Gli interventi in acque libiche sono molto limitati e tutti autorizzati

Roma – “La presenza delle Ong non comporta quello che spesso viene definito un fattore di attrazione”. Il contrammiraglio Nicola Carlone, capo del terzo reparto Piani e operazioni del Comando generale della Guardia costiera italiana, esclude con decisione l’ipotesi che a far aumentare gli sbarchi di migranti sia l’attività di ricerca e soccorso in mare svolta dalle organizzazioni umanitarie presenti nel Mediterraneo. “In questi giorni abbiamo un tempo (meteorologico, ndr) abbastanza tranquillo, ci sono unità mercantili, di Ong, militari eccetera e non sta succedendo niente”, sottolinea Carlone in audizione davanti al Comitato Schengen, aggiungendo che “il fenomeno è governato esclusivamente a terra secondo modalità prettamente decise dalle organizzazioni criminali”.

Il contrammiraglio ritiene dunque che le operazioni di salvataggio condotte dalle Ong non abbiano un effetto ‘pull factor’ come denunciato dal direttore di Frontex, Fabbrice Leggeri, e sostenuto dalla Lega Nord e dal Movimento 5 Stelle. Piuttosto, le navi delle Ong “hanno alleggerito” gli oneri a carico della flotta commerciale italiana. Prima che aumentasse la presenza delle organizzazioni umanitarie, infatti, i mercantili svolgevano un ruolo importante nel salvataggio, via via sostituito da quello delle Ong. “Nel 2014 abbiamo dirottato 800 mercantili, e 250 di essi hanno soccorso 40mila persone”, spiega Carlone. “Nel 2015 abbiamo più o meno pareggiato tra ong e mercantili” le operazioni svolte”, e “nel 2016 hanno prevalso le Ong”.

Poi ci sono le accuse rivolte alle sigle del volontariato di andare a prendere i migranti direttamente nelle acque territoriali libiche. Alcuni esponenti pentastellati hanno parlato di un “servizio taxi” che consentirebbe agli scafisti di non sconfinare in acque internazionali, dove sarebbero esposti agli interventi della missione Sophia voluta dall’Ue per contrastare i trafficanti. “Gli ingressi nelle acque territoriali non sono mai stati esercitate in maniera autonoma dal Centro di soccorso (italiano, ndr) o dalle unità coordinate da noi”, ha precisato Carlone. “Fino ad ora, tutte le unità che sono intervenute sono sempre state autorizzate”, ha proseguito. Inoltre, questi casi “sono sporadici, circa 16 nel 2016”, ha concluso.

Sul ruolo delle Ong nella gestione dei flussi migratori è intervenuto anche l’ammiraglio di divisione Donato Marzano, comandante in capo della squadra navale, che in audizione davanti alla commissione Difesa del Senato – la stessa che nel primo pomeriggio ascolterà il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro – ha confermato quanto sostenuto dall’ammiraglio Enrico Credendino, comandante dell’operazione Sophia, dichiarato che “non esistono evidenze di manovre o attività ad opera delle Ong che abbiamo costituito intralcio allo svolgimento delle operazioni della squadra navale nell’area”. Anzi, ha aggiunto Marzano, “alcune Ong contribuiscono a integrare” le operazioni di salvataggio condotte da parte degli “assetti istituzionali presenti nel bacino libico tunisino.

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