Bruxelles – La Commissione europea propone un programma di spesa comune per l’industria delle difesa. Un’iniziativa che intende portare a un diverso modo di spendere denaro all’interno dell’area Ue, dove gli Stati membri comunque già non spendono poco e saranno chiamati a farlo di più per impegni Nato (raggiungere il 2% del Pil). Secondo i dati Eurostat diffusi per l’occasione, soltanto nel 2015 i Paesi dell’Unione europea hanno speso complessivamente circa 200 miliardi di euro (199.902.800.000), con Regno Unito (54,9 miliardi), Francia (38,3 miliardi), Germania (30,5 miliardi) e Italia (19,7 miliardi) che da soli rappresentano quasi tre quarti della spesa complessiva dell’Ue a 28 (72%).
Le risorse investite nel settore della difesa dai governi rappresenta l’1,4% del Prodotto interno lordo comunitario. A guardare i dati percentuali riferiti al Pil, a spendere di più sono Grecia (2,7%) e Regno Unito (2,1%). Il terzo Paese per risorse investite sul totale delle ricchezze nazionali l’Estonia, (1,9%). Di fatto appena due degli Stati Ue membri della Nato soddisfano l’obbligo di spesa del 2% del prodotto interno lordo in sicurezza e difesa stabilito dall’Alleanza atlantica. L’Italia si colloca all’undicesimo posto (1,2%), davanti alla Germania (1%).





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