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    Home » Economia » Brexit, l’Ue si prepara a controllare la City di Londra

    Brexit, l’Ue si prepara a controllare la City di Londra

    Presentate le proposte di modifica alle legislazione comunitaria. Prevista una stretta sui derivati e gli intermediari finanziari. Pieni poteri all'Esma, operatori "sistemici" dovranno lasciare Londra

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    13 Giugno 2017
    in Economia
    La City, il distretto finanziario di Londra

    La City, il distretto finanziario di Londra

    Bruxelles – La Commissione vuole il controllo della City di Londra. Vanno in questo senso le proposte di modifica del regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo (Emir) adottate dal collegio dei commissari riunito a Strasburgo. Non si tratta di misure punitive nei confronti del Regno Unito per la Brexit né del desiderio di cambiare la sede dei centri finanziari europei, almeno così sostiene l’esecutivo comunitario. Si vuole garantire stabilità finanziaria in Europa, una volta che Londra sarà un Paese terzo. L’esecutivo propone di dare più poteri all’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati con sede a Parigi. Sarà questo l’organismo responsabile per la sorveglianza dei mercati secondari, quelli dove si scambiano i derivati.

    I derivati sono titoli e contratti il cui costo e valore è basato sul valore di un altro strumento finanziario o sulla possibilità che un determinato evento si verifichi in futuro. Sempre più spesso le transazioni avvengono per mezzo di intermediari noti come “controparti centrali”, che si inseriscono tra i due contraenti. Essenzialmente il mediatore compra il rischio della banca e lo rivende all’acquirente. Il mercato muove cifre da capogiro. A fine giugno 2016 il flusso globale di affari sui mercati di strumenti derivati ammontava 544 trilioni di dollari, il 62% dei quali (337 trilioni) nelle mani degli intermediari. Il problema è che il mercato, e di conseguenza i suoi operatori, pone problemi di trasparenza. Se qualcosa va storto, si pongono problemi di liquidità per le banche. Il regolamento Emir, così com’è, “ha dimostrato alcune carenze per quanto riguarda la supervisione in Paesi terzi”, e con la Brexit il Regno Unito lo diverrà. In prospettiva, sottolinea l’esecutivo comunitario, con l’addio di Londra questi rischi aumenteranno.

    La Commissione ha quindi proposto una stretta sugli intermediari di Paesi terzi. Dettaglio non da poco, visti che un volume “significativo” di derivati viene scambiati a Londra. Finché il Regno Unito sarà parte dell’Ue non ci sarà bisogno di interventi, ma con la Brexit la base giuridica alla base delle relazioni tra la city e l’Ue verrà meno. Il collegio dei commissari ha discusso due ipotesi: o rendere la Bce responsabile per la supervisione nel Regno Unito, o costringere tutti gli intermediari a trasferirsi nell’Ue lasciando Londra. Alla fine si è optato per una soluzione intermedia: l’Esma verrà dotata di nuovi poteri per poter monitorare il mercato. Qualora vedrà che intermediari rappresentano un rischio sistemico per l’Ue, ne chiederà lo spostamento su suolo pena la fine delle operazioni. Questo implica ottenere le autorizzazioni Ue, e per ottenere si devono soddisfare regole e criteri comunitari. La richiesta dell’Esma sarà fatta alla Commissione, che si prepara al controllo della City di Londra. “La sicurezza e la stabilità del nostro sistema finanziario restano una priorità”, ribadisce Valdis Dombrovskis, commissario per la i Mercati finanziari. “Mentre affrontiamo la partenza del più grande centro finanziario dell’Unione europea, dobbiamo apportare degli adeguamenti alle nostre regole per garantire che i nostri sforzi rimangano in linea” con quanto fatto finora.

    Tags: brexitCitycity di londracommissione europeaDerivatiEsmafinanzanegoziatiueValdis Dombrovskis

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