Bruxelles – La Brexit si porta via il Partenone dal British Museum, e i marmi dell’acropoli ateniese possono finire per tenere in scacco Londra nei negoziati. Strano, ma vero. Risultato di una storia mai conclusa tutta ellenico-britannica, e quindi europea, che si ripropone dopo due secoli di paziente e anche ostile attesa. Ora è tempo di reclamare le sculture razziate duecento anni fa, i reperti attualmente esposti nel noto museo londinese dovranno tornare a casa, ad Atene, sostiene Alexis Mantheakis, presidente dell’International Parthenon Sculptures Action Committe, il comitato internazionale per le sculture del Partenone. Il perché di tutto questo è presto detto. Il fatto che l’accordo finale per Brexit dovrà essere approvato da tutti i parlamenti nazionali degli Stati membri dell’Unione Europea, dà ad Atene uno strumento per ottenere il rimpatrio delle sculture, 200 anni dopo che sono stati estratti dal tempio del Partenone con ordini di Lord Elgin.
Ecco dunque che la Brexit si tramuta nel classico coperchio che apre il noto vaso di Pandora, il leggendario contenitori di tutti i mali del mondo. Ecco quindi che uno dopo l’altro, piano piano, tutti i mali e i malumori europei tenuti più o meno faticosamente sotto controllo, riemergono con grande prepotenza mettendo l’Europa di fronte ai propri fantasmi del passato. Prima Gibilterra, poi l’Irlanda, adesso Lord Thomas Bruce, VII conte di Elgin (1766-1841), noto per aver asportato le statue del Partenone per darle a Londra. Un saccheggio risalente ai primi dell’Ottocento, che i greci non dimenticano e non perdonano. Nel 1816 il governo del Regno Unito pagò 35mila Sterline alla Grecia, nel tentativo ‘diplomatico’ di rimediare alle esportazioni (sarebbe il caso di dire asportazioni?) di Elgin. A quanto pare non è bastato. I Greci adesso presentano il conto. “Gli inglesi dovranno ricevere l’approvazione del Parlamento greco per qualunque cosa essi vogliono” nel processo che deve portare alla Brexit, ricorda Mantheakis. Secondo lui la questione non dovrebbe rivelarsi troppo complicata, in quanto l’opinione pubblica britannica sarebbe tutto sommato favorevole alla restituzione dei reperti. Bisognerà vedere. La Brexit rischia comunque di entrare anche nel British Museum.

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