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    Home » Politica » Tajani: “Su riforma anti-dumping niente accordi a scatola chiusa”

    Tajani: “Su riforma anti-dumping niente accordi a scatola chiusa”

    Il presidente del Parlamento europeo ammonisce Commissione e Consiglio in vista del trilogo sulle misure di difesa dell’industria europea dalla concorrenza sleale della Cina

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    7 Settembre 2017
    in Politica

    Roma – Nel trilogo sulla modifica delle misure anti-dumping per la difesa dell’industria europea dalla concorrenza sleale cinese, “non è accettabile una riforma a scatola chiusa”. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, ammonisce le altre due istituzioni impegnate nella trattativa, Consiglio e Commissione, in vista del confronto in programma il prossimo 12 settembre: “Se le condizioni sono queste, meglio un rinvio che un brutto accordo”, dice in un’intervista pubblicata dal Sole 24 Ore.

    Sembra dunque concreta la possibilità che non si riesca a raggiungere un’intesa sulla riforma degli strumenti anti-dumping dell’Ue, pensata in particolare per proteggere le imprese europee dall’aggressività di quelle cinesi. “Condividiamo l’idea di arrivare a una definizione rapida del nuovo regolamento”, concede Tajani, “ma non a tutti i costi” e “rischiando di varare misure che poi potrebbero rivelarsi inefficaci o addirittura controproducenti”.

    È soprattutto l’esecutivo comunitario il destinatario dei moniti di Tajani: “Non possiamo accettare l’imposizione di un’istituzione europea, la Commissione, su un’altra, il Parlamento, l’unica tra l’altro che ha ricevuto un voto popolare”.

    Il presidente interviene anche sull’idea di organizzare un meccanismo di difesa anche per gli appetiti predatori di Paesi terzi sulle aziende strategiche europee, visto lo ‘shopping’ soprattutto cinese nell’Ue. “Sono favorevole alla proposta di Italia, Germania e Francia di istituire un controllo, come avviene negli Usa dove c’è un’agenzia che si occupa di questo”, indica Tajani. Poi, sul caso Fincantieri-Stx, l’ex commissario all’Industria auspica che “Italia e Francia arrivino davvero a un’intesa”, e critica la scelta di Parigi di non aver rispettato l’accordo per la cessione del cantiere navale di Saint Nazaire. Dopo aver sottoscritto, come ha fatto la Francia, l’impegno per una comune industria europea della Difesa, il dietrofront “non mi pare coerente”, sentenzia l’esponente del Ppe.

    Il negoziato preoccupa anche l’europarlamentare e vicesegretario federale della Lega Nord Lorenzo Fontana. “Se l’atteggiamento di Commissione e Consiglio continuerà ad essere così timoroso e reverenziale nei confronti della Cina – osserva il leghista -, l’esito del negoziato sulla riforma della metodologia antidumping Ue non potrà vederci favorevoli”.

    Fontana sottolinea che “qui è in gioco il destino delle eccellenze produttive d’Italia, in settori importantissimi e decisivi: non sono ammissibili atteggiamenti timorosi nei confronti della Cina. Basterebbe applicare le norme utilizzate, ad esempio, dagli Usa. Pensiamo a un Buy-European, sulla scorta di alcune esperienze virtuose messe in atto oltreoceano”. Però, secondo il vicesegretario della Lega, “purtroppo da un’Europa che non ha neppure norme obbligatorie sul ‘Made in’ è difficile che si possano ottenere risultati significativi su questo tema”.

    Tags: anti-dumpingcinaconcorrenzaFIncantieriindustriaLorenzo Fontanaprotezionismoriformaslealetajani

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