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Cipro ha guadagnato 4 miliardi 'vendendo' la cittadinanza europea

Cipro ha guadagnato 4 miliardi 'vendendo' la cittadinanza europea

Chi investe almeno 2 milioni di euro nel Paese ha diritto a ottenere il passaporto. Oligarchi russi e ucraini sono quelli che più hanno approfittato di questa legge per diventare europei

Bruxelles – Il governo di Cipro ha incassato 4 miliardi negli ultimi 4 anni ‘vendendo’ la cittadinanza nell’isola, e dunque anche quella europea, principalmente a milionari russi e ucraini. Lo rivela un documento ottenuto dal Guardian che contiene anche una lista dei nomi, alcuni dei quali di personaggi discutibili, di coloro che hanno approfittato della legge che garantisce un passaporto del Paese a chi investe due milioni di euro in proprietà, in una società o in titoli di Stato. La legge, emanata nel 2013, fino allo scorso anno non richiedeva nemmeno la conoscenza della lingua e la residenza, ma solo di visitare la parte europea dell’isola almeno una volta ogni sette anni. Ora viene richiesto anche un permesso di residenza ma in una abitazione dal valore di almeno 500mila euro.

A quanto pare sono almeno 400 le persone che hanno approfittato di questo programma solo lo scorso anno e tra loro ci sono anche un ex deputato russo, il fondatore della principale banca commerciale dell’ucraina e un miliardario del settore delle scommesse. Il programma è stato lanciato nel 2013 ma anche prima era possibile acquistare la cittadinanza del Paese per ragioni economiche, anche se serviva uno speciale via libera del ministero. Nel 2010 divenne cittadini Rami Makhlouf, il cugino del presidente siriano Bashar al-Assad, che dal 2008 era oggetto di sanzioni da parte degli Usa e che lo è stato anche dall’Unione europea nel 2010. Nella lista ci sono poi Alexander Ponomarenko, un industriale vicino al presidente Vladimir Putin, e Leonid Lebedev, proprietario della holding Sintez Group, nonché diversi oligarchi ucraini, fra cui Konstantin Grigorishin, accusato di evasione fiscale.

“Le condizioni per ottenere cittadinanza sono regolate dal leggi nazionali, leggi soggette al rispetto delle direttive europee. Il principale criterio è quello di avere un legame genuino con il Paese o la sua popolazione”, ha ricordato il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, secondo cui “visto che la cittadinanza nazionale è la precondizione per accedere ai diritti concessi dai trattati comunitari gli Stati dovrebbero usare la loro prerogativa per accordare la cittadinanza in uno spirito di sincera collaborazione”.

“Uno scandalo dopo l’altro. Dopo tanto parlare di ius soli, scopriamo che la questione è diventata ‘ius soldi’. Si attraggono con disinvoltura oligarchi, alcuni dei quali al centro di scandali di corruzione, svendendo la cittadinanza europea e calpestandone i valori”, affermano in una nota il segretario e l’eurodeputata di Possibile, Pippo Civati ed Elly Schlein. Per i due “non è tollerabile questa concorrenza fiscale spietata tra Stati membri a colpi di agevolazioni fiscali e segretezza, così l’Unione si sfalda”, e per questo “la Commissione europea deve fare valutazioni di impatto e di rischio di questi schemi e assicurare che negli Stati membri vengano fatte adeguate verifiche di sicurezza”.

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