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    Home » Cronaca » Ue e Onu per i giovani del Sud del Mediterraneo: qualcosa si muove, ma non basta

    Ue e Onu per i giovani del Sud del Mediterraneo: qualcosa si muove, ma non basta

    L'iniziativa Networks of Mediterranean Youth , non è riuscita ad eliminare la disoccupazione giovanile, né a garantire la libertà di espressione. "Ma ogni cambiamento strutturale della società ha i suoi tempi"

    Giulia Giacobini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@GiuliaGiacobini" target="_blank">@GiuliaGiacobini</a> di Giulia Giacobini @GiuliaGiacobini
    20 Settembre 2017
    in Cronaca

    Bruxelles – Gli sforzi congiunti di Unione Europea e Nazioni Unite per combattere la disoccupazione giovanile e implementare la presenza dei giovani nei media e nelle istituzioni del sud del Mediterraneo sono risultati efficaci solo in parte.

    Il progetto Networks of Mediterranean Youth (Net-Med Youth) lanciato dalla Commissione e dalle Nazioni Unite nel 2014, ha permesso a 150 ragazzi e ragazze provenienti da dieci regioni del sud del Mediterraneo (Algeria, Egitto Israele, Giordania Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia) di prendere parte a workshop, training, scambi interculturali e attività di networking. Questo ha portato, tra l’altro, alla creazione di una radio libanese fatta dai giovani per i giovani, ad una youth strategy per la Palestina e ad una proposta di riforma della Costituzione libica che, se approvata, permetterebbe a un trentacinquenne di diventare presidente.

    Ciò nonostante, la situazione dei giovani nell’area è rimasta per lo più invariata. “Ogni cambiamento strutturale della società richiede i suoi tempi”, ha detto Nada Al-Sharif, vicedirettrice dell’Unesco per le scienze umane e sociali, secondo cui bisogna essere comunque “molto orgogliosi” di quanto fatto finora e “assicurarsi che ci sia un seguito”. Al-Nashif è convinta che i progressi in materia di media, sviluppo sostenibile ed empowerment sono importanti soprattutto perché dimostrano che ci si è mossi nella giusta direzione, ma non sufficienti. “Non siamo ancora riusciti a coinvolgere i giovani che vivono nelle aree rurali e la presenza dei ragazzi con disabilità è ancora molto bassa ovunque”, ha sottolineato la vicedirettrice. A suo giudizio, non ci si può ritenere soddisfatti neanche quando si guarda ai cambiamenti nel mercato del lavoro. “Va bene il reskilling ma non dimentichiamo che ci sono ancora persone che non riescono a trovare un lavoro adeguato alla formazione che hanno ricevuto e per questo emigrano”, ha detto Al-Nashif.

    Un altro problema che il Net-MedYouth non è riuscito a risolvere è quello della libertà di espressione: un “miraggio” secondo Schams El-Ghoneimi, consigliere di politica estera del parlamentare europeo Alyn Smith. “In Egitto, la maggior parte dei detenuti politici ha un’età molto bassa, il che significa che non c’è un problema di attivismo giovanile ma di diritti”, ha detto El-Ghomeini. “In Scozia, i giovani hanno partecipato in massa al referendum per l’indipendenza dal Regno Unito. Nel Mediterraneo, scendono in strada e protestano. Sono appassionati ma è vero anche che spesso non hanno niente da perdere”.

    Tags: commissione europeagiovanimediterraneoNada Al-Sharifnazioni uniteonuSchams El-Ghoneimiueunesco

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