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    Home » Economia » Nuove regole Ue antidumping “contro la concorrenza sleale che distrugge posti di lavoro”

    Nuove regole Ue antidumping “contro la concorrenza sleale che distrugge posti di lavoro”

    Il provvedimento necessario dopo il riconoscimento della Cina come economia di mercato

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    3 Ottobre 2017
    in Economia

    dal nostro inviato

    Strasburgo – L’Unione europea avrà nuove regole e strumenti per combattere il dumping, l’esportazione dai Paesi terzi di merci a prezzi molto inferiori a quelli di mercato allo scopo di conquistare i mercati di altre regioni del mondo. Parlamento e Consiglio Ue hanno trovato un accordo sulla legislazione che introduce una nuova metodologia per calcolare i margini di dumping, con “regole formulate in modo neutrale e nel pieno rispetto degli obblighi dell’Ue all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc)”, assicura la Commissione.

    “Questa proposta della Commissione è nata come risposta al problema del riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina: un obbligo sul piano procedurale che si scontrava con evidenti incongruenze nella realtà dei fatti e che rischiava di esporre le nostre imprese e i nostri lavoratori a una competizione sleale che ne avrebbe compromesso la stessa esistenza”, spiega Alessia Mosca, coordinatrice dei socialisti in commissione Commercio Internazionale. “Queste regole non riguardano in particolare un Paese”, garantisce il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ma serviranno “semplicemente per assicurarsi di avere i mezzi per agire contro la concorrenza sleale che porta alla distruzione di posti di lavoro nell’Ue”.

    Nel determinare le distorsioni, saranno considerati diversi criteri, come le politiche di intervento statali ritenute troppo pervasive, la presenza diffusa delle imprese statali, la discriminazione a favore delle imprese nazionali e la mancanza di indipendenza del settore finanziario. “Tutti i Paesi possono beneficiare di un commercio globale libero ed equo, ma ognuno deve rispettare le stesse regole. Non è sicuramente così quando gli esportatori lavorano in un sistema di proprietà statale”, ha attaccato Salvatore Cicu del Ppe, relatore del provvedimento per l’Assemblea comunitaria. Per la prima volta poi si terrà conto del rispetto delle norme internazionali in materia di lavoro e di ambiente.

    Il nuovo approccio per l’esame delle distorsioni sostanziali del mercato differisce tra i membri dell’Omc e non e sostituisce l’attuale metodologia di calcolo basata sullo status di economia di mercato o meno. Questo perché con l’ingresso della Cina nel Wto le distorsioni nelle esportazioni potrebbero ora arrivare da una economia riconosciuta ormai come di mercato.

    L’onere della prova è spostato anche sull’accusato ma non sempre, in quanto spostare l’onere della prova sempre su di lui sarebbe una violazione delle regole del commercio internazionale e sarebbe facilmente impugnabile. Starà alle imprese europee il compito di lanciare un’accusa motivata e basata su indizi ma l’industria sotto indagine potrà portare prove di non violare le regole se non vuole che alle sue merci siano imposti dei dazi anti-dumping all’ingresso nell’Ue. “L’onere della prova per le imprese europee non aumenta. Noi lavoriamo già in stretta cooperazione con le aziende e continuerà ad essere la Commissione a produrre dei report sui quali poi le industrie potranno basarsi quando chiedono l’attivazione di una procedura anti-dumping”, ha spiegato la commissaria al Commercio Cecilia Malmström. La Commissione ha anche immaginato strumenti per sostenere le Pmi in caso siano loro a voler attivare la procedura ma non dispongano dei mezzi necessari per mettere in piedi un caso.

    Markus J. Beyrer, Direttore Generale di BusinessEurope (l’associazione delle Confindustrie europee), è soddisfatto: “Accogliamo con favore che i nostri punti di vista sono stati riflessi nell’esito del dialogo costruttivo tra le istituzioni dell’Ue -afferma in una nota – . La nuova metodologia assicura l’obiettività nel determinare le distorsioni del mercato sulla base di criteri tecnici e di lavorabilità per l’industria, il che significa che nessun carico di lavoro sarà imposto agli operatori economici dell’Ue rispetto alla normativa vigente”.

    Ma il Movimento 5 Stelle che con David Borrelli definisce l’accordo “ambiguo” in quanto “oscuro e privo di chiarezza giuridica”. Per Borrelli “è una sconfitta per il Parlamento sul punto più cruciale: l’onere della prova” che non è sempre a carico delle imprese sotto accusa, una “vittoria per gli eurocrati preoccupati di non irritare la Cina. Non più regole certe e vincolanti, ma ‘dichiarazioni’ della Commissione, una novità sul piano giuridico il cui valore in concreto resta tutto da vedere”.

    L’accordo informale sarà messo ai voti in commissione commercio internazionale il 12 ottobre e in plenaria nel corso la sessione di novembre a Strasburgo in modo da poter entrare in vigore entro la fine dell’anno.

    Tags: Alessia MoscaantidumpingBusinessEuropecinadumpingparlamento europeoSalvatore Cicuunione europea

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