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    Home » Politica » Difesa comune, le aziende italiane temono di essere schiacciate da quelle francesi e tedesche

    Difesa comune, le aziende italiane temono di essere schiacciate da quelle francesi e tedesche

    La federazione delle imprese del settore denuncia: “In una razionalizzazione del sistema europeo rischiamo di essere il vaso di coccio”. Per evitarlo servono più investimenti

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    10 Ottobre 2017
    in Politica

    Roma – Il progetto della difesa comune, che al momento si sta sviluppando sul piano della capacità industriale, rappresenta dei vantaggi. Lo riconosce anche l’Aiad, la Federazione delle aziende italiane dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza, che però punta il dito sui rischi che possono derivare dalla messa in comune delle capacità produttive e di ricerca nel settore. “Attualmente”, mette in guardia il presidente dell’Aiad Guido Crosetto, “il peso delle aziende italiane in Europa è inferiore a quello di altri paesi”. A farla da padroni sono “francesi e tedeschi” aggiunge l’ex sottosegretario alla Difesa, e “in una razionalizzazione del sistema europeo rischiamo di essere il vaso di coccio”.

    Crosetto, in audizione davanti alle commissioni Difesa e Attività produttive della Camera, indica che “il punto di arrivo della proposta della Commissione Ue è una sola difesa europea e una sola industria”, il che comporta “sostanzialmente una riduzione dei sistemi d’arma a un quinto di quelli attuali”, cosa che si traduce anche nella conseguente “riduzione delle aziende che li producono”. E dal momento che quelle italiane sembrano partire con un gap rispetto a quelle di Francia e Germania, il presidente dell’Aiad vede “il rischio di perdere un intero settore industriale”.

    L’ex parlamentare riconosce che il piano europeo per la difesa “dal punto di vista dell’Unione sia un vantaggio, se consideriamo l’Ue come fosse una sola nazione”. Eliminando i duplicati e unendo forze e risorse, ammette, ci saranno risparmi. Tuttavia, ciò comporta “una selezione delle industrie della difesa europee”, indica, “e noi non siamo in una posizione di leadership, quindi rischiamo conseguenze negative”. Conseguenze che si possono ovviare solo con importanti sforzi di bilancio.

    “Né io né voi possiamo fermare il progetto” della difesa comune, concede Crosetto, consapevole che l’integrazione in questo ambito sarà difficilmente arrestabile. Quello che chiede ai parlamentari è di prendere “con coscienza” la decisione sulla partecipazione italiana. Perché a ben vedere, secondo l’ex sottosegretario, il modo per attenuare i rischi di un impatto negativo sull’industria italiana c’è: servono più soldi. “Difficilmente potremo avere un peso maggiore in Europa con gli attuali livelli di spesa” per la difesa, denuncia il numero uno dell’Aiad. Se si vuole porre rimedio, avverte, “dobbiamo sapere che ci sarà un notevole impatto di bilancio, perché si dovrà arrivare al 2% del Pil (come richiede la Nato, ndr), altrimenti rischieremo di perdere questo settore industriale”.

    Tags: Aiadaudizionecomunecrosettodifesafondo europeo difesainvestimentiue

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