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Il Parlamento catalano ritorna al lavoro, sarà presieduto dall'indipendentista Torrent
Roger Torrent eletto presidente del parlamento catalano

Il Parlamento catalano ritorna al lavoro, sarà presieduto dall'indipendentista Torrent

Concessa la possibilità di voto per delega anche ai tre deputati in prigione ma non a Puigdemont e gli altri 4 membri del governo in 'esilio' a Bruxelles. Ora si punta a rieleggere il leader separatista alla testa del governo ma non sarà semplice

Bruxelles – Il Parlamento catalano torna in funzione e oggi ha tenuto la sua prima seduta dopo la dichiarazione di indipendenza e il conseguente scioglimento imposto dal governo di Madrid ad ottobre. Le elezioni dello scorso 21 dicembre hanno visto una ulteriore vittoria dei separatisti che hanno ottenuto 70 seggi su 135, anche se oggi mancavano 8 deputati visto che tre degli eletti si trovano in carcere (ma oggi hanno votato per delega) e 5 in “esilio” a Bruxelles, fra cui il presidente uscente Carles Puidgemont. Sui loro seggi sono stati messi dei grandi fiocchi gialli, simbolo della campagna per i ‘detenuti politici’, e i deputati della maggioranza hanno salutato con lunghi applausi i nomi degli assenti quando sono stati chiamati dalla presidenza provvisoria al voto nominale per l’elezione del nuovo presidente dell’assemblea.

Ad essere eletto per questa carica Roger Torrent della Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc), mentre i suoi vice saranno il secessionista Josep Costa di Junts per Catalunya (JxCat) di Puigdemont e l’unionista José Maria Espejo (Ciudadanos), mentre i segretari gli indipendentisti Eusebio Campdepadros (JxCat) e Alba Verges (Erc) e gli unionisti Joan Garcia (Ciudadanos) e David Perez (Psc).

Senza i 4 eletti in ‘esilio’ gli indipendentisti non avevano la maggioranza dei 135 deputati, anche se avevano comunque più voti del fronte “unionista” che ha solo 57 deputati. Gli otto rappresentanti di Catalunya en Comù, l’emanazione catalana di Podemos, hanno scelto l’astensione, rendendo così sicura la maggioranza dei separatisti.

Adesso però si apre la partita più complicata, quella della presidenza della regione. Gli indipendentisti vogliono rieleggere Puigdemont, che però non può tornare nel Paese perché ancora soggetto a un mandato di arresto per ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici. Il regolamento non è esplicito sulla necessità della presenza fisica in aula del candidato che deve presentare il proprio programma e la propria candidatura e quindi si pensa a una sua presenza virtuale, attraverso un collegamento in videoconferenza, o per delega. Ma la strada è in salita e queste scelte potrebbero portare facilmente a di ricorsi. L’idea degli indipendentisti è allora quella di modificare il regolamento perché preveda esplicitamente la possibilità di una delega per la lettura del programma e su cui verrebbe di fatto effettuato il voto di investitura. Anche in questo caso Madrid farebbe ricorso ma forse ci sarebbero maggiori possibilità di vittoria.

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