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    Home » Politica » Sicurezza, “La sfida è regolare l’intelligence garantendo i diritti fondamentali”

    Sicurezza, “La sfida è regolare l’intelligence garantendo i diritti fondamentali”

    Per conciliare esigenze di controllo e diritto alla privacy, secondo l’Ue servono regole precise, un controllo indipendente sui servizi e possibilità di ricorso efficaci

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    17 Gennaio 2018
    in Politica
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    Roma – Nell’era in cui le minacce alla sicurezza sono alte e si moltiplicano anche i dati personali e le comunicazioni da proteggere, “la sfida principale del legislatore è regolamentare i servizi di intelligence senza svelarne la specificità delle azioni, e allo stesso tempo garantire il rispetto dei diritti fondamentali” delle persone. Ne è convinto Mario Oetheimer, funzionario dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali, che a Palazzo Giustiniani, a Roma, ha presentato il rapporto ‘Sorveglianza da parte dei servizi di intelligence: garanzie dei diritti fondamentali e mezzi di ricorso nell’Ue’, promosso dalla presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

    Il rappresentante dell’agenzia, illustrando il rapporto, ha sottolineato i “due ostacoli che minano l’efficacia degli organismi di controllo” deputati a vigilare sull’operato degli 007: in primo luogo “il non pieno accesso ai dati raccolti”, e poi “l’incapacità di utilizzarli a pieno”. Secondo Oetheimer va dunque individuata la strada per rendere più efficaci gli organismi di controllo, la cui “apertura al pubblico è fondamentale per promuovere la fiducia” dei cittadini nell’operato dei servizi di sicurezza.

    Il percorso per conciliare la necessità di sorvegliare le comunicazioni con il diritto alla privacy, suggerisce il rapporto dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali, può essere più agevole se si stabiliscono regole precise e dettagliate che regolamentino l’attività intelligence. Serve inoltre un controllo indipendente e continuo sui servizi di informazione, da parte di un’autorità che abbia poteri sufficienti per intervenire in caso di violazioni. Infine, è necessario assicurare possibilità di ricorso efficaci contro eventuali abusi.

    “La tutela dei diritti fondamentali dei cittadini è un obiettivo principale per chi fa il mio lavoro”, è la risposta arrivata da Alessandro Pansa, direttore generale del Dis (Dipartimento informazioni per la sicurezza). “Quando ai servizi segreti si parla di trasparenza si crea un po’ di confusione”, ha ammesso il prefetto, perché “l’essere trasparenti per uno che si chiama segreto è complicato, è impossibile coniugare le due cose”. Mentre “correttezza e legalità sono due concetti che si coniugano benissimo”, per la “trasparenza è un po’ complicato”, ha rimarcato. Pansa ha poi denunciato che “negli ultimi anni i Governi del nostro Paese si sono un po’ distratti”, consentendo “che quattro aziende private detenessero la più grande quantità di informazioni prodotta al mondo”. Una mole “che ogni anno si riproduce in maniera superiore a tutti gli anni precedenti”, ha proseguito Pansa sottolineando come, tra le quattro aziende menzionate, “una sola consenta l’accesso a quelle informazioni”.

    La mole ingente di dati raccolti è la principale preoccupazione di Antonello Soro, presidente dell’Autorità italiana per la protezione dei dati, che intervenendo alla presentazione non ha mancato di attaccare la norma italiana che prevede la conservazione di tutti dati di traffico telefonico e internet per sei anni da parte dei provider. Si tratta a suo avviso di una prescrizione “difficilmente compatibile con quel principio di proporzionalità tra esigenze investigative e protezione dati sancito dalla Corte di giustizia” europea. Incompatibilità per altro già segnalata dal Garante europeo per la protezione dei dati, Giovanni Buttarelli, in un’intervista rilasciata a Eunews prima dell’approvazione definitiva della norma.

    Per il garante è poi un errore “illudersi di poter delegare a un algoritmo le strategie di indagine”. Queste “devono basarsi su di una raccolta selettiva dei dati”, non fatta “a strascico” come in una pesca indiscriminata. Solo “l’ineliminabile fattore umano”, per Soro, è “capace di dare senso e forma a masse di dati altrimenti prive di alcun significato”. Il presidente dell’Autorità per la privacy è convinto che “il modo migliore per difendere la nostra sicurezza” sia “proteggere i nostri dati” ed “evitarne le raccolte massive”. In questo modo si limita anche “la superficie d’attacco per un terrorismo che sempre più si alimenta della rete”, ha concluso.

    Tags: Antonello SorocopasirDati personalidiritti fondamentaligaranteindaginiintelligenceprivacyservizi segretisicurezzaterrorismo

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