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    Home » Economia » Draghi: Dal 2013 creati 7,5 mln di posti di lavoro, recuperati quelli persi con la crisi

    Draghi: Dal 2013 creati 7,5 mln di posti di lavoro, recuperati quelli persi con la crisi

    "Il problema è che i salari sono ancora troppo bassi", spiega il vicepresidente Constancio, secondo cui le banche italiane non fanno paura

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    9 Aprile 2018
    in Economia
    Il presidente della Bce, Mario Draghi (destra), col suo attuale vice, Vitor Constancio.

    Il presidente della Bce, Mario Draghi (destra), col suo attuale vice, Vitor Constancio.

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    Bruxelles – La crisi è definitivamente alle spalle. Da un punto di vista occupazionale sono stati recuperati tutti i posti di lavoro bruciati dalle recessione esplosa nel 2008, e ci si attende che il ritmo dell’espansione economica “rimanga forte” anche nel 2018. E’ quanto scrive il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, nell’introduzione del rapporto annuale della Bce, relativo all’attività svolta nel 2017. “Complessivamente, dalla metà del 2013 sono stati creati 7,5 milioni di posti di lavoro, compensando il numero totale di posti di lavoro persi durante la crisi”. Questo dato, secondo Draghi, ben mette in mostra come “nel 2017 la ripresa economica nell’area dell’euro ha assunto la forma di un’espansione solida e diffusa”. Un momento di svolta, insomma. Merito delle politiche accomodanti della Bce. “Come negli anni precedenti la politica monetaria della Bce ha giocato un ruolo di primo piano in questa storia di ripresa e convergenza”.

    Se va tutto così bene, perché nessuno sbandiera questo benessere in Europa? Il Parlamento europeo chiede conto a Vitor Constancio, vicepresidente della Bce a Bruxelles per presentare la relazione annuale dell’Eurotower ai membri della commissione Affari economici del Parlamento Ue. C’è la convinzione che cittadini e consumatori Ue non si accorgano del mutato scenario. “Non è corretto dire questo”, rileva il vice di Draghi. “Il problema è che i salari sono ancora a livelli molto bassi”, e questo non permette alle famiglie di rendersi conto dei benefici prodotti in questi anni. “Abbiamo 7 milioni e mezzo di nuovi posti di lavoro, qualcuno se ne sarà accorto”. E poi, continua Constancio, le misure di politica monetaria adottate a partire dalla metà del 2014 “hanno avuto un impatto decisivo” sulla trasmissione di risorse alle banche. Più liquidità, alleggerimento delle sofferenze, e maggiore capacità di prestito. “Le nostre stime suggeriscono che la crescita annuale dei prestiti alle società non finanziarie sarebbe stata circa la metà di quella attuale senza le nostre misure”.

    Molto spetta ai governi. Quello che ancora non c’è è perché la Bce non può farlo. Constancio ricorda come la Banca centrale europea operi “nell’ambito del proprio mandato”, e nel rispetto di questo continuerà a farlo. Il quantitative easing, il vasto programma di acquisto di titoli pubblici, verrà ufficialmente mantenuto fino a febbraio, ma ci si prepara a estenderlo oltre “fino a quando il Consiglio direttivo non avrà visto un aggiustamento sostenuto nel percorso dell’inflazione”, ancora troppo bassa. Il resto dovrà farlo l’Europa degli Stati. “Spero che continuerete a fare ciò che è necessario per completare un’unione economica e monetaria solida e di successo”.

    C’è tempo per uno scambio di battute con l’europarlamentare David Coburn, britannico e membro di quell’Ukip che ha voluto la Brexit. “Mi pare che le banche italiane siano in uno stato che mette spavento…”, sostiene il deputato. “Ci sono senz’altro dei problemi in qualche Paese, con delle banche, ma non vedo tutta questa negatività”, taglia corto Constancio. Nuovo affondo: “State punendo la City di Londra”, l’accusa lanciata da Coburn a Constancio. “Noi non puniamo nessuno, quello che accade è la logica conseguenza della decisione presa dai cittadini britannici, che rispetto”.

    Tags: Banca Centrale europeabanchebcebrexitcrescitaCrisiDavid Coburneconomiaeurozonalavoromario draghioccupazioneparlamento europeopolitica monetariariformeripresasalariUkipVítor Constâncio

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