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Albania e Macedonia, la Commissione Ue al Consiglio:

Albania e Macedonia, la Commissione Ue al Consiglio: "Avviare i negoziati di adesione"

Per il collegio dei commissari ci sono le condizioni per progredire nella fase di accesso. Mogherini: "Fatti progressi, allargamento è investimento di pace, stabilità e prosperità dell’Europa". La Turchia invece si allontana

Dall’inviato

Strasburgo – Albania ed ex repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom) hanno compiuto progressi tali da giustificare l’avvio di negoziati per l’adesione all’Ue. La Commissione europea esorta quindi il Consiglio di aprire le trattative, nella decisione adottata oggi dal collegio dei commissari a Strasburgo. “Nel corso degli ultimi anni i partner della regione dei Balcani occidentali hanno condotto importanti riforme e hanno modernizzato le loro economie”, sottolinea l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini. Proprio per questo l’esecutivo comunitario “chiede che il Consiglio apra negoziati con Albania e ex repubblica jugoslava di Macedonia”.

Tirana ha fatto domanda di adesione nel 2009, e ha ricevuto lo status di Paese candidato nel 2014. Skopje ha espresso interesse per l’Ue ancora prima, nel 2004, ed divenuto Paese candidato nel 2005. Poi nulla si è mosso, per via della questione del nome. I macedoni chiedono di potersi chiamare come Repubblica di Macedonia o Macedonia, una soluzione che trova da sempre le ferme opposizioni della Grecia, che ha al proprio interno una regione col medesimo nome. Atene ha sempre posto veti ai progressi dei negoziati con quella che gli ellenici si ostinano a definire ex repubblica jugoslava di Macedonia, o Fyrom, dall’acronimo inglese della dicitura.

Già una volta si era chiesto di aprire i capitoli negoziali e lasciare da parte la questione del nome, per permettere ai macedoni di avanzare. Non è chiaro quanto ciò possa essere possibile adesso. Mogherini ostenta ottimismo. “Credo che il nostro impegno e le nostre energie ci permetteranno di compiere ulteriori progressi”. Progressi quanto mai fondamentali, perché “l’allargamento è un investimento di pace, stabilità e prosperità dell’Europa”. Ma è anche un una questione di credibilità. I candidati hanno fin qui esaudito le richieste dell’Ue necessarie per ottenere la membership, adesso bisogna mantenere quanto promesso. “La decisione di aprire i negoziati sono basate sulla valutazione attenta dei progressi compiuti”, enfatizza l’Alta rappresentante. “Il messaggio positivo e incoraggiante che Tirana e Skopje si aspettavano oggi dalla Commissione è arrivato”.

Non arrivano buone notizie invece dalla Turchia. Se nel complesso tutti altri gli Stati candidati all’adesione (Serbia, Montenegro, Albania, Fyrom, Bosnia-Erzegovina e Kosovo) fanno registrare progressi e passi avanti, “ho paura che la Turchia si stia allontanando dai requisiti richiesti, soprattutto per quanto riguarda il rispetto dello Stato di diritto”, lamenta Johannes Hahn, commissario per le Politiche di vicinato, deciso comunque ad andare avanti. “Il Paese rimane un partner chiave per noi”. Per parte Ue non c’è dubbio che la Turchia “rimane un Paese europeo e un Paese candidato all’Ue”, ma Mogherini non può che prendere atto del fatto che “le nostre relazioni sono più complicati che in passato”. Tutto o quasi dipenderà da Ankara.

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