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    Home » Politica » Budapest accusa: “Dai parlamentari Ue menzogne sull’Ungheria e sul suo governo”

    Budapest accusa: “Dai parlamentari Ue menzogne sull’Ungheria e sul suo governo”

    L'ira del ministro degli Esteri Szijjarto per il rapporto della commissione Libertà Civili che chiede di attivare la procedura per "grave violazione" dei valori fondanti dell'Ue

    Caterina Tani</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/CTBRX" target="_blank">CTBRX</a> di Caterina Tani CTBRX
    26 Aprile 2018
    in Politica

    Bruxelles – Il report sull’Ungheria preparato da alcuni deputati europei è pieno di “menzogne” sul Paese e “sulle misure del suo governo”, ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri di Budapest Peter Szijjarto. Il documento “offende gli ungheresi”, ha affermato parlando in conferenza stampa al Parlamento europeo, e aggiungendo: “Non permetteremo che da Brussels li si insulti”.

    Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto

    L’ira di Szijjarto riguarda un paper pubblicato lo scorso 12 aprile della commissione Libertà Civili (Libe) del Parlamento Ue, che incoraggia l’Ue ad adottare una procedura sanzionatoria contro l’Ungheria per il rischio di una “grave violazione” dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto in primis – valori fondanti dell’Ue. Tale procedura potrebbe risultare nell’applicazione dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea, che prevede sanzioni fino alla sospensione del diritto di voto del Paese in seno al Consiglio.

    Tra le critiche  contro l’Ungheria, gli eurodeputati di Libe avevano individuato la riduzione dei poteri della Corte costituzionale, la limitazione della libertà di espressione e di stampa, la stretta sul controllo della Giustizia e sui migranti.

    Proprio quest’ultimo elemento ha fatto maggiormente infuriare Szijjarto. Nella commissione Libe sono tutti “estremamente amichevoli nei confronti dei migranti”, ha tuonato il ministro degli Esteri, acusando gli eurodeputati di voler costringere gli ungheresi a essere “amici dei migranti” e “prevedere un meccanismo obbligatorio (di distribuzione dei richiedenti asilo, ndr) senza limitazioni”.

    Nel report, l’Ungheria viene accusata, tra le altre cose, di “xenofobia nei confronti dei migranti, compresi i richiedenti asilo e i rifugiati, e intolleranza verso altri gruppi sociali”. Ma è da tempo che Budapest si trova, o meglio si è messa,  nell’occhio del ciclone – insieme agli altri Paesi del gruppo di Visegrad, ovvero Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia – per le sue politiche anti-migranti, lo “scrupoloso” controllo dei confini (attuato anche tramite barriere fisiche) e il rifiuto delle quote di richiedenti asilo imposte dall’Ue.

    Una linea dura contro l’immigrazione, quella del Primo Ministro Viktor Orban, che ha pesato anche sulla sua rielezione a grande maggioranza lo scorso 8 aprile, nelle elezioni politiche generali, alle quali si è presentato con un programma di governo dai forti contenuti contro le politiche di accoglienza. Gli ungheresi hanno “preso una decisione con il voto dell’8 aprile”, ha spiegato  Szijjarto  e  “non accetteranno le quote, nè le migrazioni come diritto umano di base”. “La priorità – ha aggiunto – è la sicurezza degli ungheresi”, e “l’Ungheria deve rimanere un paese ungherese”  ha concluso Szijjarto, facendo in questo modo una sinistra eco alle parole di Orban, che ha paventato molte volte il pericolo di un’invasione musulmana per la sopravvivenza della della cultura cristiana in Europa.

    La commissione Libe voterà il report a giugno, mentre un successivo voto da parte dell’assemblea Plenaria, dove non mancano le divisioni, è atteso per settembre. “Presenteremo degli emendamenti” ha detto, affermando di essere pronto al dibattito con la commissione Libe e “a combattere la battaglia”.

    Nel frattempo si intensifica in Ungheria la stretta contro le organizzazioni della società civile, in particolare per una proposta di legge che permetterebbe al ministero dell’Interno di bandire, con il pretesto della sicurezza nazionale, gruppi che si occupano di migranti (tassando nel contempo tutte le donazioni straniere a tali organizzazioni).

    La legge,  soprannominata “Stop Soros”, ha nel mirino la Open societies foundation – la seconda più grande organizzazione filantropica del mondo, finanziata dal miliardario filantropo statunitense George Soros, nato a Budapest – e sarà votata il prossimo 8 maggio.

    Soros è diventato il bersaglio favorito del governo ungherese nel corso dell’ultima campagna elettorale, dal momento in cui il presidente Orban ha aperto una consultazione nazionale, inviando a ciascun cittadino un questionario riguardo un cosiddetto Piano Soros – un documento contenente alcune proposte fatte dal filantropo a proposito della “Ricostruzione del sistema dell’asilo” in un articolo di due anni prima-.

    Il Piano, mai pubblicato integralmente, è stato al centro di un’escalation di toni aggressivi che Szijjarto ha diretto, duranete la conferenza stampa, nei confronti di un giornalista al Parlamento europeo, “reo” di averne chiesto una copia. Il giornalista è uscito dall’aula prima della conclusione della conferenza.

    Tags: article 7Libéorbanparlamento europeoSzijjartoungheria

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