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M5s e Lega dichiarano guerra al “governo neutrale” di Mattarella, vogliono il voto a luglio
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Fonte: quirinale.it)

M5s e Lega dichiarano guerra al “governo neutrale” di Mattarella, vogliono il voto a luglio

Il presidente chiede la fiducia a un esecutivo che duri fino a dicembre per evitare l'aumento dell'Iva con la Legge di bilancio. Di Maio e Salvini lo bocciano al pari di un governo tecnico

Roma – Un “governo neutrale”: è questo il coniglio che il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha estratto dal cilindro per uscire dallo stallo ed evitare di assistere alla “prima volta nella storia della Repubblica che una legislatura si conclude senza neppure essere avviata”. Sarebbe “la prima volta che il voto popolare non viene utilizzato e non produce alcun effetto” rincara l’inquilino del Colle per far pesare sui partiti la responsabilità di un eventuale voto anticipato. A chiedere di andare alle urne subito, l’8 luglio, sono tanto i 5 stelle guidati da Luigi Di Maio quanto i leghisti di Matteo Salvini.

A loro in particolare – anche se l’appello è rivolto a tutti – il presidente ha chiesto di votare la fiducia a un “governo neutrale rispetto alle forze politiche”. Tale esecutivo nascerà anche senza una maggioranza, ha precisato, dal momento che il governo Gentiloni “non può ulteriormente essere prorogato in quanto espresso, nel Parlamento precedente, da una maggioranza parlamentare che non c’è più”. E visto che “non vi è alcuna possibilità di formare un governo sorretto da una maggioranza nata da un accordo politico”, per Mattarella l’alternativa è “indire nuove elezioni subito, appena possibile”, ma comunque “gestite dal nuovo governo” che, in assenza di fiducia del Parlamento, rimarrebbe in carica per gli affari correnti.

La speranza del Quirinale è che questa mossa dia al M5s e alla Lega – e a Forza Italia che potrebbe fare un passo per favorire l’intesa – ulteriore tempo per trovare l’accordo e far nascere una maggioranza politica. Lo ha detto espressamente Mattarella, pur non citando per nome le forze politiche. In quel caso, assicura, l’esecutivo si farebbe da parte un attimo dopo.

L’auspicio di Mattarella rimane quello di avere un governo “che possa amministrare il nostro Paese senza i limiti operativi di un governo dimissionario; che metta in condizione il Parlamento di svolgere appieno la sua attività; che abbia titolo pieno per rappresentare l’Italia nelle imminenti e importanti scadenze nell’Unione europea, dove in giugno si assumeranno decisioni che riguardano gli immigrati, il bilancio dei prossimi sette anni, la moneta comune”.

Per quei compiti serve un esecutivo che abbia ricevuto la fiducia delle Camere. Se le forze politiche non sono disposte a votarla, allora si può pure andare al voto “nel mese di luglio, ovvero in autunno”. Votare in estate “renderebbe difficile l’esercizio del voto agli elettori”, ammonisce il capo dello Stato. Ma i rischi del voto in autunno – senza considerare “il timore che, a legge elettorale invariata, in Parlamento si riproduca la stessa condizione attuale” – sono ben più gravi. La preoccupazione principale del Colle è “che non vi sia, dopo il voto, il tempo per elaborare e approvare la manovra finanziaria e il bilancio dello Stato per il prossimo anno. Con il conseguente, inevitabile, aumento dell’Iva e con gli effetti recessivi” che ciò comporterebbe. Infatti, “va considerato anche il rischio ulteriore di esporre la nostra situazione economica a manovre e a offensive della speculazione finanziaria sui mercati internazionali”.

Con questo quadro il presidente lancia la palla nel campo dei partiti. Decidano loro “con il loro libero comportamento, nella sede propria, il Parlamento, tra queste soluzioni alternative: dare pienezza di funzioni a un governo che stia in carica finché, fra di loro, non si raggiunga un’intesa per una maggioranza politica e, comunque, non oltre la fine dell’anno. Oppure nuove elezioni subito, nel mese di luglio, ovvero in autunno”.

Di Maio non ha dubbi. “Governo neutrale” è “sinonimo di governo tecnico”, scrive su Twitter

e concorda con lui Salvini, che lo definisce “un governino per tirare a campare” e sentenzia in pinea sintonia con il leader pentastellato: “Per me, o si cambia o si vota”.

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