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Stati Ue divisi su Israele e Gerusalemme. Mogherini:

Stati Ue divisi su Israele e Gerusalemme. Mogherini: "La nostra linea non cambia"

Romania, Ungheria e Repubblica Ceca avrebbero evitato la linea dura in Consiglio. Oggi solo loro e l'Austria all'inaugurazione della nuova ambasciata americana nella città santa

Bruxelles – Su Israele ufficialmente l’Unione europea non cambia né idea né linea politica, ma i suoi Stati membri invece dimostrano di non pensarla proprio allo stesso modo. Almeno così riporta Channel 10 news, e ne nasce un caso. Già, perché tre membri avrebbero rotto le fila dell’Ue per lavorare in stretto contatto con il governo israeliano al fine di influire sui lavori in seno al Consiglio.

Romania, Ungheria e Repubblica Ceca, nel momento dell’annuncio di uno spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, avrebbero lavorato per evitare che dall’Europa arrivassero messaggi di censura o dichiarazioni di critica contro la mossa della Casa Bianca. I tre Stati dell’est avrebbero addirittura favorito la linea morbida in Consiglio, contro i voleri della Francia invece orientati verso ‘statement’ più duri contro l’amministrazione Trump, certamente non graditi agli israeliani.

“Su Gerusalemme l’Ue ha una posizione chiara, che non cambia”, dice Federica Mogherini, l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione. “Gerusalemme è una città santa per ebrei, musulmani e cristiani”, sottolinea. “I legami del popolo ebraico con Gerusalemme sono inconfutabili – dice l’italiana – e non devono essere negati. E lo stesso vale per i legami del popolo palestinese verso la stessa città”. La soluzione a due Stati con Gerusalemme città libera rimane dunque la linea politica dell’Unione europea.

Se le istituzioni comunitarie propendono per una soluzione a due Stati, i governi nazionali dell’Ue propendono invece per due diverse velocità. Lo dimostra la lista dei partecipanti alla celebrazioni per l’apertura della nuova sede diplomatica americana a Gerusalemme. Ci saranno i rappresentanti di Repubblica ceca, Romania, Ungheria e Austria. Quattro membri dell’Ue su 28, a riprova delle diverse scelte politiche. A Bruxelles sostengono che non voglia dire niente. Ma proprio così non è.

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