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Governo, l'Ue lo attende ma tra timori diffusi.
Il leader della Lega, Matteo Salvini (a sinistra) e quello del Movimento 5 Stelle, Luigi di Maio.

Governo, l'Ue lo attende ma tra timori diffusi. "Ci sono cose che preoccupano".

Dalla Commissione al Consiglio, passando per il Parlamento, tutti guardano con inquietudine la terza economia dell'Eurozona e inviano nuovi richiami al rispetto delle regole

Bruxelles – Ufficialmente bocche cucite, silenzi e attese per il governo che verrà. L’Europa però guarda l’Italia, e non può farne a meno, e lancia i suoi messaggi. “Ci sono cose che preoccupano”, riconosce il commissario per il Commercio, Cecilia Malmstrom. Non dice di cosa si tratti, ma è facile intuirlo se si dà un’occhiata alle questioni relative agli scambi. Lega Nord e Movimento 5 Stelle hanno sempre criticato gli accordi di libero scambio in particolare quello tra Ue e Canada, il Ceta, che avrà bisogno della ratifica dei Parlamenti per poter entrare in vigore. Potrebbe saltare, a causa dell’Italia e del suo Parlamento, e a Bruxelles lo sanno bene.

Lo sanno bene anche a Lussemburgo, uno Stato membro considerato da molti come marginale perché piccolo, ma da sempre considerato grande per peso, anche economico, e impegno. Segno che le dimensioni non contano, anche se da un grande Paese ci si attendono grandi cose. Le cose però cambiano. Da Stato fondatore di quella che oggi è l’Unione europea, l’Italia sembra aver cambiato idea e questo pone degli interrogativi nella testa di molti.

“In Italia abbiamo a che fare con una situazione che può far male a noi e agli italiani”, sostiene il ministro degli Esteri del Granducato, Jean Asselborn. “Auspico che il presidente della Repubblica possa svolgere un ruolo per prevenire la perdita di tutti i progressi compiuti negli ultimi otto anni”.

C’è il timore che il governo che si profila all’orizzonte possa abbandonare il cammino delle riforme intraprese, che possa non tener fede agli impegni fin qui presi. C’è soprattutto il timore che l’Italia possa mettere a rischio l’intero sistema. Lo ha detto chiaramente il capogruppo del Ppe in Parlamento europeo, Manfred Weber. “Azioni irrazionali o populiste potrebbero provocare una nuova crisi dell’euro”.

L’Italia è la terza economia dell’Eurozona (dopo Germania e Francia), ma ha il secondo debito pubblico dell’Ue e della stessa eurolandia (dopo la Grecia). Un peggioramento dello stato dei conti avrebbe ripercussioni in termini di fiducia. Lo ripetono da sempre a Bruxelles, da quando è iniziata la non semplice cura anti-crisi. Ora si intravede il rischio di un ritorno al passato. Non a caso in Consiglio c’è chi ricorda una volta di più che “ci sono delle regole per tutti gli Stati membri, e questo vale anche per l’Italia”.

Non verrà ricordato all’Italia nei prossimi giorni, quando si riuniranno a Bruxelles i ministri economici per le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin, perché non si attende il successore di Pier Carlo Padoan. Nell’impossibilità di un confronto di persona si va avanti con i richiami, sempre senza entrare troppo nel merito. Ufficialmente si attende sempre il completamento del processo di formazione del governo. Con apprensione.

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