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    Home » Economia » Oxfam: “Le nuove tecnologie possono accrescere il divario ricchi-poveri”

    Oxfam: “Le nuove tecnologie possono accrescere il divario ricchi-poveri”

    La direttrice esecutiva Winnie Byanyima sottolinea la questione etica della nuova rivoluzione industriale. "Le tasse sulle imprese che pagano i giganti del web sono meno dell'Iva chiesta ai poveri per mangiare"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    5 Giugno 2018
    in Economia
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    Bruxelles – Basta parlare di opportunità o rischi. Nuove tecnologie, rivoluzione digitale e robotica incarnano le une e gli altri. La vera sfida è capire come gestire la transizione high-tech, che rischia di ampliare il divario ricchezza-povertà già esistente. La questione non è dunque solo industriale. Sarà politica, a seconda delle scelte che i governi sapranno prendere o non prendere, ma sarà soprattutto etica. Ecco il futuro del mercato del lavoro, così come messo in evidenza dalla direttrice esecutiva di Oxfam International, Winnie Byanyima.

    “La tecnologia – sottolinea nel corso del Brussels Economic Forum – non è una questione di minacce od opportunità, e una questione di chi controlla la transizione”. E come. “Viviamo in un mondo di disuguaglianze crescenti, e la tecnologia sta guidando tutto questo”. Il punto centrale del dibattito sulla nuova rivoluzione industriale non è tanto tecnologia ‘sì’- tecnologia ‘no’, “il problema è di modello di business”.

    Chi fa affari, però guarda agli affari. L’impresa fa l’impresa. Si persegue il massimo del profitto al minor costo possibile. E’ il paradigma di sempre, che il capitalismo sfrenato non può che portare all’eccesso. La sostituzione dell’uomo con la macchina aumenta la produttività, riduce costi del lavoro ed elimina vincoli sindacali. Scusate se è poco. L’impresa non tornerà indietro, e questo ad Oxfam lo hanno capito benissimo. La vera sfida dunque è nei governi.

    “Per noi il punto centrale è la governance”. Vuol dire, spiega Byanyima, che dobbiamo essere sicuri che la tecnologia sia usata per il bene di tutti”. Non si può certo chiederlo alle imprese. Ma i governi sapranno agire in tal senso? Non è detto.

    “Negli Stati Uniti quello che manca è l’impegno del governo”, riconosce Robert Gordon, docente all’Northwestern University. Non sorprende, per un Paese che lascia le opportunità di successo al singolo senza offrire alcun assistenzialismo. ‘Se non ce la fai è colpa tua’ diventa la verità nascosta del mito americano del ‘self-made man’. “Abbiamo bisogno di più aiuto per le vittime della tecnologia”. Vuol dire programmi di formazione, prima e dopo l’ingresso del mondo del lavoro. Un costo forse sostenibile in un modello industriale come quello statunitense, più difficile da affrontare per un modello comunitario fatto di vincoli di spesa.

    Gordon prova a rassicurare. La robotica e le nuove tecnologie non sostituiranno l’uomo. Fa l’esempio del guidatore di camion, per spiegare cosa succederà in un momento in cui si punta sempre di più su veicoli senza conducenti. “Il conducente fa più di un lavoro, è quello che scarica il camion quando questo arriva a destinazione, e dunque i veicoli autonomi non rimpiazzeranno lo scarico merci”. Su come potrà essere adeguato il livello salariale di un uomo che ha una mansione in meno non ci sono indizi.

    Il cambiamento è inevitabile, questa è l’unica cosa certa. “Si investe nelle reti 5G e nelle nuove tecnologie”, ricorda Jeremy Rifkin, dell’Economic Trends Foundation. “Non è la teoria, è la realtà. E migliaia di posti di lavoro verranno creati”. Ancora una volta la direttrice esecutiva di Oxfam sovverte la logica rischi-opportunità sottesa alle nuove tecnologie. Lo fa con una considerazione netta. “E’ uno scandalo che le società digitali paghino una tassa sulle imprese molto più bassa dell’aliquota Iva pagata dai poveri quando acquistano cibo”. E’ questo il problema.

    Tags: 5GBrussels Economic ForumEUBEF2018Jeremy Rifkinlavoronuove tecnologieOxfamroboticatecnologiaueWinnie Byanyima

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