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    Home » Politica » “L’Italia non riprenderà un solo richiedente asilo senza impegni Ue concreti su relocation e frontiere esterne”

    “L’Italia non riprenderà un solo richiedente asilo senza impegni Ue concreti su relocation e frontiere esterne”

    Il ministro degli Interni Salvini si prepara allo scontro con i colleghi europei, cercando un alleato nel tedesco Seehofer. Ai 28 chiederà la fine dell’embargo contro Tripoli, e intanto sposta 42 milioni dall'accoglienza ai rimpatri

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    5 Luglio 2018
    in Politica
    italia rimpatri

    Roma – “La situazione è pericolosa. Mi auguro che giovedì l’Ue dia un cenno di esistenza in vita”. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, carica di aspettative il Consiglio Ue in programma a Innsbruck la prossima settimana. Lì proverà a presentarsi ai suoi colleghi dei 28 con un accordo italo-tedesco – ha già annunciato un incontro con l’omologo Horst Seehofer prima della riunione – e intanto fa la voce grossa: “Prima di riaccogliere in Italia un solo richiedente asilo dagli altri Paesi europei, vogliamo avere impegni concreti e precisi” su “modi, tempi, costi, uomini e mezzi con cui l’Ue intende aiutarci per proteggere le frontiere esterne”.

    Anche così, tuttavia, non basterebbe. C’è una seconda condizione che il vicepresidente del Consiglio pone per riammettere in Italia, come prevede il regolamento di Dublino, chi ha fatto richiesta di asilo nel nostro Paese e poi si è spostato in un altro Stato membro. Se non vengono rispettati gli accordi sulle relocation, la redistribuzione di rifugiati dall’Italia e dalla Grecia verso gli altri Paesi Ue, l’Italia non riaccoglierà nessuno, minaccia il vicepresidente del Consiglio.

    In conferenza stampa con il vicepremier libico Ahmed Maitig, oggi in visita a Roma, il titolare del Viminale annuncia “un incontro con il collega tedesco Seehofer, prima del Consiglio Affari interni per concordare un accordo italo-tedesco sul fenomeno immigrazione, e per mettere l’aiuto concreto alla Libia come primo punto all’attenzione” dei 28.

    Con l’esponente dell’esecutivo di Berlino, Salvini si dice convinto di riuscire ad andare “d’amore e d’accordo”. Meno scontato che la posizione italiana vada bene all’Austria, altro Paese che cerca sponde in Germania. Ma è soprattutto con Parigi che la tensione rischia di alzarsi. È un target che Salvini punzecchia sia in modo diretto, ricordando che “siamo in credito di 32mila relocation, di cui circa 10mila solo con la Francia”, sia quando allude ai rapporti francesi con il generale Khalifa Haftar che controlla la Cirenaica: “Riteniamo inaccettabile quello che sta avvenendo sul territorio libico, ovvero sottrazione di ingenti risorse petrolifere ed economiche alle autorità legittimamente riconosciute, da parte di altri soggetti che dialogano con altri Paesi”. Accuse che tornano a essere senza veli a proposito dell’attivismo nel Sahel: “La Francia è molto attiva in quella zona geografica non per motivi umanitari, ma esclusivamente per interessi economici nazionali”.

    Al Consiglio, Salvini si presenterà anche con alcune iniziative autonome dell’Italia. Con una circolare alle commissioni esaminatrici delle richieste di protezione, il ministro ha chiesto una stretta sul diritto di asilo per motivi umanitari. Il 40% dei rifugiati appartiene a questa categoria, indica il titolare degli Interni giudicandola una quantità eccessiva. La seconda iniziativa è una distrazione di fondi dal capitolo accoglienza a quello per i rimpatri: “Guardando tutti i progetti in corso, finanziati sia a livello italiano sia europeo per la cosiddetta integrazione, per l’accoglienza, abbiamo recuperato nelle ultime ore circa 42milioni di euro”, dice Salvini rivelando di aver riallocato la somma “alla voce rimpatri”. Anche su questa voce di spesa, il segretario leghista chiederà un maggiore impegno europeo. “Proveremo a trovare altre risorse per i rimpatri volontari, sia dall’Italia sia dalla Libia”, annuncia. La Commissione europea, interpellata su questa decisione, ha spiegato di non sapere se in questi 42 milioni ci sono fondi europei, ma ha aggiunto che i soldi che vengono da Bruxelles “sono sempre finalizzati a programmi precisi”, dunque non possono essere unilateralmente riallocati.

    Infine, sempre per sostenere il Paese nordafricano da cui proviene una buona parte del flusso migratorio verso l’Italia, il ministro sposa la richiesta di Maitig facendosi portatore della richiesta di revoca dell’embargo contro Tripoli. Il governo italiano ha firmato un decreto per fornire alla Guardia costiera libica “12 mezzi e stiamo lavorando per altri 17”, dice Salvini, ma il suo ospite, pur mostrando gratitudine, sottolinea: “Saremo capaci di comprare autonomamente tutti i mezzi necessari quando sarà tolto l’embargo economico. Da una parte ci chiudono le porte per comprare ciò di cui abbiamo bisogno”, prosegue il libico, “e dall’altra ci accusano di non contribuire abbastanza nel contrasto ai traffici illegali”. Obiezione che Salvini rigira all’Ue: “C’è un’autorità internazionalmente riconosciuta” in Libia, “mi chiedo come faccia l’Ue con una mano a riconoscere questa autorità, e con l’altra considerarla un soggetto pericoloso e inaffidabile”.

    Tags: accordoAsilocommissione europeagermaniaHorst Seehoferimmigrazionelibyamatteo salvinimigrantirimpatrisecondary movement

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