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    Home » Economia » Tria sfida l’Ue: Aggiustamento sì, ma discutiamo “la misura e le tempistiche”

    Tria sfida l’Ue: Aggiustamento sì, ma discutiamo “la misura e le tempistiche”

    Il ministro dell'Economia: “E’ probabile che si colmi il buco dallo 0,3%. Se non succederà si vedrà in primavera”. Parole che non faranno piacere a molti partner di Ecofin ed Eurogruppo, dove le regole vengono considerate inviolabili

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    13 Luglio 2018
    in Economia
    Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria (destra), con il presidente della Bce, Mario Draghi, durante l'Eurogruppo

    Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria (destra), con il presidente della Bce, Mario Draghi, durante l'Eurogruppo

    Bruxelles – L’Italia è decisa ad andare allo scontro con i partner europei sulle politiche di bilancio. Il dibattito austerità-flessibilità è destinato a riaccendersi, perché il governo Lega-5Stelle, anche se ancora senza una manovra finanziaria, mette già le cose in chiaro. Ci sono regole e impegni, e si intende allentare le prime come i secondi. L’Italia dovrebbe produrre aggiustamenti strutturali del deficit dello 0,3% del Pil per il 2018, e dello 0,6% per il 2019. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è chiaro: questi obiettivi non sono dogmi. “La misura e i tempi di aggiustamento sono in discussione, ma non l’aggiustamento”.

    Il titolare del Tesoro è sicuro che il Paese potrà condurre questa battaglia uscendone vittorioso. Eppure nei due giorni di Eurogruppo ed Ecofin cui Tria ha preso parte, i malumori non sono mancati. Il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha ricordato che gli impegni del governo italiano includono riduzione del debito e anche del deficit. Il commissario per gli Affari economici, Pierre Moscovici, ha ricordato che il rallentamento generale dell’economia non è una giustificazione per sottrarsi agli impegni presi. “L’aggiustamento strutturale è indipendente dalla crescita, in un senso o nell’altro”.

    Tria, però ribadisce l’intenzione di non fare manovre aggiuntive per l’anno in corso. “Per il 2018 non cambiamo gli obiettivi. Si vedrà a consuntivo se abbiamo rispettato o no gli impegni”. Si va avanti così. “Non prevediamo alcun allargamento di bilancio”, Commissione europea e partner se ne facciano una ragione. “E’ probabile che si colmi il buco dallo 0,3%. Se non succederà si vedrà in primavera”. E sul 2019, ancora una volta le parole che giungono dagli interlocutori di Bruxelles restano inascoltate.

    Sull’aggiustamento strutturale “è evidente che dovremo rivedere i tempi, considerando anche l’andamento dell’economia”, continua il ministro, dicendo l’esatto contrario di quello che sostiene Moscovici. “L’aggiustamento strutturale si fa manovrando il deficit corrente e non quello strutturale”, la replica del titolare del Tesoro, convinto che correzioni troppo robuste in questo momento non siano la via più saggia. “Non siamo in recessione, ma l’allentamento c’è, e quindi è meglio essere prudenti”.

    I falchi, gli amanti delle regole e del loro rispetto, non possono far passare questa linea. L’Italia dovrà lottare duramente per farla accettare in Europa. Evidentemente Tria pensa di avere argomenti per convincere il fronte del rigore a fare concessioni. Il problema è che di concessioni all’Italia ne sono già state riconosciute, e secondo qualcuno anche troppe e in modo troppo in deroga alla regole, in particolare quelle del Patto di stabilità. Tria non fa una piega. “E’ normale che Centeno e Moscovici ricordino che ci sono regole”. A quanto pare il governo italiano è lì a ricordare che quelle regole non sono proprio il massimo e ha idee precise su come cambiarle. Peccato che, finché questo non accadrà, siano pienamente in vigore quelle attuali. Il confronto è appena iniziato.

    Tags: austeritàconti pubblicicrescitadeficiteurogruppoeurozonagiovanni triagoverno contemanovraPatto di Stabilità e CrescitaPierre Moscovicirigoreue

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