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Tria sfida l'Ue: Aggiustamento sì, ma discutiamo
Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria (destra), con il presidente della Bce, Mario Draghi, durante l'Eurogruppo

Tria sfida l'Ue: Aggiustamento sì, ma discutiamo "la misura e le tempistiche"

Il ministro dell'Economia: “E’ probabile che si colmi il buco dallo 0,3%. Se non succederà si vedrà in primavera”. Parole che non faranno piacere a molti partner di Ecofin ed Eurogruppo, dove le regole vengono considerate inviolabili

Bruxelles – L’Italia è decisa ad andare allo scontro con i partner europei sulle politiche di bilancio. Il dibattito austerità-flessibilità è destinato a riaccendersi, perché il governo Lega-5Stelle, anche se ancora senza una manovra finanziaria, mette già le cose in chiaro. Ci sono regole e impegni, e si intende allentare le prime come i secondi. L’Italia dovrebbe produrre aggiustamenti strutturali del deficit dello 0,3% del Pil per il 2018, e dello 0,6% per il 2019. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è chiaro: questi obiettivi non sono dogmi. “La misura e i tempi di aggiustamento sono in discussione, ma non l’aggiustamento”.

Il titolare del Tesoro è sicuro che il Paese potrà condurre questa battaglia uscendone vittorioso. Eppure nei due giorni di Eurogruppo ed Ecofin cui Tria ha preso parte, i malumori non sono mancati. Il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha ricordato che gli impegni del governo italiano includono riduzione del debito e anche del deficit. Il commissario per gli Affari economici, Pierre Moscovici, ha ricordato che il rallentamento generale dell’economia non è una giustificazione per sottrarsi agli impegni presi. “L’aggiustamento strutturale è indipendente dalla crescita, in un senso o nell’altro”.

Tria, però ribadisce l’intenzione di non fare manovre aggiuntive per l’anno in corso. “Per il 2018 non cambiamo gli obiettivi. Si vedrà a consuntivo se abbiamo rispettato o no gli impegni”. Si va avanti così. “Non prevediamo alcun allargamento di bilancio”, Commissione europea e partner se ne facciano una ragione. “E’ probabile che si colmi il buco dallo 0,3%. Se non succederà si vedrà in primavera”. E sul 2019, ancora una volta le parole che giungono dagli interlocutori di Bruxelles restano inascoltate.

Sull’aggiustamento strutturale “è evidente che dovremo rivedere i tempi, considerando anche l’andamento dell’economia”, continua il ministro, dicendo l’esatto contrario di quello che sostiene Moscovici. “L’aggiustamento strutturale si fa manovrando il deficit corrente e non quello strutturale”, la replica del titolare del Tesoro, convinto che correzioni troppo robuste in questo momento non siano la via più saggia. “Non siamo in recessione, ma l’allentamento c’è, e quindi è meglio essere prudenti”.

I falchi, gli amanti delle regole e del loro rispetto, non possono far passare questa linea. L’Italia dovrà lottare duramente per farla accettare in Europa. Evidentemente Tria pensa di avere argomenti per convincere il fronte del rigore a fare concessioni. Il problema è che di concessioni all’Italia ne sono già state riconosciute, e secondo qualcuno anche troppe e in modo troppo in deroga alla regole, in particolare quelle del Patto di stabilità. Tria non fa una piega. “E’ normale che Centeno e Moscovici ricordino che ci sono regole”. A quanto pare il governo italiano è lì a ricordare che quelle regole non sono proprio il massimo e ha idee precise su come cambiarle. Peccato che, finché questo non accadrà, siano pienamente in vigore quelle attuali. Il confronto è appena iniziato.

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