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Brexit, la campagna per uscire dall'Ue ha violato la legge elettorale britannica
L'ex ministro degli Esteri, Boris Johnons, sotto un manisfesto di Vote Leave.

Brexit, la campagna per uscire dall'Ue ha violato la legge elettorale britannica

Lo ha stabilito la commissione Elettorale del Regno Unito, al termine dell'inchiesta che ha visto multa da 61mila sterline al movimento Vote Leave e la denuncia del suo responsabile

Bruxelles – Sorpresa, la campagna per l’abbandono dell’Unione europea è stata irregolare. Proprio così, per un soffio, ma lo è stata, abbastanza da far scattare multe e deunuce. L’inchiesta della commissione Elettorale sul referendum che il 23 giugno 2016 ha decretato la Brexit ha stabilito che i responsabili della campagna per il ‘Leave’  (l’uscita dall’Ue) hanno violato le legge elettorale britannica. In sostanza sono state spese 10mila sterline più del consentito (il corrispettivo di circa 11.300 euro, al cambio attuale).

Nello specifico, il comitato Vote Leave (vota per uscire dall’Ue) avrebbe ottenuto più risorse finanziarie per la propria campagna attraverso denaro cash di BeLeave, associazione giovanile pro-Brexit. Il fondatore di BeLeave, Darren Grimes, ha ricevuto una multa di 20mila sterlina per questo, ed è stato denunciato alle forze dell’ordine insieme a David Halsall, il responsabile di VoteLeave, a cui è stata imposta una multa di 61mila sterline.

In totale sono state imposte sanzioni per 70mila sterline per le irregolarità emerse. Tra queste anche la mancanza di trasparenza. Vote Leave, secondo l’inchiesta della commissione Elettorale, ha consegnato un rapporto di spesa “incompleto e impreciso”, con circa 234.501 sterline riportate erroneamente e fatture mancanti per 12.849 sterline di spesa.

Al di là degli aspetti legati alla giustizia, la vicenda rischia di incidere sull’intera questione Brexit. In un momento in cui la premier britannica Theresa May arriva a non escludere che l’addio britannico possa non avvenire, l’ombra di irregolarità nella conduzione del referendum sulla Brexit potrebbe aprire nuovi scenari, quali magari l’indizione di una nuova consultazione popolare, stavolta secondo le regole.

Uno dei grandi sostenitori della Brexit è stato fin da subito Boris Johnson, che ha sposato la campagna Vote Leave appena riconosciuta colpevole di irregolarità. Johnson, ministro degli Esteri fino a pochi giorni fa, si è dimesso in disaccordo con Theresa May, che avrebbe fatto troppe concessioni all’Ue nel non semplice negoziato per la Brexit.

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