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    Home » Politica » Spagna, l’ex premier Zapatero a processo per riciclaggio e traffico di influenze

    Spagna, l’ex premier Zapatero a processo per riciclaggio e traffico di influenze

    Il nome del primo ministro socialista da 2004 al 2011 è finito al centro dell'indagine sul controverso salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra. Lui si difende: "È completamente falso". Mentre la destra ne approfitta per attaccare Sanchez

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    19 Maggio 2026
    in Politica
    L'ex primo ministro spagnolo, Josè Luis Zapatero (Fonte: Imagoeconomica)

    L'ex primo ministro spagnolo, Josè Luis Zapatero (Fonte: Imagoeconomica)

    Bruxelles – Nelle stesse ore in cui l’ex cancelliera tedesca, Angela Merkel, riceve il premio dell’Ordine europeo al merito per “il suo contributo all’integrazione e ai valori dell’Unione europea”, c’è un altro ‘grande vecchio’ della politica europea che naviga in acque ben più turbolente. Si tratta di Josè Luis Rodriguez Zapatero, primo ministro della Spagna dal 2004 al 2011, che oggi (19 maggio) è stato ufficialmente incriminato dalla Corte Nazionale di Madrid per riciclaggio di denaro, traffico di influenze, appartenenza a un’organizzazione criminale e falsificazione di documenti.

    L’accusa nei confronti di Zapatero – la prima di questo tipo ad essere rivolta contro un ex primo ministro in tutta la storia della Spagna democratica – si inserisce in un filone di indagine più ampio, che riguarda il controverso salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra effettuato dal governo dell’attuale premier Pedro Sanchez nel 2021. E a pagare le conseguenze politiche di questo caso potrebbe essere proprio l’esecutivo in carica: quello di Zapatero è l’ultimo di una serie di nomi di peso del Partito Socialista a finire al centro di inchieste giudiziarie che hanno a che fare con vicende di corruzione.

    Il caso giudiziario

    Il cosiddetto ‘caso Plus Ultra’ balzò agli onori delle cronache per la prima volta sei anni fa. Nel pieno della pandemia da Covid-19, il governo spagnolo elaborò un piano di supporto destinato ad aziende giudicate di “importanza strategica” e nell’elenco finì anche la compagnia aerea fondata nel 2011 dall’imprenditore di Alicante, Julio Miguel Martinez Sola. Il finanziamento pubblico da 53 milioni di euro attirò immediatamente l’attenzione degli inquirenti a causa delle dimensioni di Plus Ultra, giudicate troppo ridotte per giustificare la necessità di un intervento così consistente. Secondo il sito di fact-checking Newtral, l’azienda avrebbe a disposizione soltanto quattro aeromobili attivi tra Spagna e America Latina e nel 2020 il numero di passeggeri trasportati sarebbe stato inferiore alle 50mila unità: una quota di mercato nazionale inferiore allo 0,1 per cento. Inoltre, la Procura ipotizzava l’esistenza di legami tra il board della compagnia e il regime dell’allora presidente del Venezuela, Nicolas Maduro.

    L’obiettivo delle prime indagini di sei anni fa, dunque, era quello di determinare se parte dei fondi pubblici utilizzati per il salvataggio fossero finiti nelle mani sbagliate, ma l’accusa non fu in grado di portare a sostegno della sua tesi prove sufficienti. E le indagini si risolsero in un nulla di fatto.

    Nel 2024, però, il caso è stato riaperto, a seguito della scoperta di alcuni movimenti di denaro sospetti da Plus Ultra verso Analisis Relevante, una società di consulenza di proprietà dello stesso Martinez. Questa compagnia – è la tesi della Procura – avrebbe funzionato come “società strumentale” in un’ampia operazione di riciclaggio di denaro e oro provenienti dal Venezuela. Più concretamente, Plus Ultra sarebbe riuscita a far transitare il denaro sporco in due modi: mescolandolo con i finanziamenti pubblici ricevuti dal governo e mascherandolo come pagamento per consulenze effettuate tramite Analisis Relevante.

    Su queste basi, Martinez è stato incriminato per riciclaggio di denaro e arrestato nel dicembre del 2025. Poco dopo, a finire dietro le sbarre con le stesse accuse è stato anche l’amministratore delegato di Plus Ultra, il venezuelano Robert Boselli.

    Il presunto coinvolgimento di Zapatero

    Con il rapido allargamento del perimetro delle indagini, a finire nel mirino della Procura è stato anche Zapatero. L’ex premier è un amico personale di Martinez e ha lavorato per sei anni come consulente per Analisis Relevante. Sulla base di questi ed altri elementi, la tesi degli inquirenti è che Zapatero abbia sfruttato la sua rete di contatti e la sua influenza politica per agevolare il salvataggio della compagnia da parte del governo Sanchez. Inoltre, i compensi che avrebbe ricevuto per la sua attività da consulente – circa 460mila euro in totale – sarebbero proprio tra quei pagamenti effettuati da Plus Ultra a Analisis Relevante per coprire il flusso di denaro sporco.

    Secondo l’accusa, Zapatero sarebbe a capo di “una rete stabile e gerarchica di traffico di influenze” finalizzata ad ottenere “guadagni finanziari attraverso l’intermediazione e l’esercizio di influenza sulle autorità pubbliche per conto di terzi”.

    L’ex primo ministro ha sempre negato ogni accusa. In un’audizione al Senato dello scorso 2 marzo, aveva definito “completamente falso” qualunque suo coinvolgimento nel salvataggio di Plus Ultra, negando di aver ricevuto denaro dalla compagnia aerea. E oggi ha ribadito il concetto all’interno di un videomessaggio diffuso sui principali media nazionali: “Non ho mai effettuato alcuna gestione presso nessuna amministrazione pubblica e nel settore pubblico in relazione al salvataggio di Plus Ultra” ha spiegato, sottolineando anche che “tutta la mia vita pubblica e privata si è sempre svolta nel pieno rispetto della legalità e tutti i miei redditi e compensi sono stati dichiarati al fisco con assoluta trasparenza e legalità“.

    La politicizzazione del caso giudiziario

     Il ‘caso Zapatero’ rischia di rappresentare una nuova spina nel fianco per il governo di Pedro Sanchez, già alle prese con diversi casi giudiziari che coinvolgono esponenti del Partito Socialista (PSOE) e figure vicine al premier (dalla moglie di Sanchez stesso, Begona Gomez, all’ex ministro dei Trasporti, Josè Luis Abalos, passando per l’ex segretario organizzativo del partito, Santos Cerdan).

    La ragione è che – superando un iniziale scetticismo tipico di tutta la vecchia guarda del PSOE – Zapatero si è notevolmente avvicinato a Sanchez negli ultimi anni. È diventato un convinto sostenitore del suo esecutivo e – secondo diversi osservatori – proprio il suo supporto attivo sarebbe stato tra i principali elementi che hanno permesso al primo ministro di ottenere una (inizialmente insperata) riconferma alle elezioni del 2023.

    Come prevedibile, le opposizioni si sono immediatamente tuffate sulla vicenda, estendendo al campo giudiziario la sintonia squisitamente politica tra Sanchez e Zapatero. “La corruzione è la ragione fondante di questo governo: Sanchez si è mantenuto al potere grazie all’intermediazione di Zapatero“, ha puntato il dito via X il segretario del Partito Popolare (PP), Alberto Nunez Feijoo. A questo punto, “gli resta solo una via d’uscita dignitosa: smettere di infangare anche solo per un minuto in più il buon nome della politica, della giustizia e della Spagna“, ha chiosato.

    I socialisti, però, resistono e – accogliendo il tentativo di ‘buttarla in politica’ da parte di Feijoo – puntano il dito contro l’origine della denuncia da cui è partita l’inchiesta. “Si tratta di un’organizzazione ultrà come Manos Limpias“, ha spiegato la portavoce del governo, Elma Saiz. In effetti, quello che nasce come un sindacato dei funzionari pubblici spagnoli è in realtà considerata da molti come una costola dell’estrema destra  nella società civile: il suo fondatore, Miguel Bernad, è stato un esponente di spicco del partito neo-franchista Fronte Nazionale, per cui è stato candidato alle elezioni europee del 1987 e del 1989.

    Tags: Josè Zapateropedro sanchezspagna

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