Bruxelles – L’unico elemento di novità è un ritorno alla normalità, con conclusioni sull’Ucraina nuovamente approvate a 27, dopo quasi due anni di ormai prassi consolidata di voto a 26 senza l’Ungheria sui dossier relativi al sostegno a Kiev e il suo percorso di adesione all’UE. Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE in programma questa settimana (18 e 19 giugno) ha in questo dato politico l’unica vera novità degna di nota, per un incontro dei leader consacrato più all’interlocuzione che all’azione.
I temi in agenda non sono di quelli marginali, ma questioni come la guerra in Iran, le relazioni con la Cina, il bilancio pluriennale dell’UE (MFF 2028-2034) risultano troppo complessi per poter immaginare decisioni vere, concrete e operative già da subito. Su questi temi serviranno i cosiddetti ‘giri di tavolo’, discussioni utili a cercare e creare prime basi di un consenso da definire in sedute future. Fonti bene informate confidano che le relazioni con Israele alla luce della situazione a Gaza e in Libano saranno parte del dibattito, “ma non si sa in che termini”. Tradotto: l’UE manca di una linea condivisa, e il presidente del Consiglio europeo, António Costa, “non intende entrare nel merito del metodo decisionale, e dunque su unanimità o maggioranza qualificata, quanto sull’unità a 27 e linea decisa”.
La ricerca di unità di intenti e di posizione è il filo rosso di un vertice del Consiglio europeo dove i leader arrivano con idee diverse anche sul quadro finanziario per i prossimi sette anni. Sul bilancio pluriennale “le posizioni non sono ancora pienamente convergenti“, e dunque “questa discussione serve per preparare un accordo entro fine anno”. Lo stesso vale per l’Iran: l’idea di una coalizione navale a Hormuz “si intende renderla operativa quando ci saranno le giuste condizioni, ma quando è da vedere”. Analogamente, confidano le stesse fonti, “chi ne farà parte è da vedere”. Si tiene a precisare che l’UE intende contribuire alla sicurezza della navigazione e della stabilità nell’area “non per compiacere gli USA ma perché riteniamo che sia nell’interesse dell’UE giocare un ruolo in questo, non appena ce ne saranno le condizioni”.
Consiglio europeo, Costa: “Nell’agenda competitività, Ucraina, Medio Oriente e lotta alle droghe”
Tutto rimandato, insomma. Il vertice dei leader produrrà impegni vaghi, generici, promesse ad attivarsi, ma non da subito. C’è il tema delle relazioni con la Cina, considerate come sempre più squilibrate, ma i 27 sono indecisi sul da farsi: andare avanti con gli strumenti esistenti? Estenderne lo scopo? Immaginarne di nuovi? Tutti punti interrogativi che nella migliore delle ipotesi dovrebbero sfociare in un mandato alla Commissione europea per esplorare le possibili misure di contrasto alla concorrenza sleale di Pechino.
Sul bilancio “la presidenza irlandese dovrà sviluppare e approfondire il dibattito, in vista del vertice del Consiglio europeo di ottobre”. Anche temi come immigrazione e difesa sono rimessi al vertice di ottobre, per discussioni vere, e lo stesso vale per l’allargamento generale, quello più ampio e comprensivo di tutti i Balcani occidentali.
In questa agenda oggetto di discussioni ecco che l’Ucraina diventa l’unico tema utile per la passerella dei capi di Stato e di governo dell’UE. L’apertura dei primi capitoli negoziali – che vuol dire avvio del processo di adesione vero e proprio – sarà motivo di celebrazioni, e occasione per dimostrare che l’UE ha una sua credibilità. “Ci aspettiamo di tornare a conclusioni a 27“, confidano gli addetti ai lavori. Ecco la vera novità di un vertice che altrimenti rischierebbe di avere poco altro da offrire, oltre alla presenza del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, atteso di persona. Se tutto va bene si potrebbero avere impegni o indicazioni su quando aprire altri capitoli negoziali a vantaggio di Kiev, ma questo sarà da vedere e il tempo, almeno per questo, ci sarà: il vertice del Consiglio europeo sarà spalmato su due giorni, contrariamente alla novità introdotta di Costa. Anche in questo caso un ritorno alla normalità.
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