Bruxelles – Bilancio pluriennale, ancora ‘no’. La proposta originaria della Commissione europea per il budget settennale (MFF 2028-2034) non aveva suscitato grandi entusiasmi. Al contrario, era stata accolta tra scetticismi e malumori, ma la proposta della presidenza cipriota del Consiglio dell’UE, che ha alleggerito di circa 33 miliardi il tutto, contribuisce ad alimentare mal di pancia, tutti nuovi, innanzitutto in seno al Consiglio, con il governo Meloni che critica le modifiche apportate dalla presidenza di turno.
“Per l’Italia l’impostazione della ‘nego box’ presenta forti elementi di criticità“, afferma il ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le politiche di Coesione, Tommaso Foti, in occasione della riunione del Consiglio Affari generali, incaricato di preparare il vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE di questa settimana (18 e 19 giugno) dove il tema sarà certamente oggetto di scambi di vedute tra i leader. “Siamo il terzo contribuente netto dell’Unione e vediamo una riduzione delle nostre allocazioni, anche a prezzi correnti”, lamenta Foti, che considera “non sufficientemente salvaguardate le politiche tradizionali” quali Politica e di coesione e Politica agricola comune (PAC). Critiche, poi, a quei Paesi che hanno chiesto il mantenimento degli indennizzi per il contributo al bilancio pluriennale: “La modernizzazione della proposta di bilancio stride con il mantenimento dei rebates”, ovvero i rimborsi, in base a degli accordi con Bruxelles, di parte dei fondi versati dal Paese membro al bilancio comunitario.
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Da Strasburgo, dov’è in corso la plenaria dell’Eurocamera, irrompe nel dibattito anche Manfred Weber, presidente del partito popolare europeo (PPE) e capogruppo in Parlamento europeo: “Dobbiamo fermare e superare in Europa la mentalità del contributore netto“, chi riceve cioè meno risorse di quante ne ha messe per garantire il funzionamento dell’UE. In questo cambio di ottica, insiste, “Germania, Austria e Paesi Bassi devono riconoscere che più soldi spesi in Polonia e Grecia per proteggere i nostri confini possono essere un cattivo affare, ma è vantaggioso per proteggere i nostri confini”. Tradotto: basta chiedere tagli. Le parole di Weber sono un richiamo all’ordine per i Paesi cosidetti ‘frugali’ (vale a dire che intendono contenere la spesa), ma suonano anche da richiamo all’Italia, visto che Foti menziona il ruolo di terzo contribuente netto.
“Indebolire il bilancio indebolisce l’Unione europea“, tuona Sigfried Muresan (PPE), co-relatore del dossier per il Parlamento europeo. Il vicepresidente dei Popolari punta il dito innanzitutto contro la presidenza cipriota: “Purtroppo la presidenza di turno del Consiglio propone tagli aggiuntivi al già basso livello di risorse”. Quindi critica tutti i governi degli Stati membri. “Non è serio, come Consiglio, sostenere che ci sono nuove priorità e poi ridurre le allocazioni“. Quindi, ricorda – in quella che suona più da avvertimento che da pro-memoria – che “non c’è bilancio senza approvazione del Parlamento”, e il Parlamento intende tenere il punto.
“Respingiamo questa proposta di tagli del 2 per cento” alla proposta di bilancio pluriennale, mette in chiaro Carla Tavares (S&D), co-relatrice del testo, da cui giunge l’esplicito invito per gli Stati membri a trovare un accordo sulle risorse proprie. “Sappiamo che i governi si trovano in situazione di restrizioni di bilancio e non possono contribuire di più, ma non vediamo segnali in tal senso nella proposta della presidenza cipriota”. Alla luce di tutto questo, insiste, “risulta difficile avere un nuovo bilancio pluriennale forte con tagli e senza risorse proprie”, motivo per cui “siamo fortemente contrari” alla proposta messa sul tavolo. “Per noi trovare un accordo entro fine anno resta una priorità”, assicura Tavares, ma occorrono correttivi.
Ma c’è chi, invece, vuole tagliare ancora di più. “Una riduzione inferiore al 2 per cento su un Bilancio vicino ai 2mila miliardi di euro è soltanto una goccia nel mare”, ha tuonato da Lussemburgo a margine del Consiglio Affari generali la ministra austriaca per gli Affari europei, Claudia Bauer, secondo cui servono invece “tagli reali e sostanziali” e non semplici “correzioni cosmetiche”. Sulla stessa posizione la ministra svedese Jessica Rosencrantz, secondo cui “il volume deve diminuire in modo sostanziale” perché il taglio previsto dalla presidenza cipriota è “appena inferiore al 2 per cento” e inoltre colpisce “le aree sbagliate”, in particolare quelle legate a “competitività” e “sicurezza”. Per la svedese, “servono nuove priorità, non tasche più profonde”.
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