Bruxelles – Duecento miliardi in più, da aggiungere ai circa duemila proposti. Adesso la posizione del Parlamento europeo sul prossimo bilancio pluriennale (MFF 2028-2034) è definitiva, e senza più margini di dubbio: l’Aula approva la posizione dell’istituzione nel negoziato sul prossimo budget, confermando il braccio di ferro con il Consiglio, dove invece si chiede di mettere meno risorse, e aprendo un dibattito tutto interno alla famiglia dei popolari europei (PPE). Il centro-destra europeo in Parlamento ha una posizione, di convergenza con gli altri gruppi (socialisti, liberali, verdi) per più risorse, mentre in seno al Consiglio europeo i leader, ora 11 su 27 (Austria, Croazia, Finlandia, Germania, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Svezia, Ungheria), hanno tutt’altro orientamento.
Il primo a mettere pressione sul Consiglio è Siegfrid Muresan, vicepresidente del gruppo PPE e relatore del provvedimento: “La posizione del Parlamento europeo è chiara: Noi riteniamo che non sia possibile fare di più con meno”. Avanti quindi con l’aumento di bilancio, perché, sostiene, “il rimborso del debito” del programma di ripresa post-pandemico NextGenerationEU “non dovrebbe andare a scapito dei beneficiari dei programmi”. E poi: “Vogliamo un bilancio distinto per l’agricoltura e la coesione e anche prevedibilità da un punto di vista giuridico”, scandisce bocciando l’impianto della collega di partito, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e l’idea di mettere tutto insieme.
La richiesta di aumento di circa il 10 per cento (200 miliardi di euro) serve proprio a questo: escludere dal bilancio settennale la restituzione dei prestiti ai mercati per il finanziamento dei piani di ripresa (PNRR), che i deputati chiedono sia gestita separatamente, senza intaccare i fondi UE, come invece proposto dalla Commissione. Manfred Weber, che del PPE è capogruppo e pure presidente di partito, invoca “un bilancio forte e solido per il futuro dell’UE”, e cerca di stanare i contrari a questo programma: “E’ giunto il momento della verità“, sostiene. “Chi non è pronto a dare all’UE le risorse necessarie e affrontare il tema delle ‘risorse proprie’ deve essere sincero e dirci che l’unica alternativa è tagliare”.
Parole che non convincono i verdi, che attaccano: “Da un lato Manfred Weber parla di un’Europa forte, dall’altro [il cancelliere tedesco] Friedrich Merz presenta documenti a Ursula von der Leyen con proposte di riforma a favore della deregulation”, attacca Terry Reintke, co-presidente dei Greens, che manda un messaggio ai leader in termini ancora più chiari: “Se vogliamo rimborsare il debito di Next Generation EU con un livello stabile del bilancio, senza tagliare programmi di successo come Life, Horizon, Erasmus, di cui abbiamo bisogno anche per la transizione, dobbiamo aumentare il volume del bilancio”.
Avvertimenti arrivano dai socialisti: “Affinché il Parlamento dia l’approvazione al quadro finanziario ci vorrà una maggioranza europeista ampia che includa PPE, S&D, Renew e Verdi“, ricorda la capogruppo, Iratxe Garcia Perez, per cui “questa votazione è un primo segnale e dovremo lavorare anche sulla narrazione negli Stati membri affinché capiscano”.
Fondo unico, risorse complessive, debito comune: per l’MFF 2028-2034 solo ‘no’ in Consiglio
Il rebus sarà dunque sui numeri e le alleanze, per un dossier comunque divisivo come dimostrato dai numeri di un’Aula che nei fatti si divide, e che in Consiglio divide sempre più.
I malumori
C’è certamente la convergenza PPE-S&D-RE-Verdi sul dossier, ma ciascuno ha qualcosa da dire in merito. Tra i socialisti l’esponente del PD, Stefano Bonaccini, giudica “inaccettabili i tagli del 20 per cento alla Politica agricola comune (PAC), l’eliminazione dei fondi per lo sviluppo rurale e l’esclusione degli enti locali dalla gestione delle risorse”. Dello stesso avviso anche il socialista spagnolo Juan Fernando Lopez Aguilar, convinto che “la politica per l’agricoltura e la coesione continuino ad esistere con un loro nome proprio”, in quella che è una bocciatura dell’idea di fondo unico.
I liberali (RE), attraverso la presidente di gruppi, Valerie Hayer, non sono contenti per l’approccio relativo alle fonti di finanziamento dell’UE esterne al bilancio, e quindi mette in chiaro: “Non daremo il nostro consenso al bilancio se non ci saranno progressi credibili sulle risorse proprie“.
Le risorse proprie sono invece uno dei motivi che portano i conservatori (ECR) a esprimere dei ‘no’ alla proposta di MFF 2028-2024: “Ci opponiamo all’introduzione di nuove risorse proprie e a un ulteriore accentramento della gestione del bilancio”, scandisce Nicola Procaccini (FdI), co-presidente del gruppo. A suo giudizio “permangono delle carenze” anche di impostazione. “Sulla migrazione – spiega – l’approccio è ancora incompleto e si mette troppa importanza sulle politiche collegate al Green Deal nel momento in cui l’UE dovrebbe concentrarsi su competitività e resilienza economica”.
Esternazioni che suscitano la reazione di Valentina Palmisano (M5S/laSinistra), che va all’attacco del governo e dei suoi partiti di maggioranza: “Parlateci del Patto di Stabilità che voi avete firmato, parlateci dell’austerity e del riarmo che voi avete votato”. In Consiglio, continua l’esponente pentastellata, “i Paesi frugali si riorganizzano, e il governo italiano tace”. Quindi il messaggio per Procaccini: “Servono risorse proprie, a partire da una tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche“.
In questo dibattito il commissario responsabile per il bilancio, Piotr Serafin, prova a “sottolineare il concetto di tempestività“, che vuol dire “urgenza di raggiungere un accordo nel 2026”. La proposta di bilancio 2028-2034 della Commissione non è monolitica, “dobbiamo inserire anche una certa flessibilità nel quadro finanziario”, tenendo comunque a mente che “la commissione ha proposto un bilancio che riflette l’entità delle nostre sfide comuni: competitività, sicurezza e ruolo globale, continuando a sostenere coesione e agricoltura”.












