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Il rilancio dell’economia Ue passa (anche) dall'uguaglianza di genere

Il rilancio dell’economia Ue passa (anche) dall'uguaglianza di genere

Nel campo delle nuove tecnologie, come negli altri settori, il ruolo della donna è essenziale. Lo dice la commissione per i Diritti della donna, in questi giorni in Estonia per conoscere l’impatto della manodopera femminile sul processo di digitalizzazione del mondo attuale

Bruxelles – “Nell’istruzione come nel mercato del lavoro, le donne e gli uomini sono suddivisi e ‘collocati’ in base al loro sesso e ciò costituisce una vera minaccia per una crescita sostenibile dell’Unione, indebolendone il mercato e rendendolo meno competitivo”. Dice così Virginija Langbakk, direttore dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige). “Queste divisioni hanno anche la conseguenza di non sfruttare al massimo le potenzialità dei soggetti, con ovvie ripercussioni negative sul benessere economico comunitario”.

Una delegazione di tre membri della commissione per i Diritti della donna e l’uguaglianza di genere del Parlamento europeo si trova da ieri, a Tallinn (Estonia), rimanendovi fino a domani. L’obiettivo della missione è conoscere qual è il ruolo delle donne nel processo di digitalizzazione della società, e come migliorare la partecipazione delle donne nel settore. L’Estonia è uno dei migliori esempi in merito nell’Unione europea: il settore delle Ict (tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ndr) rappresenta il 9% del Pil, ed è la forza trainante dell’economia.

Il ruolo delle donne nelle Ict sarà fondamentale per rilanciare l’economia dei paesi comunitari. Per l’Eige, “Ridurre le disuguaglianze in materia di istruzione e lavoro in campo scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico è un modo per garantire una crescita economica più veloce, oltre che più equa”. Una ricerca dell’Istituto mostra che ciò porterebbe a più posti di lavoro (fino a 1,2 milioni in più entro il 2050) e a un aumento del Pil nel lungo termine (820 miliardi di euro entro il 2050). Migliorerebbe anche la competitività a lungo termine dell’economia dell’Ue, grazie alla conseguente crescita delle esportazioni e diminuzione delle importazioni, migliorando l’equilibrio nella bilancia commerciale comunitaria.

Per l’Istituto, la segregazione di genere caratterizza da sempre i sistemi educativi e le professioni dell’Unione. Con il termine ci si riferisce alla concentrazione di un genere in determinati settori dell’istruzione o delle professioni (s. orizzontale) o a determinati livelli di responsabilità o posizioni (s. verticale). Neanche a dirlo, le posizioni dirigenziali sono quasi sempre ricoperte da uomini. Ciò, inevitabilmente, restringe le scelte di vita e porta a disparità salariale, limitando ovviamente anche l’accesso a determinati posti di lavoro.

Secondo l’Eige, “Le ragioni alla base della segregazione si riducono in gran parte a stereotipi di genere che influenzano le scelte dei soggetti e le aspirazioni di carriera per ragazze e ragazzi”; per cambiare la situazione, però, “spetta a tutti – genitori, colleghi, insegnanti e politici – far sapere ai giovani che hanno le capacità e le possibilità di studiare e lavorare in campi che non sono tipicamente associati al loro genere”.

Le donne estoni, al pari delle loro controparti in altri paesi dell’Europa centrale e orientale, devono essere in grado di garantire il benessere della famiglia e sono, al contempo, i soggetti più in difficoltà sul mercato del lavoro. L’Eige conclude con una constatazione amara: “Le donne in posizioni chiave nella società o nella politica sono ancora troppo poco numerose”.

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