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    Home » Economia » Constâncio: l’Italia faccia riforme economiche strutturali, altrimenti c’è rischio default

    Constâncio: l’Italia faccia riforme economiche strutturali, altrimenti c’è rischio default

    L'ex vicepresidente della Bce, in una conferenza organizzata dall'European Institute della London School of Economics and Political Science, ha anche sostenuto la necessità di promuovere riforme di rafforzamento dell'Unione monetaria

    Giulio Colazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Giulio_Col96" target="_blank">@Giulio_Col96</a> di Giulio Colazzo @Giulio_Col96
    4 Ottobre 2018
    in Economia
    Vítor Constâncio. Foto di Carlo Rubini

    Vítor Constâncio. Foto di Carlo Rubini

    Londra – “Paesi come l’Italia e la Grecia sbagliano ad attribuire ai problemi strutturali dell’euro la responsabilità dei loro problemi di debito, dovrebbero invece promuovere riforme economiche strutturali”. Lo ha affermato l’ex vicepresidente della Banca centrale europea Vítor Constâncio in una conferenza organizzata alla London School of Economics and Political Science (Lse) dall’European Institute dell’ateneo londinese. “La vulnerabilità degli Stati membri maggiormente colpiti dalla crisi, compresa l’Italia, consiste in problemi economici quali deficit strutturale e un elevato debito pubblico”, ha aggiunto Constâncio. “Inoltre, nel caso dell’Italia, occorre ripagare quanto prima il debito pubblico, che ammonta attualmente a circa il 132% del Pil, altrimenti subentra un concreto rischio di default”, ha proseguito l’ex presidente della Banca del Portogallo.

    Constâncio ha in seguito sostenuto la continua necessità di promuovere riforme di rafforzamento dell’Unione economica e monetaria (Uem) sebbene “al momento la crescita del Pil nei Paesi dell’eurozona sia omogenea tra gli Stati del centro e della periferia dell’Uem, con una sincronizzazione del ciclo economico maggiore rispetto al periodo della crisi, e caratterizzata da tassi di crescita in linea con quelli dei Paesi del G7”. “Per questa ragione”, ha proseguito l’ex vicepresidente della Bce, “i governi non sentono la necessità di sostenere le riforme dell’euro perché percepiscono un illusorio senso di sicurezza, smentito però dalla realtà di un’Unione economica e monetaria che, nel suo essere carente e incompleta, va a detrimento dell’efficienza e della solidità delle economie nazionali”. “Nonostante, infatti, tutti i Paesi dell’eurozona, compresi quelli con elevati squilibri durante la crisi, abbiano al momento deficit sotto il 3% e un ampio surplus primario”, ha aggiunto Constâncio, “il Patto di stabilità e crescita non è sempre riuscito, soprattutto nel 2011 e 2013, a garantire la sostenibilità del debito a lungo termine e la stabilizzazione macroeconomica nella zona euro”. “Per questo abbiamo bisogno”, ha proseguito l’economista, “di una semplificazione del Patto di stabilità, con un tetto vincolante di spesa calcolato in base al debito Target, una norma fiscale più anticiclica, maggiore flessibilità in caso di recessione e una riformulazione del target a lungo termine del debito pubblico al di sotto del 60% del Pil”

    In seguito Constâncio ha attribuito la responsabilità della crisi economica, oltre che alla struttura iniziale troppo minimale dell’Uem, sprovvista di un meccanismo per far fronte a improvvisi shock economici o ad acute strette di liquidità, all’esagerato sforzo di aggiustamento economico imposto ai Paesi colpiti dalla crisi e al rimando eccessivo del processo di ristrutturazione del debito greco. “Considerato quanto le deficienze strutturali dell’Uem abbiano aggravato l’impatto della crisi finanziaria sull’Europa”, ha proseguito l’ex vicepresidente della Bce, “considero prioritaria la promozione di riforme volte a rafforzare la moneta unica tramite il completamento dell’unione bancaria, utile a incoraggiare il processo di integrazione finanziaria, e l’istituzione di una vera e propria Unione dei mercati dei capitali, che dovrebbe poter impiegare strumenti macroprudenziali di supervisione dei rischi”.

    Dopo aver individuato nell’evoluzione dell’unione politica in una direzione più federalista, nell’emissione di eurobond e nell’attribuzione di maggiori competenze alla Bce, quali la capacità di sostenere i sistemi bancari europei e di supervisionare l’acquisto dei titoli di Stato, le riforme più facilmente realizzabili all’inizio, Constâncio è entrato nel dettaglio delle riforme in materia di unione bancaria e fiscale. “La priorità, dal mio punto di vista, dovrebbe essere il completamento dell’unione bancaria, con l’attribuzione di una capacità di protezione fiscale al Fondo di risoluzione unico (Srf) e la realizzazione della garanzia unica sui depositi bancari (Edis)”, ha sostenuto l’ex vicepresidente della Bce. “Inoltre l’introduzione di una capacità fiscale europea prevista dalla riforma del Meccanismo europeo di stabilità sarebbe fondamentale per affrontare shock finanziari simmetrici e asimmetrici e assicurerebbe il coordinamento tra le politiche fiscali nazionali, soprattutto se affiancato da un complementare Fondo europeo di stabilizzazione utile per garantire liquidità destinata alla spesa pubblica in periodi di recessione”, ha proseguito Constâncio. “Successivamente propongo la realizzazione dell’Unione dei mercati dei capitali, di notevole importanza per la promozione della crescita economica nell’eurozona e per porre le basi per un mercato liquido del debito che stimoli l’innovazione e favorisca la distribuzione equa del rischio nel settore privato tra gli Stati membri”, ha aggiunto l’ex vicepresidente della Bce.

    “Al Meccanismo europeo di stabilità”, ha proseguito Constâncio, “dovrebbe essere conferita maggiore capacità finanziaria e ricordo anche che l’acquisto di titoli di Stato a breve termine emessi da Paesi in difficoltà macroeconomica da parte della Bce è legale in conformità con la sentenza della Corte di giustizia europea sul caso Omt/Gauweiler”. “A parte questo, un’Unione dei mercati dei capitali efficiente necessita di un asset management europeo di sicuro affidamento, di un’unione monetaria solida, dell’armonizzazione della tassazione sui prodotti finanziari, della convergenza sul diritto delle imprese e della presenza di una singola autorità europea di vigilanza dei mercati dei titoli”, ha incalzato Constâncio. “Occorrerebbe anche mettere in chiaro che l’uscita dall’euro dovrebbe comportare anche l’applicazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona per l’uscita dall’Ue, il che contribuirebbe a mitigare il rischio di ridenominazione, ossia di collasso della moneta unica”, ha concluso l’ex vicepresidente della Bce.

    Tags: bceeurozonagreciaitaliaLsemeccanismo europeo di stabilitàPatto di Stabilità e CrescitaTrattato di Lisbonaunione bancariaUnione dei mercati dei capitaliunione economica e monetariaVítor Constâncio

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